Dune (2021)

Dune: un film esteticamente grandioso

Dune Immagine

Due ore e trentacinque minuti di film sono tante, e se durante la visione più volte si guarda l’orologio qualcosa non va, soprattutto se sullo schermo corrono le immagini dell’atteso “Dune” diretto da Denis Villeneuve. Evitiamo di chiederci se fosse davvero necessario un remake dell’omonimo film di Lynch (risparmiandoci ogni genere di confronto) e facciamo finta di credere che il regista sia rimasto folgorato dal ciclo di Frank Herbert tanto da volerne proporre una sua personale trasposizione sullo schermo.

La produzione non ha badato a spese e lo si vede dai primi attimi, tutto è grandioso, fotografia (Greig Fraser) e musica (Hans Zimmer) incantano e avvolgono lo spettatore, portandolo in un lontanissimo futuro in cui la ‘spezia’ ricavata dalle sabbie di un remoto pianeta è il bene più prezioso, col quale guarire e progredire, ambita dai potenti perché da essa scaturisce l’energia necessaria per i viaggi interstellari. Spezia uguale denaro, per cui si è disposti a tutto, anche a sterminare interi popoli pur di averla. I costumi di Bob Morgane e Jaqueline West assieme alla potente scenografia di Patrice Vermette contribuiscono a dare a “Dune” quella magnificenza che ci si aspetta da un film ad alto budget come questo.

Timothée Chalamet ben incarna il turbamento emotivo del giovane protagonista

Dune

Chamalet domina la scena con quell’eleganza che gli è innata, in pochi anni si è dimostrato interprete a tutto tondo, ‘buono per ogni ruolo’, che riesce qui a costruire un personaggio sofferto e inquieto, quello di Paul, figlio del Duca Leto (Oscar Isaac), su cui pesano aspettative e nobili natali, nonché il fardello di visioni premonitrici che turbano il suo riposo. Quasi sempre al suo fianco la bravissima Rebecca Ferguson, Lady Jessica, mamma di Paul, una donna potente e fragile al contempo, alla quale la Ferguson regala l’anima. Non si capisce tutto il battage pubblicitario su Zendaya, il cui ruolo è a dir poco minimo, per cui lascia poco spazio anche ad un giudizio. Bravi tutti, ciascuno nel suo ruolo, piccolo o grande che sia da il meglio di sé, seppur alcune parti siano un pochino stereotipate.

A “Dune” manca la scintilla ma è un film da vedere

Dune film

Il problema del film è che ad una magnificenza visiva non corrisponde una pari grandiosità emotiva, il film è privo di quella luce interna che entra in contatto con la parte intima dello spettatore, e permette ad alcune pellicole di entrare nella storia. “Dune” è anaffettivo, ben raccontato, ben recitato, ber girato, ma privo di quel pathos che rende un’avventura memorabile. Gli ingredienti ci sono tutti ma il risultato finale non funziona. Le splendide location giordane riportano alla mente le dune della prima trilogia di “Star Wars”, gli ampi spazi ci ricordano “Il signore degli anelli”, ma il film non coinvolge alla stessa maniera.

E poi onestamente siamo anche un pochino stanchi di vedere prodotti di fantascienza dove i protagonisti indossano una divisa militare o in alternativa sono vestiti con tuniche e mantelli. Se è vero che la tecnologia ha permesso di portare sul grande schermo racconti impossibili da narrare prima dell’accelerazione nello sviluppo degli effetti speciali, perché tutto è sempre ambientato in un contesto quasi preistorico dove la vicenda si risolve a pugni o a fil di spada? Uomini che vivono sotto terra, in grotte o anfratti rubati alla natura, con attorno un deserto ed un sole infuocato, iniziano a stancare.

Forse qualche sforbiciata qua e là avrebbe regalato al film del regista canadese maggior ritmo, e magari meno sbadigli. Anche in “Dune” non manca una componente spirituale, l’attesa di un ‘messia’ che cambierà le sorti del popolo, oramai per i più vecchie credenze e superstizioni, ma anche questa non emoziona, non arriva al cuore.

Eppure, nonostante tutto è un film da vedere, perché è un portento visivo e sonoro, perché per gli appassionati di cinema è impossibile non parlarne, e perché gli amanti della fantascienza siamo, mi ci metto anch’io, generosi con chi ci fa evadere per un pochino dai nostri guai. Coca e pop corn ne faciliteranno la visione. Il finale lascia presagire un sequel, siete avvisati.

Maria Grazia Bosu

Dune poster“Dune”, di Denis Villenueve è basato sul celebre romanzo di Frank Herbert. Il film racconta l'ascesa al potere del giovane Paul Atredeis, interpretato da Timothée Chalamet, che cambierà il pianeta di Dune per sempre.

Dune: la trama

"Dune" è ambientato in un universo futuro, governato da un sistema di tipo feudale con un unico Imperatore, e racconta l'ascesa al potere di Paul Atreides, nato e prescelto per un destino più grande di quanto avrebbe mai potuto immaginare.

Due Case reali, quella degli Atreides e quella degli Harkonnen, conducono una faida inasprita dall'Imperatore stesso. Per salvare e proteggere la propria famiglia e il suo popolo Paul si mette in viaggio verso il pericoloso e importante pianeta Arrakis.

Una volta arrivati a destinazione, gli Atreides scopriranno di esser stati traditi. Paul avrà a che fare con uno scontro tra malvagie forze che vogliono il controllo di una spezia chiamata Melange - che si trova proprio ad Arrakis - grazie alla quale è possibile allungare la vita, potenziare la mente umana e vedere il futuro.

Non solo una saga

Riadattamento di un film di David Lynch del 1984, il romanzo omonimo da cui entrambe le pellicole sono state tratte, è stato definito un capolavoro e ha vinto il premio Nebula e Hugo, i riconoscimenti più prestigiosi della narrativa fantascientifica. Primo di sei romanzi, e originariamente pubblicato in due parti, “Dune” è la storia dello scontro tra due dinastie per il controllo di un pianeta fondamentale per l'economia e per la produzione. A sfondo ecologico, analizza, in chiave sci-fi e con una trama epica, l'interazione tra organismi e ambiente. "Dune" è stato fondamentale nell'universo del genere di fantascienza, ispirando molti film e storie successive.

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