Federico Fellini

Considerato uno dei più grandi registi della storia del cinema, non solo italiana, ma mondiale, Federico Fellini ha inventato nuovi modi di girare e scrivere.

Federico Fellini, un regista da '8 1/2'

(Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993)

Federico Fellini BiografiaFederico Fellini, nato il 20 gennaio del 1920 a Rimini, cresce in una famiglia agiata, il padre è un commerciante, e, a diciotto anni, viene inviato a Roma, città della quale era originaria la madre, per frequentare l’università e fare esperienza del mondo. Ma il giovane Federico fin da adolescente ha coltivato soprattutto la passione per il disegno e la scrittura umoristica, perciò ben presto tralascia gli studi di legge e si fa strada nel mondo delle riviste umoristiche. Arriva in brevissimo tempo a lavorare per la più famosa di esse: la celebre “Marc’Aurelio”, presso la quale si esprimono già talenti come Scarpelli, Scola, Maccari, Attalo e Metz.

Dal neorealismo di "Roma città aperta" alla comicità di "Lo sceicco bianco"

Fattosi un nome come battutista, Fellini si dedica al cinema, alla radio e al teatro di varietà, legandosi in particolare al grande Aldo Fabrizi, del quale diventa il gagman di fiducia. Alla radio conosce l’attrice Giulietta Masina che diventerà sua moglie e sua musa ispiratrice fino alla morte. Lavorando per Fabrizi può firmare alcune sceneggiature ed entrare nel giro che conta, diventando amico di Rossellini e Lattuada. Insieme a Rossellini e ad altri, scrive la sceneggiatura di uno dei capolavori del neorealismo, “Roma città aperta” (1945).

Passata la bufera della guerra, Fellini comincia a pensare di esordire alla regia e compie una prima, non del tutto soddisfacente esperienza insieme a Lattuada, dirigendo Peppino De Filippo in “Luci del varietà” (1950), ricostruzione del paradossale sottobosco di comici e attricette che ruotano attorno al teatro leggero in Italia. Il film sembra indeciso nel muoversi fra il comico e il patetico e forse per questo, nonostante le ottime interpretazioni di De Filippo, della Masina e di Carla Del Poggio, non ha un gran riscontro di pubblico.

Per nulla scoraggiato, Fellini si mette in proprio, in sodalizio con lo sceneggiatore Ennio Flaiano, per “Lo sceicco bianco” (1952), cercando di sfruttare il talento del giovane Alberto Sordi, nel ruolo di un comico seduttore da fotoromanzi. Anche questo lavoro passa inosservato, ma è stato ora riscoperto come un classico.

Federico Fellini, lo sceicco del Cinema

Il talento visionario di Fellini viene finalmente riconosciuto con “I vitelloni” (1953), la storia di un gruppetto di giovani sfaccendati, ambientato in una provincia fantasmatica. Il titolo finisce per diventare un modo di dire proverbiale. Premiato con il Leone d’Argento a Venezia, delinea l’abitudine felliniana di ricostruire in modo fantasioso e grottesco gli episodi del proprio passato, disegnando quasi un’autobiografia mentale.

I film successivi non fanno che confermare al mondo del cinema che è nata una stella di prima grandezza. “La strada” (1954), lirico racconto di marginalità, con un’angelica Giulietta Masina e un minaccioso Anthony Quinn, ottiene un successo internazionale strepitoso sia in Francia che negli USA, dove gli viene assegnato l’Oscar per il Miglior Film Straniero.

Se “Il bidone” (1955), co-produzione internazionale che racconta le vicende di un gruppo di truffatori, viene accolto freddamente, Fellini riconquista pubblico e critica dirigendo ancora una volta sua moglie Giulietta in “Le notti di Cabiria” (1957), patetica e lirica esplorazione del mondo interiore di un’indifesa prostituta romana. Ancora una volta il successo internazionale è unanime e dagli USA arriva il secondo premio Oscar. A questo punto Fellini, ormai riconosciuto uno dei maestri del cinema internazionale, concepisce un grande affresco, volto a omaggiare Roma nei suoi diversi strati sociali.

"La dolce vita" e la crisi di Federico Fellini

Federico Fellini Oscar“La dolce vita” (1960), magistralmente interpretato da Mastroianni, segue i vagabondaggi di Marcello Rubini, un disincantato giornalista che si aggira per tutti gli angoli della città, coinvolto nelle più diverse esperienze, talvolta meravigliose, talvolta degradanti, mantenendo un distacco scettico che si traduce in un’intima sofferenza. “La dolce vita” diventa presto un caso commerciale di enorme successo di pubblico, attaccata dall’Osservatore Romano per il suo supposto “materialismo” e difesa dai gesuiti di Civiltà Cattolica, che invece vi leggono una parabola spirituale. Lascerà per sempre negli occhi degli spettatori l’immagine di Anita Ekberg che fa il bagno nella fontana di Trevi, come una dea nascente dalle acque, di fronte al trasporto totale di un attonito Mastroianni.

Il film si aggiudica una Palma d’Oro a Cannes e quattro nomination agli Oscar, diventando in breve tempo il biglietto di presentazione all’estero per la neonata “Italian way of life”. Dopo il successo e le polemiche de “La dolce vita”, Fellini entra in una breve crisi di ispirazione: fino al 1963 non gira niente, a parte lo scherzoso cortometraggio “Le tentazioni del dottor Antonio” (1962), segmento di “Boccaccio ‘70” che vede Peppino De Filippo nei panni di un ottuso censore che precipita nell’erotomania per colpa di un enorme manifesto di Anita Ekberg che, con una prorompente scollatura, propaganda le virtù benefiche del latte.

Federico Fellini, tris di Oscar

Per superare la crisi di ispirazione, l’artista riminese ha la geniale idea di renderla il soggetto centrale del suo film successivo. “8 1/2” (1963) infatti narra proprio le vicende di un regista, ancora una volta interpretato da Marcello Mastroianni, ormai diventato l’alter ego di Fellini, e di un film che è impossibile fare. Il misterioso titolo è semplicemente un’allusione al numero di film e cortometraggi girati fino ad allora da Fellini che, sommati, arrivavano appunto ad otto e mezzo. Attorno alla corte dei miracoli della produzione con moglie, amanti, dive, giornalisti e improbabili produttori si organizzano le avventure mentali di Guido Anselmi, il regista, del quale vediamo materializzarsi anche i sogni e le fantasie più piccanti.

La costruzione è completamente innovativa ed è un’implicita risposta alle affermazioni d’avanguardia della coeva Nouvelle Vague francese. Il clamore suscitato da “8 1/2” frutta il terzo Oscar a Fellini, consacrandolo definitivamente negli USA come un regista di culto.

La metà degli anni Sessanta segnano comunque un periodo di crisi per Fellini che gira il suo primo lungometraggio a colori “Giulietta degli spiriti” (1965), interpretato ancora dalla Masina, ma entra in conflitto con i suoi sceneggiatori Flaiano e Pinelli, sciogliendo un sodalizio che durava fin dallo “Sceicco bianco”.

Fellini, determinato a trovare una cifra espressiva nuova si dedica a un cortometraggio tratto da Edgar Allan Poe, “Toby Dammit” (1967), compreso nel collettivo “Tre passi nel delirio”. In questo periodo, però, concepisce soprattutto la riduzione cinematografia del capolavoro di Petronio in “Fellini Satyricon” (1969) che gira quasi senza sceneggiatura e con attori totalmente sconosciuti. Il film, che trasforma l’epoca neroniana in uno scenario a metà fra la fantascienza e la fiaba, è un grande successo e mette a tacere chi preannunciava la fine del regista dopo il divorzio con i suoi sceneggiatori.

Federico Fellini, un malinconico tramonto

Negli anni Settanta Fellini lavora spesso e volentieri per la TV producendo i documentari “Block notes di un regista” (1969) e “I clowns” (1970). Al cinema continua sulla linea frammentaria e onirica di “Satyricon”, con il finto documentario “Roma” (1972) che ricostruisce liberamente atmosfere ed episodi legati alla città, andando con disinvoltura su e giù nel tempo. Nel 1973, in coppia col poeta e sceneggiatore Tonino Guerra, Fellini realizza quella che è forse la summa della sua esperienza registica: “Amarcord” (1973), in cui si manifesta l’infanzia riminese del cineasta, mescolando poesia, sogno e ricostruzione sociale del costume italiano. Anche “Amarcord” diventa presto un grande successo e conquista un ennesimo Oscar per il Miglior Film Straniero.

Dopo l’onirismo barocco e meraviglioso de “Il Casanova di Federico Fellini” (1976), parte affidata al grande Donald Sutherland, il regista sembra ripiegare sul suo stesso stile, impegnandosi in una serie di lavori. Tra questi vi sono: “Prova d’orchestra” (1979), “La città delle donne” (1980), “E la nave va” (1983), “Ginger e Fred” (1986) ancora con la Masina e Mastroianni e “Intervista” (1987) che vede l’esordio di un giovane Sergio Rubini. Anche se Fellini è sempre circondato dal rispetto che si deve a un maestro, nessuno di quest’ultime prove riscuote grande successo di pubblico o di critica.

L’età avanzata e la crisi del cinema gli impediscono per lungo tempo di tornare alla macchina da presa, fino al 1990, quando gira “La voce della luna”, mettendo a frutto il talento di due grandi comici come Benigni e Villaggio.

Nonostante il buon successo del film e i molti progetti nel cassetto, questa resterà l’ultima opera del grande regista, che si spegne nella sua casa di Via Margutta, a Roma, il 31 ottobre 1993, seguito cinque mesi dopo dall’affranta Giulietta Masina.

Fabio Benincasa

Federico Fellini Filmografia - Cinema

Federico Fellini Filmografia

  • Luci del varietà, co-regia di Alberto Lattuada (1950)
  • Lo sceicco bianco (1952)
  • I vitelloni (1953)
  • L'amore in città (Episodio Agenzia matrimoniale) (1953)
  • La strada (1954)
  • Il bidone (1955)
  • Le notti di Cabiria (1957)
  • La dolce vita (1960)
  • Boccaccio '70 (Episodio Le tentazioni del dottor Antonio) (1962)
  • 8½ (1963)
  • Giulietta degli spiriti (1965)
  • Tre passi nel delirio (Episodio Toby Dammit) (1968)
  • Fellini Satyricon (1969)
  • Block-notes di un regista (Documentartio TV) (1969)
  • I clowns (1970)
  • Roma (1972)
  • Amarcord (1973)
  • Il Casanova di Federico Fellini (1976)
  • Prova d'orchestra (1979)
  • La città delle donne (1980)
  • E la nave va (1983)
  • Ginger e Fred (1985)
  • Intervista (1987)
  • La voce della Luna (1990)
  • The King of Ads, registi vari (1993)

Federico Fellini Filmografia - Attore

  • L'amore, regia di Roberto Rossellini (1948)
  • Block-notes di un regista, regia di Federico Fellini (Documentario TV) (1969)
  • Roma, regia di Federico Fellini (1972)
  • C'eravamo tanto amati, regia di Ettore Scola (1974)
  • Il tassinaro, regia di Alberto Sordi (1983)
  • Intervista, regia di Federico Fellini (1987)

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