Diabolik sono io (2019)

Diabolik sono io - Recensione: un docufilm sul fenomeno di uno dei fumetti italiani tascabili più popolari

Diabolik sono io review

Il regista Giancarlo Soldi ha conosciuto le sorelle Angela e Luciana Giussani, quando era un giovane filmaker; frequentava la loro casa ogni martedì e con loro parlava di vari argomenti cinematografici e naturalmente della loro produzione fumettistica, ossia "Diabolik". Le sorelle gli raccontavano come era nata loro l’idea del soggetto, del disegnatore del primo numero, ossia un tale Zarcone, che poi scomparì misteriosamente, di come crearono una società imprenditoriale tutta al femminile e di come ebbero un successo editoriale notevole.

Soldi ha deciso di dedicare un film a tutte queste vicende, un docufilm, come lui afferma, al quale pone come sottotitolo: "il mistero che avvolge le origini del mito”.
Insieme a Mario Gomboli, il regista ha elaborato il soggetto e scritto una sceneggiatura che, su piani paralleli, propone una storia immaginaria sulla scomparsa del disegnatore del primo numero del 1962, stranamente ambientata nei nostri giorni, vista la presenza di televisori a schermo piatto e tablet. Ha poi inserito varie interviste ad autori di comics, registi, esperti di noir e costumisti; ha inserito piccoli spaccati della vita quotidiana delle sorelle Giussani, dei loro viaggi per il mondo, girati in super otto, e una lunga intervista da loro rilasciata e ritrovata in un archivio RAI.

Diabolik sono io: un docufilm che non convince

"Diabolik sono io" non convince in nessuno dei tre aspetti, la storia che viene elaborata sulla scomparsa di Zarcone non presenta nessuna originalità e l’unico colpo di scena vorrebbe essere la scoperta di una somiglianza tra il disegnatore e la fisionomia del Diabolik da lui rappresentato, Luciano Scarpa, che lo interpreta anche in maniera convincente, non possiede il physique du role, a parte dei begli occhi che pure sono azzurri e non grigi. Le varie persone intervistate, ossia fumettisti come Luciano Manara, scrittori come Lucarelli, registi come i Manetti Bros e il costumista Massimo Cantini Parrini dicono ognuno la propria sul personaggio di Diabolik, cercando a turno di evidenziare un aspetto del suo carattere, del suo modus operandi, del successo delle edizioni, fino a indagini sociologiche sul fenomeno.

Peccato che proprio tutti si siano limitati a fare affermazioni scontate e a farle cadere dall’alto come se fossero rivelazioni profonde su un fenomeno mitologico. L’unico aspetto interessante del film sono i filmati e le interviste in cui compaiono le sorelle Giussani, soprattutto il contrasto tra l’aspetto noir della loro creazione artistica e loro stesse, due belle e distinte signore della borghesia milanese. Vengono proposti filmati in cui sono all’opera nel loro studio a ideare trappole e armi con le quali Diabolik ruberà a persone oneste e ucciderà individui innocenti, seguiti da filmati in cui prendono il tè con eleganti servizi di porcellana decorata e colini d’argento basculanti, altri ancora in cui viaggiano in giro per il mondo sempre eleganti, ben pettinate e continuamente con una sigaretta accesa tra le dita.

Il film si avvale di un’ottima fotografia curata da Giuseppe Baresi, a parte questo pochi altri elementi di valore emergono dalla pellicola. Certo è sempre piacevole rivedere le vecchie tavole di un fumetto ben noto, e osservare come prima della computer grafica, si disegnasse tutto a mano e di come si elaborassero ombre ed effetti con i retini, applicati dalle collaboratrici delle Giussani.

Settantacinque minuti di un documentario, che riesce persino ad annoiare e che ha fallito decisamente il bersaglio. Il vero mistero dell’origine del mito di Diabolik non è un disegnatore, seppur scomparso misteriosamente, ma le ambigue sorelle Angela e Luciana Giussani, che hanno indotto gli italiani per più di cinquant’anni a leggere un fumetto e ad identificarsi col male.

Marco Marchetti

  • Regia: Giancarlo Soldi
  • Genere: Documentario
  • Durata: 75 minuti
  • Produzione: Italia, 2019
  • Distribuzione: Nexo Digital
  • Data di uscita: 11 marzo 2019

 

Diabolik sono io poster"Diabolik sono io" è un docu-film scritto da Mario Gomboli e Giancarlo Soldi, che figura anche in veste di regista.

Diabolik sono io: il re del terrore si ruba anche un evento speciale

"Diabolik sono io" è un documentario presente nelle sale italiane come evento speciale dall’11 al 13 marzo 2019 che racconta la storia della nascita del personaggio, partorito dalla mente sorprendente delle sorelle milanesi Giussani. L'opera affronta anche un’indagine intrigante sul mistero riguardante Angelo Zarcone, il disegnatore più importante di Diabolik, che ha disegnato le tavole del primo albo, ma dopo questo lavoro, senza alcuna spiegazione, è scomparso.

Zarcone, chiamato il Tedesco per i suo tratti fisici, infatti, consegnò le tavole de "Il Re del Terrore", il primo numero di Diabolik e poi si volatilizzò nel nulla. Si dice che Angela e Luciana, le due sorelle, abbiano addirittura assunto un investigatore, nel 1982, in occasione del ventennale della testata, per poterlo rintracciare.

 

Diabolik sono io: gli special guest

Il docu-film si avvale della partecipazione speciale di grandi artisti (del settore fumettistico e non solo) per parlare e analizzare gli aspetti del personaggio. Tra questi meritano menzione fumettisti come Milo Manara (Genius), Mario Gomboli (oltre che sceneggiatore), Alfredo Castelli (Martin Mystère), Gianni Bono, Giuseppe Palumbo (Nessun sogno finisce) e Tito Faraci. Figurano inoltre registi come i Manetti Bros. ed esperti del noir come Carlo Lucarelli.

"Diabolik sono io" è una pellicola prodotta da Anthos Produzioni in collaborazione con Rai Cinema e la casa editrice di Diabolik, Astorina e distribuita nelle sale italiane da Nexo Digital.

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