Austerlitz

Austerlitz - Recensione: un documentario che indaga sul turismo di massa nei campi di sterminio nazisti

"Austerlitz": inquietante ripresa di una cella

"Austerlitz": ripresa agghiacciante di una cella del campo di concentramento di Sachsenhausen, a Orianenburg.

Sergei Loznitsa capita per caso nel campo di concentramento di Sachsenhausen, a Orianenburg, a circa trentacinque chilometri a nord di Berlino e, provando quasi un senso di inadeguatezza, si pone il problema etico dello stare li, quasi a violare un luogo sacro.

Riflettendo sull'importanza della 'memoria' di un così doloroso passato il regista vorrebbe comunque capire cosa spinga una folla così numerosa a visitare questi luoghi del terrore, che poi vengono spesso attraversati con grande superficialità.

Per fare questo piazza una telecamera ad altezza d'uomo che osservi in modo attento il flusso dei turisti lungo tutto il percorso dentro il campo. Il girato, in un asettico bianco e nero, è costituito dall'unione di lunghi piani sequenza che riprendono i visitatori nei diversi punti del campo di prigionia.

Austerlitz: il racconto di una giornata di turismo a Sachsenhausen

Loznitsa mostra, senza dare giudizi morali, una normale giornata di un week end d'Agosto, in cui il luogo è preso d'assalto da una folla di turisti svestiti per il grande caldo che, audio guide alla mano, si aggirano scattando selfie, mangiando panini e schiamazzando.

Lo spettatore non può che rimanere perplesso da ciò che vede, ma inevitabilmente ci si chiede quale sarebbe stato il nostro comportamento al posto delle persone riprese dall'impassibile telecamera. Se è giusto ricordare un così doloroso passato non sarebbe altrettanto giusto rispettare questi spazi per quello che rappresentano? Veramente possiamo mangiare il pranzo al sacco dove un tempo c'erano le fosse comuni?

"Austerlitz", che prende il suo nome dall'omonimo libro dello scrittore tedesco W.G. Sebald, pubblicato nel 2001 e dedicato alla ricerca delle proprie origini e della propria memoria da parte del protagonista Jacques Austerlitz, è un documentario che affatica ma mostra in modo esaustivo un aspetto non indagato di tutto ciò che ruota attorno a questi 'musei dell'orrore'.

Austerlitz: si può visitare un campo di concentramento con la stessa spensieratezza con cui facciamo shopping?

Sembra assurdo che per tenere vivo il ricordo e fare tesoro degli errori compiuti dall'umanità, nella speranza che certe atrocità non si ripetano, occorra anche mercificare la morte e il dolore. Sicuramente l'evidente mancanza di rispetto per luoghi come questo, teatro di orrori inimmaginabili, dipende dall'incapacità del genere umano di entrare in empatia col prossimo, figuriamoci con luoghi o cose, seppur teatro di nefandezze.

La perenne esigenza di fermare l'attimo con il telefonino è sintomatico di un'umanità che ritiene di esistere solo se appare, per cui perché mai si dovrebbe visitare un campo di concentramento senza comunicarlo sui social, magari con un bel selfie dentro ciò che resta di una camera a gas?

Non per tutti però queste visite sono uno dei tanti momenti organizzati dai tour operator, esistono visitatori diversi, che si confondono nella massa, che per vedere un campo di concentramento fanno un viaggio apposito, per riflettere su ciò che è stato, su quello che siamo, su dove vogliamo arrivare, visto che l'attualità ci ripropone purtroppo persecuzioni e genocidi ai quali forse ci stiamo assuefacendo, ripiegati come siamo sulle nostre impellenze quotidiane.

“Austerlitz”, nella Selezione Ufficiale a Toronto e Fuori Concorso a Venezia, stimola un'attenta riflessione sull'importanza di non dimenticare e sul rispetto dovuto ai ricordi stessi.

Maria Grazia Bosu

  • Regia: Sergei Loznitsa
  • Genere: documentario, colore
  • Produzione: Imperativ Film, Beauftragter der Bundesregierung für Angelegenheiten der Kultur und der Medien (BKM), German Federal Film Board
  • Luogo di produzione: Germania, 2016
  • Distribuzione: Lab 80 Film
  • Data di uscita: 25 gennaio 2017

Austerlitz“Austerlitz” è una pellicola di Sergei Loznitsa, regista di "Maidan" (2014), un intenso e forte documentario sulla rivolta ucraina.

Questa volta il regista bielorusso concentra il proprio sguardo e i propri mezzi espressivi su Sachsenhausen, museo alla 'banalità del male', allestito all’interno di un campo di concentramento, per comprendere le motivazioni che spingono le persone di tutto il mondo a visitare questo importante e terribile luogo.

Sede di un passato che non si deve dimenticare, ma che al contrario restia monito per il futuro e per un presente dove il male continua ad esser così banale da finire nel "dimenticatoio".

Austerlitz: dentro l'uomo e il rapporto con il luogo-memoria

"Austerlitz" è una riflessione impellente e necessaria sul valore della memoria, ciò che ci differenzia dallo stato animale e che ci permette di esorcizzare la tragedia nella sua sublimazione, in quella sua museificazione sempre più obbligatoria nell'era degli smartphone, dell'ipertestualità, della velocità.

In effetti vi sono luoghi-non luoghi, nel mondo, che si definiscono sopravvivendo come dolorosa memoria del passato: in Europa, nel continente della liberalizzazione, della circolazione di persone e idee, la tragedia sopravvive in scientifiche monolitiche fabbriche dove più di 6 milioni di persone sono stati ridotti in cenere nell'arco dei 5 anni più nefasti del XX secolo.

L'uomo è memoria: questi siti, al giorno d'oggi, sono diventati "custodi della memoria", ergo dell'uomo e del sottile misterioso concetto di umanità, della sua assoluta negazione. Migliaia di visitatori ogni anno varcano le mura e le recinzioni di questi campi di concentramento

"Austerlitz" di Sergei Loznitsa, ispirato all'omonimo romanzo di W.G. Sebald, dedicato all'Olocausto, si concentra proprio sull'inconscia ricerca di questi visitatori, sulle intime necessità che li spingono a vivere questi luoghi: perché giungono fin qui? Cosa cercano? Cosa sperano di trovare?

Il documentario, presentato fuori concorso al Festival di Venezia, uscirà nelle sale italiane il 25 gennaio 2017.

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