Fahrenheit 11/9 (2018)

Fahrenheit 11/9 - Recensione: un docufilm graffiante dedicato per la maggior parte a Donald Trump

"Fahrenheit 11/9" - immagine recensione

"Fahrenheit 11/9" regia di Michael Moore

Le attenzioni del regista Michael Moore per Donald Trump non potevano che convogliare in un docufilm quasi tutto a lui dedicato.

Regista, giornalista, ma anche attivista politico di evidente stampo liberale e anticonservatore, Michael Moore non avrebbe potuto fare a meno di sviluppare un ossessione nei confronti di Donald Trump. Vari filmati in questa sua nuova opera mostrano come i contatti tra i due siano stati antecedenti alle elezioni presidenziali del 2016, ed anzi Moore aveva avvertito in più riprese i democratici di non sottovalutare il kitsch tycoon sui risultati elettorali. L’11/9 del titolo fa riferimento a quel 9 di novembre in cui venne annunciata la vittoria di Trump alle presidenziali e sembra volutamente successivo al precedente film: “Fahrenheit 9/11”, riferito alla data dell’attacco terroristico alle torri gemelle e nel quale invece veniva messa sotto i riflettori la politica di Bush figlio.

Michael Moore sa confezionare i suoi documentari politici con un mestiere ineccepibile, filmati autentici si alternano a interviste diritte al punto, dati giornalistici riportati con precisa informazione e presentazione di documenti ufficiali con funzionali sottolineature. Se poi ci aggiungiamo le sue provocazioni nei confronti dei politici indagati e le sue interviste condotte con una mimica che non fa che arricchire di contenuti, il risultato è garantito: 126 minuti di godibilissimo show.

Fahrenheit 11/9: una visione provocatoria del mondo contemporaneo

"Fahrenheit 11/9" - still

Non tutto il film è incentrato su Trump, Moore, ha affermato, vuole rappresentare una visione provocatoria e tragicomica dei tempi in cui viviamo. Molta della sua attenzione è rivolta verso una politica corrotta e non curante degli interessi sociali della popolazione, quindi la sua denuncia è diretta verso gli esponenti repubblicani tanto quanto verso quelli democratici.

Con enorme tristezza ascoltiamo un reportage sul Governatore del Michigan Rick Snyder, che per interessi commerciali avrebbe fornito la cittadina di Flint con acqua contaminata dal piombo, finendo per generare in buona parte della popolazione un avvelenamento capace di modificarne il DNA in loro ed anche nella loro discendenza. Con ancora maggiore tristezza osserviamo filmati in cui Obama, giunge a Flint in soccorso di Snyder, fingendo di bere dell’acqua locale quando a malapena la accosta alle labbra.
Con estrema dovizia vengono elencati i vari provvedimenti presi da Clinton e da Obama durante i loro mandati per evidenziare, se ancora ce ne fosse bisogno, che i più democratici dei presidenti non hanno fatto altro che ridurre lo stato sociale, fare guerre con tecnologie sempre più micidiali e favorire il grande capitalismo a svantaggio dei lavoratori.

Vengono altresì rappresentate una serie di realtà che riescono ad accendere una scintilla di ottimismo in questa cupa atmosfera politica. Si tratta dei movimenti che nascono dal basso, di gruppi che utilizzano la rete per organizzarsi, che non si sviluppano dentro partiti o sindacati ma che trovano nei social il terreno fertile e veloce che dà loro una potenza inimmaginabile fino a pochi anni fa. Con queste modalità è stato organizzato lo sciopero dei lavoratori della scuola, che poi si è diffuso su tutto il territorio nazionale fino al totale conseguimento delle richieste esatte, con le stesse modalità si è organizzato un movimento studentesco che dal principio combatteva contro la diffusione delle armi e che adesso possiede una tale struttura attraverso la quale tutti gli studenti d’America possono confrontarsi.

Trump sarà giudicato per il suo operato politico da sociologi ed economisti competenti, ma non possiamo ignorare le parole ascoltate da noi tutti e fedelmente riportate nel film, contro uomini di colore, messicani, omosessuali, non possiamo ignorare la sua decisione a costruire mura titaniche per difendere i confini nazionali, non possiamo ignorare le allusioni sessuali che produce nei confronti di sua figlia Ivanka, non possiamo ignorare le modalità con le quali afferma di voler condurre la politica nazionale ed estera. Non possiamo fare a meno, osservando il suo volto vittorioso proiettato sulla facciata dell’Empire State Building, di chiederci in coro con Michael Moore: “come cazzo siamo finiti così?”.

Marco Marchetti

  • Regia: Michael Moore
  • Cast: Donald J. Trump, Michael Moore, Ivanka Trump, Hillary Clinton, Donald Trump Jr, Donald Trump III
  • Genere: documentario, colore
  • Durata: 128 minuti
  • Produzione: Usa, 2018
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Data di uscita: 22 ottobre 2018

Fahreneit 11/9 poster ita"Fahrenheit 11/9", documentario del regista Michael Moore, riflette con uno sguardo provocatorio e comico sui tempi in cui viviamo. La pellicola è stata girata nel 2018 negli Stati Uniti ed è distribuita dalla Lucky Red.

Fahrenheit 11/9: Michael Moore mette in scena un ritratto della situazione socio-politica degli Stati Uniti di Donald Trump

Il vincitore della Palma d'Oro Michael Moore con il documentario "Fahrenheit 11/9" punta i riflettori su il 9 novembre 2016, data molto importante sia per l'America che per il mondo intero: è infatti il  giorno in cui Donald Trump è stato eletto 45esimo Presidente degli Stati Uniti.
"Fahrenheit 11/9" è un affresco liberale e anticonservatore che critica aspramente non solo l'amministrazione degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump, ma anche le politiche dei Democratici e dei Repubblicani che hanno portato a questa situazione socio-politica.

Fahrenheit 11/9: la regia di Michael Moore

Michael Moore è artista poliedrico, regista, sceneggiatore, ma anche, attore e produttore sia cinematografico che  televisivo statunitense. Nel 2003 ha vinto l'Oscar con "Bowling a Columbine" nella categoria Miglior Documentario e nel 2004 invece, si è aggiudicato la Palma d'oro al Festival di Cannes con "Fahrenheit 9/11".

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