Il male non esiste (2020)
  • Titolo originale: Sheytan vojud nadarad
  • Titolo internazionale: There is no Evil
  • Regia: Mohammad Rasoulof
  • Cast: Darya Moghbeli, Kaveh Ahangar, Mahtab Servati, Baran Rasoulof, Alireza Zareparast
  • Genere: drammatico, colore
  • Durata: 150 minuti
  • Produzione: Germania, Repubblica Ceca, Iran, 2020
  • Distribuzione: Satine Film
  • Data di uscita: 3 dicembre 2020

Il male non esiste“Il male non esiste”, diretto da Mohammad Rasoulof si interroga su un tema delicato e controverso: la pena di morte. In nessuna eccessiva distinzione tra giusto e sbagliato, il film racconta di uno Stato che ancora reprime la libertà di pensiero e di espressione, facendo rischiare a uomini e donne di perdere la propria vita.

Il male non esiste: la trama

Quattro vicende, quattro capitoli slegati tra loro, ma uniti da una sola tematica, purtroppo, ancora dibattuta.

Heshmat, padre di famiglia e marito attento ai bisogni della moglie e dei propri figli, si alza molto presto ogni mattina per andare a lavoro. Pouya non riesce più a doversi sentire un assassino, ogni volta che uccide legalmente i condannati a morte. Javad, dichiarando il suo amore alla fidanzata, risveglierà vecchi fantasmi e dovrà confrontarsi con un evento per il quale lei è ancora profondamente turbata. Bahram, medico in un'isolata località lontano dalla città, incontra sua nipote, che vive in Germania, per la prima volta dopo molti anni; ha deciso che è arrivato il momento di svelarle un segreto.

Un tema caro a Rasoulof

La pena di morte in “Il male non esiste” viene raccontata attraverso storie diverse e punti di vista molto lontani tra loro. I protagonisti sono tutti attraversati dagli stessi tormenti e dilemmi esistenziali. Da un capitolo all'altro del film, è evidente la condizione sociale di uno Stato, dove ancora esiste la pena capitale, e che pesa su ogni personaggio.

Rasoulof, regista, sceneggiatore e produttore iraniano indipendente, ha girato numerosi film tra cui “The Twilight” che ha vinto nel 2002 il premio come Miglior Film al Fajr Film Festival, in Iran, e “Goodbye” con il quale ha vinto il premio come Miglior Regista nella sezione Un certain Regard del Festival di Cannes nel 2011. Dal 2005 al 2017 tutti i film da lui realizzati sono stati proibiti in Iran, portando anche al suo arresto nel 2010 e alla condanna a sei anni di carcere. Accusato di fare propaganda contro il governo islamico, il cineasta nel 2017 è stato costretto a lasciare il Paese.

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