Eco Del Cinema

Il male non esiste (2020)

Recensione

“Il male non esiste”… o forse si

Il male non esiste

Quattro storie, un solo tema e un racconto che prende forma e vita sequenza dopo sequenza: “Il male non esiste” riflette e fa riflettere su “un male” che purtroppo esiste. Ambientato nell’Iran di oggi, il film di Mohammad Rasoulof è un affresco che si colora e disegna nel corso del film attorno alla tematica della pena di morte, che interessa ancora numerosi Paesi: dagli Stati Uniti all’India, dalla Cina all’Africa orientale.

Il male non esiste (2020)

La pellicola, vincitrice dell’Orso d’oro al Festival di Berlino 2020, non parla però della pena capitale nel senso più stretto del termine, ma della scelta di dover uccidere una persona perché così dice la legge, raccontando spesso il tormento di coloro che sono costretti ad essere gli esecutori materiali del togliere la vita a qualcuno. Soffermandosi su una delle modalità ancora in vigore, e cioè l’impiccagione, “Il male non esiste” si concentra su un singolo terribile gesto.

“Il male non esiste” racconta la sofferenza, ma non per questo non dà speranza: il dolore che provano personaggi e protagonisti si ricondurrà sempre a quel gesto, a quella legge che si è dovuta applicare e che, una volta presa, prima o poi tornerà a chiedere il conto. Come i reati vengono puniti, anche l’animo che deve accompagnare i detenuti a morire, verrà condannato. Ma nel suo film, Mohammad Rasoulof esprime anche la diversità che contraddistingue tanto gli esseri umani quanto un Paese come l’Iran, tra chi agisce perché lo dice la legge e a chi crede che, infondo, un’esecuzione dura solo qualche attimo e col passar del tempo, compiere quel gesto diventerà più facile.

La scelta negli occhi di chi guarda

Il male non esiste

Il film riesce a concentrarsi su un tema ancora controverso, arricchendolo di storie di vita, legandole tra loro, rappresentando così tutto ciò che concerne la scelta. Integrità morale, lealtà e giustizia, insieme all’emotività dell’amore, dell’affetto tra genitori e figli e della propria dignità, vengono approfonditi nei frammenti di confessioni e ricordi dei protagonisti. “Il male non esiste” procede lento e inesorabile verso la fine di ogni episodio, dove quel gesto torna per affermarsi con tutto il suo peso e il suo valore, ricordando che non si torna indietro.

Una regia fatta di soggettive che simboleggiano il cammino, interiore ed esteriore, verso quel momento in cui bisognerà prendere una decisione, insieme ai primi piani degli sguardi dei personaggi, che sembrano improvvisamente vedere una realtà limpida, chiara e inevitabile. Se senso di colpa e pentimento costituiranno il tormento di un’intera esistenza, allora non è mai troppo tardi per redimersi. Nel film andare contro se stessi è quanto di più grave e giusto al tempo stesso ci sia al mondo. “Il male non esiste”, adottando la struttura ad episodi, rappresenta quotidianità e dramma etico, rispondendo sempre a quella stessa domanda: è la legge, ma non è forse giusto ribellarsi?

Giorgia Terranova

Trama

  • Titolo originale: Sheytan vojud nadarad
  • Titolo internazionale: There is no Evil
  • Regia: Mohammad Rasoulof
  • Cast: Darya Moghbeli, Kaveh Ahangar, Mahtab Servati, Baran Rasoulof, Alireza Zareparast
  • Genere: drammatico, colore
  • Durata: 150 minuti
  • Produzione: Germania, Repubblica Ceca, Iran, 2020
  • Distribuzione: Satine Film
  • Data di uscita: 10 marzo 2022

Il male non esiste“Il male non esiste”, diretto da Mohammad Rasoulof, porta sullo schermo quattro storie sulla possibilità di esprimere la realtà individuale in un regime dispotico.

Il film si interroga su un tema delicato e controverso: la pena di morte. In nessuna eccessiva distinzione tra giusto e sbagliato, racconta di uno Stato che ancora reprime la libertà di pensiero e di espressione, facendo rischiare a uomini e donne di perdere la propria vita. La pellicola ha ottenuto l’Orso d’Oro come Miglior Film alla Berlinale 70.

Il male non esiste: la trama

Quattro vicende, quattro capitoli slegati tra loro, ma uniti da una sola tematica, purtroppo, ancora dibattuta.

Heshmat, padre di famiglia e marito attento ai bisogni della moglie e dei propri figli, si alza molto presto ogni mattina per andare a lavoro. Pouya non riesce più a doversi sentire un assassino, ogni volta che uccide legalmente i condannati a morte. Javad, dichiarando il suo amore alla fidanzata, risveglierà vecchi fantasmi e dovrà confrontarsi con un evento per il quale lei è ancora profondamente turbata. Bahram, medico in un’isolata località lontano dalla città, incontra sua nipote, che vive in Germania, per la prima volta dopo molti anni; ha deciso che è arrivato il momento di svelarle un segreto.

Un tema caro a Rasoulof

La pena di morte in “Il male non esiste” viene raccontata attraverso storie diverse e punti di vista molto lontani tra loro. I protagonisti sono tutti attraversati dagli stessi tormenti e dilemmi esistenziali. Da un capitolo all’altro del film, è evidente la condizione sociale di uno Stato, dove ancora esiste la pena capitale, e che pesa su ogni personaggio.

Rasoulof, regista, sceneggiatore e produttore iraniano indipendente, ha girato numerosi film tra cui “The Twilight” che ha vinto nel 2002 il premio come Miglior Film al Fajr Film Festival, in Iran, e “Goodbye” con il quale ha vinto il premio come Miglior Regista nella sezione Un certain Regard del Festival di Cannes nel 2011. Dal 2005 al 2017 tutti i film da lui realizzati sono stati proibiti in Iran, portando anche al suo arresto nel 2010 e alla condanna a sei anni di carcere. Accusato di fare propaganda contro il governo islamico, il cineasta nel 2017 è stato costretto a lasciare il Paese.

Trailer

Articoli correlati

Condividi