Il muro del pianto della Biennale di Venezia: diario semiserio di un accreditato della 78ª Mostra del Cinema

Il muro del pianto della Biennale di Venezia: diario semiserio di un accreditato della 78ª Mostra del Cinema

Il Lido di Venezia, come di consueto a settembre si è popolato di gente di ogni età con il canonico cordoncino rosso e il cartellino di vari colori, dal rosso al verde in ordine di importanza. Siamo in pandemia e per evitare le file/assembramenti e non poter entrare alle proiezioni come a Cannes, c’è come un anno fa un portale chiamato Boxol, che era perfettamente funzionante. Ma, nell’anno di Dio 2021 con Green Pass integrato nell’accredito, qualcosa è andata storto nonostante un programma ricchissimo e tanti nomi da prima pagina. C’è un posto topico da sempre al Lido, la bacheca aperta a tutti di Gianni Ippoliti “Ridateci i soldi”, ribattezzata quest’anno il muro del pianto. Ci si passa più volte ogni giorno davanti, per guardare i giudizi seri e semiseri sulle opere in concorso e non. Alla 78ª Mostra del Cinema, i grandi protagonisti non sono stati i film, almeno nei primi giorni, quelli i cui si in cui si concentravano i nomi più importanti, da Almodovar a Sorrentino, ma il fatidico Boxol, incubo di ogni accreditato.

La corsa disperata alla prenotazione impossibile della 78ª Mostra del Cinema

Venezia 2020 - copertina 78ª Mostra del Cinema

La giornata tipo dell’accreditato iniziava alle 6 del mattino per prenotare, o tentare di farlo i film nelle canoniche 74 ore prima, più o meno come quando si è in viaggio e si deve capire il fuso orario di casa. Quindi, sempre con il cellulare in mano più o meno sempre anche in proiezione, cosa vietatissima sulla carta. Il risultato era che prendere un posto almeno, nei primi giorni, risultava quasi impossibile e non solo per i grandi film ma anche per quelli in b/n in russo con sottotitoli in cecoslovacco lunghi tre ore.

Chi conosce i Festival sa quanto è dura la vita di un addetto ai lavori tra file di un tempo, proiezioni senza fine e poche ore di sonno dopo molti pasti saltati. Quest’anno, sveglia alle sei tentando di prendere un posto per “Ora rido io”, e ci si è quasi riusciti quando… l’icona maledetta appare per dire che non trova un solo posto libero neanche sotto lo schermo di fronte alle casse. A volte, appariva l’omino che camminava in fondo per dire quanti altri disperati c’erano prima e ci si riusciva. Si ringraziava San Gennaro, in caso di riuscita. Ma regnava sovrana la disperazione pura… per fortuna il Lido di Venezia è un luogo di sogno con spiaggia, terrazza Campari, e dulcis in fundo i baretti vicino alla barca che fu di Pasolini “Edipo Re” con vista al tramonto sulla laguna.

Nella luce rosata, il cellulare era oramai morto ma seduti su una sdraio con vista laguna e bollicine in un bicchiere, si assisteva al passaggio dei motoscafi con le star, tra cui Mister Sorrentino, di cui non necessariamente si era vista l’opera. “Sitting on the dock of the bay”, l’ansia scendeva e arrivava il tempo di una proiezione presa random, che magari poteva stupire o anche no.

La Mostra vista dal punto di vista degli organizzatori

Dopo l’ecatombe dei primi 3-4 giorni, non si sa perché, le cose sono andate meglio, probabilmente i film in concorso non sono così importanti per i media mainstream. Ora era arrivato il tempo di quelli ucraini o russi con torture esibite senza filtri o piccole storie indie estremamente interessanti.

Gli addetti ai lavori, è cosa nota, devono vedere tutto e soprattutto quelli di cui sopra, per poterli recensire e aiutarne la vita e la distribuzione. Certo, le sale dove si accedeva negli ultimi giorni erano vuote nella realtà ma non sulla piantina da gioco navale di Boxol. Ci si faceva delle domande sul perché, mentre Ciccutto e Barbera affermavano trionfalmente sul giornaletto “Ciak in mostra”: “Una mostra in forma Covid ”e di un gran successo”. Come detto da lui stesso, gli accreditati sono aumentati nel 2021 del 60%, con molti più giornalisti stranieri e un numero totale di 9800 accrediti (6.908 nel 2020). Ora, a mostra finita, dopo una serie di premi discutibili, tra cui un premio a “Il buco” di Michelangelo Frammartino, uno dei film più citati sul muro del pianto, si è capito che era troppo facile prendersela con la faccina triste di Boxol, e con quei poveracci che che ci lavoravano.

Quali che siano le ragioni di tutto ciò, che non sapremo mai, non resta che sperare che il prossimo Festival sia organizzato meglio dal punto di vista delle prenotazione, che sono una gran cosa se ben fatte.

Ivana Faranda

14/09/2021

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