Hotel Gagarin (2018)

Hotel Gararin – Recensione: una commedia sulle speranze e sui sogni di chi vive ai margini

Hotel Gagarin scheda

In Armenia, a girare un film, ci vai al volo se non hai nulla da perdere e se, soprattutto, il nulla da perdere ti insegue sotto le non troppo mentite spoglie di creditori, di professioni che non danno grandi soddisfazioni, di lavori che ti umiliano.

In Armenia, in un albergo antiquato e sperduto nella steppa innevata, ci vai anche se insegui un sogno che, poi, è proprio quello di confezionare un lungometraggio ambientato in quei luoghi lontani. Per questo viaggio in cui, chi scappa da qualcosa è al fianco di chi insegue qualcos’altro, viene assemblato un charter minimalista fatto di varia umanità. Ci si aspetta di vederne delle belle: il solo pensiero delle interazioni, all’interno del gruppetto di improvvisati attori, registi e tecnici audio e video, fa di per sé già sorridere.

Poi ci si immagina che in alcuni momenti il sorriso si faccia amaro o si trasformi in risata. Ma ciò che nel preludio di “Hotel Gararin” stuzzica tanto la fantasia, non viene adeguatamente sfruttato nel prosieguo del racconto.

Hotel Gagarin: un viaggio che non decolla

 

A cosa servono i sogni infranti o persi se non a ritrovarne altri? Rinnovate mete che danno linfa fresca a una vita che sembra non avere un significato importante e che, a volte, sembra proprio non averne: drammaturgicamente è un bel punto di partenza e, infatti si parte, ma le ottime premesse rimangono nell’aeroporto dal quale si è appena decollati.

Simone Spada, al suo primo lungometraggio, mette in campo (lo si legga come termine tecnico per le inquadrature) molto del suo mestiere (è stato aiuto regista di Caligari, Leo, Pieraccioni, Mainetti e altri) e ne parla affidandolo ai dei simpatici incompetenti che non sono altro che i protagonisti di “Hotel Gagarin”; film che ha l’intento di raccontare la speranza di chi vive ai margini della società, di come prenda forma l’occasione della vita e di come si presenti nei modi più strambi.

Indubbiamente una poetica insiste su quest’opera, ma non la compenetra totalmente e solo verso la fine è possibile assaporarne la consistenza. Rimane una sensazione di prova riuscita a metà, dovuta probabilmente a una mancanza di equilibrio tra la portata dell’argomento che si vuole esporre e una ricercata leggerezza dell’esposizione stessa: forse poco amena e (ci venga concesso il gioco di parole) probabilmente troppo armena.

Riccardo Muzi

 

Hotel Gagarin - Locandina ufficiale

Il film "Hotel Gagarin" ripercorre le vicende di cinque italiani che devono girare un film e che per realizzarlo vengono mandati  in Armenia. All'arrivo in questo paese completamente sconosciuto, i protagonisti si ritrovano nel bel mezzo di una guerra. Approfittando di tanta confusione, il produttore del film sparisce con tutte le risorse finanziarie, lasciando i suoi compagni di viaggio, abbandonati a se stessi in un albergo del posto di nome "Hotel Gagarin", senza nemmeno un soldo. Questi, però, non si perdono d'animo e sfruttano la loro posizione, trasformandola in un'indimenticabile avventura nel bel mezzo della natura innevata.

Hotel Gagarin: film d'esordio di Simone Spada

La pellicola "Hotel Gagarin" è il primo lungometraggio del regista Simone Spada, precedentemente conosciuto per la realizzazione di diversi cortometraggi e documentari. Inoltre nella sua carriera ha collaborato come aiuto regista per i film come "Non essere cattivo" di Claudio Caligari, "Lo chiamavano Jeeg Robot" di Gabriele Mainetti, "Cado dalle nubi" e "Che bella giornata" con Checco Zalone.

Hotel Gagarin: il cast

Per il cast di "Hotel Gagarin", Simone Spada ha scelto attori italiani di grande livello, come Claudio Amendola, popolare sul piccolo schermo per il suo ruolo nella fiction "I Cesaroni"; Luca Argentero, noto attore italiano che ha recitato in numerosissimi film; Giuseppe Battiston, vincitore di due David di Donatello per i suoi ruoli in "La passione" e "Non Pensarci".

Mentre i ruoli femminili sono interpretati da Barbora Bobulova, attrice italiana di origini slovacche, conosciuta principalmente per aver recitato in film come "Cuore sacro" di Ferzan Özpetek; Silvia D'Amico, famosa per il suo ruolo nella fiction "Squadra antimafia - Il ritorno del boss" dove veste i panni di Rosalia Bertinelli.

 

 

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