Francesco Rosi

Regista e sceneggiatore, Francesco Rosi può essere considerato l’autore che più di tutti ha trattato con libertà ed emancipazione tematiche scottanti della società italiana, dando vita a un cinema impegnato e d’inchiesta, capace di toccare zone d’ombra del nostro paese senza risparmiare nessuna classe sociale, denunciando anzi la bassa moralità del potere politico ed economico.

Francesco Rosi, il regista del cinema d’inchiesta

(Napoli, 15 Novembre 1922 - Roma, 10 gennaio 2015)

Francesco Rosi registaFrancesco Rosi nasce a Napoli il 15 novembre del 1922. A soli tre anni vince un concorso fotografico per la somiglianza con Jackie Coogan, protagonista del film di Chaplin “Il monello”, ma la mamma impedisce a lui e al padre di andare a Hollywood a ritirare il premio e a tentare la fortuna, lui come attore, il papà come direttore della fotografia. Durante la Seconda Guerra Mondiale abbandona la facoltà di Giurisprudenza e inizia a lavorare come illustratore di libri per l’infanzia, oltre a impegnarsi con Radio Napoli, dove conosce Raffaele La Capria, Giuseppe Patroni Griffi e Aldo Giuffrè, con cui collaborerà spesso nel corso della sua professione teatrale, grazie alla quale diventerà anche amico di Giorgio Napolitano.

Francesco Rosi, 'senso' per la pellicola

I primi passi nel mondo dello spettacolo li muove nel 1946 con lo spettacolo teatrale “O voto” di Salvatore di Giacomo, al Quirino di Roma, per il quale è assunto come assistente di Ettore Giannini. La sua prima esperienza come aiuto regista per il grande schermo risale al 1948, quando è reclutato da Visconti per “La terra trema”, di cui cura anche il doppiaggio per l’edizione in lingua. Successivamente collaborerà nuovamente con Visconti per la realizzazione della sceneggiatura di “Bellissima” (1951) con una straordinaria Anna Magnani e come aiuto regista di “Senso” (1954) con Alida Valli.
È aiuto regista di Raffaello Matarazzo per “Tormento” (1950) con Amedeo Nazzari; di Antonioni per “I vinti” (1953), Mario Monicelli per “Proibito” (1954) e Luciano Emmer per “Domenica d'agosto” (1950), “Parigi è sempre Parigi” (1951) e “Il bigamo” (1955).

Nel 1952 gira alcune scene di “Camice rosse” di Goffredo Alessandrini con Anna Magnani, mentre nel 1956 co-dirige con Gassman “Kean – Genio e sregolatezza”.

Il suo primo film, diretto interamente da lui, e scritto con Suso Cecchi D’Amico e Enzo Provenzale, è “La sfida” del 1958, ben accolto da critica e pubblico e premiato con il Nastro D’Argento per il Miglior Soggetto Originale e con il Premio Speciale della Giuria a Venezia a pari merito con “Les Amantes” di Malle.

L’anno successivo realizza “I magliari”, meno apprezzato dalla critica, con un Alberto Sordi nei panni di un immigrato che deve combattere un boss napoletano per il controllo del mercato delle stoffe tra Amburgo e Hannover.

Rosi e l'invenzione del cinema d'inchiesta

È il 1962 quando con “Salvatore Giuliano” Francesco Rosi inaugura il filone dei film d’inchiesta, con argomento politico. Per raccontare la storia del bandito siciliano, Rosi utilizza la tecnica narrativa dei flashback anticronologici. Il film ottiene l’Orso d’Argento al Berlino e Rosi riceve il Nastro d’Argento come Miglior Regista, insieme a Nanni Loy come regista del riuscito “Le quattro giornate di Napoli”.

Nel 1963 Francesco Rosi viene premiato con il Leone d’Oro per “Le mani sulla città”, grazie al quale riceverà inoltre nel 2005 la laurea honoris causa in Pianificazione Territoriale Urbanistica ed Ambientale presso l'Università degli Studi "Mediterranea" di Reggio Calabria. Il film, interpretato da un intenso Rod Steiger, è infatti una denuncia coraggiosa della collusione tra Stato e sfruttamento edilizio a Napoli.
Nel 1965 gli viene conferito il David di Donatello come Miglior Regista per “Il momento della verità”, premio che, lo stesso anno, riceve anche Vittorio de Sica per “Matrimonio all’Italiana”.

'Il caso' Rosi, un capolavoro via l'altro

Dopo il favolistico “C’era una volta” (1967) con Sophia Loren nei panni di una contadina innamorata del principe spagnolo Omar Sharif, divenuto celebre grazie al “Dottor Zivago” (anche se Rosi avrebbe preferito Mastroianni), torna alla denuncia con l’antibellico “Uomini contro” (1970), per poi colpire sempre più duro con “Il caso Mattei” (1972), in cui ricostruisce sapientemente, grazie anche alla splendida prova attoriale di Gian Maria Volonté, la vicenda del presidente dell’Eni, utilizzando le diverse informazioni e mostrando i diversi punti di vista, sollevando egli stesso interrogativi nello spettatore. Il film ottiene la Palma d’Oro a Cannes, insieme a “La classe operaia va in Paradiso” di Petri, e Volonté riceve una menzione speciale.

Nel 1973 con “Lucky Luciano”, interpretato ancora una volta da Volonté che diverrà una sorta di suo attore icona, indaga il rapporto scellerato tra politici, uomini d’affari e Mafia; mentre nel 1976 con “Cadaveri eccellenti”, vincitore del David di Donatello per la regia e come Miglior Film, tratto dal romanzo di Sciascia “Il contesto”, racconta con efficacia gli anni di piombo, i rapporti tra Stato e poteri occulti. Miglior Film e Miglior Regia, nel 1979, ai David di Donatello e Miglior Film Straniero ai Bafta del 1983 per “Cristo si è fermato a Eboli”, ispirato al lavoro omonimo di Carlo Levi, in cui Rosi dirige nuovamente Volonté, stavolta nei panni dello stesso Carlo Levi.

Nel 1981 Philippe Noiret, Michele Placido e Vittorio Mezzogiorno si trasformano in fratelli assolutamente incompatibili in “Tre fratelli”, liberamente tratto da un racconto di Andrej Platonovic Platonov. Anche questo film ottiene molteplici riconoscimenti, tra cui un Nastro D’Argento per la regia, il David per la Miglior Regia e quello per la Miglior Sceneggiatura scritta da Rosi insieme a Tonino Guerra.

Dopo l’adattamento ben riuscito della “Carmen” (1984) di Bizet, dirige il meno riuscito “Cronaca di una morte annunciata” (1987), tratto dal romanzo di Gabriel García Márquez, dove ritrova Gian Maria Volonté, affiancato da Ornella Muti, Rupert Everett, Anthony Delon e Lucia Bosè.

Dopo aver ricevuto il David di Donatello alla Carriera e il Premio Pietro Bianchi, inaugura gli anni Novanta con “Dimenticare Palermo”(1990) avvalendosi di un cast internazionale composto da James Belushi, Mimi Rogers, Vittorio Gassman, Philippe Noiret e Giancarlo Giannini; e partecipa a “12 autori per 12 città” (1990), in cui racconta la sua città natale, Napoli, che sarà protagonista anche del documentario “Diario Napoletano” (1992).

Un commovente addio al cinema con "La tregua"

Nel 1997 dirige il suo ultimo film per il quale ottiene un nuovo David di Donatello come Miglior Regista. “La tregua”, tratto dal romanzo di Primo Levi, che avrebbe voluto trasporre precedentemente, ma al quale aveva rinunciato a causa del suicidio dello scrittore avvenuto l’11 aprile del 1987, è interpretato da un convincente John Turturro nei panni dello stesso Levi.

Tra gli ultimi riconoscimenti conferiti a Francesco Rosi, infaticabile regista cinematografico teatrale, l’Orso d'Oro alla carriera al Festival di Berlino e la Legion d'Onore nel 2008 e, nel 2012, il Leone d'Oro alla carriera in occasione della 69° edizione del Festival di Venezia.

Muore nel sonno a Roma, il 10 gennaio 2015, dopo alcune settimane a letto a causa di una brutta bronchite.

Giorgio Bartoletti

Francesco Rosi Filmografia – Regista

Francesco Rosi saluto

  • Camicie rosse, regia di Goffredo Alessandrini (Alcune scene) (1952)
  • Kean – Genio e sregolatezza, co-regia di Vittorio Gassman (1956)
  • La sfida (1958)
  • I magliari (1959)
  • Salvatore Giuliano (1962)
  • Le mani sulla città (1963)
  • Il momento della verità (1965)
  • C’era una volta… (1967)
  • Uomini contro (1970)
  • Il caso Mattei (1972)
  • Lucky Luciano (1973)
  • Cadaveri eccellenti (1976)
  • Cristo si è fermato a Eboli (1979)
  • Tre fratelli (1981)
  • Carmen (1984)
  • Cronaca di una morte annunciata (1987)
  • 12 registi per 12 città (Documentario) (1989)
  • Dimenticare Palermo (1990)
  • Diario napoletano (1992)
  • La tregua (1997)

Francesco Rosi Filmografia – Sceneggiatore

  • Bellissima (1951)
  • Processo alla città (1952)
  • Racconti romani (1955)
  • Il bigamo (1956)

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *