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All the Beauty and the Bloodshed (2022)

Trama

  • Regia: Laura Poitras
  • Genere: Documentario
  • Durata: 117 minuti
  • Produzione: USA, 2022

All the beauty and the Bloodshed Laura PoitrasAll the Beauty and the Bloodshed” è un documentario presentato in Concorso al Festival di Venezia 2022, dove ha vinto il Leone d’Oro. Il film è incentrato sulla storia dell’artista e attivista di fama internazionale Nan Goldin.

La figura di Nam Goldin prende corpo attraverso diapositive, dialoghi intimi, fotografie rivoluzionarie e filmati rari, che raccontano l’importante battaglia da lei svolta per avere il riconoscimento della responsabilità della famiglia Sackler per le morti di overdose da farmaco.

All the Beauty and the Bloodshed (2022)

All the Beauty and the Bloodshed: la trama

La storia inizia con P.A.I.N., un gruppo fondato da Nan Goldin per indurre i musei a rifiutare i fondi Sackler, togliere lo stigma alla dipendenza e promuovere strategie di riduzione del danno. Il gruppo – che ha preso ispirazione da Act Up – ha orchestrato una serie di proteste per denunciare i Sackler e i crimini della Purdue Pharma, produttrice dell’ossicodone.

Il documentario racconta la vicenda attraverso dei salti temporali tra passato e presente dell’attivista, soffermandosi sulla vita personale e politica della protagonista: dalle azioni del P.A.I.N. presso rinomate istituzioni artistiche alle immagini di amici e colleghi catturate dalla Goldin, passando per la devastante Ballad of Sexual Dependency e la mostra sull’AIDS Witnesses: Against Our Vanishing del 1989, censurata dal National Endowment for the Arts.

Al centro del film campeggiano le opere d’arte di Goldin The Ballad of Sexual Dependency, The Other Side, Sisters, Saints and Sibyls e Memory Lost. In queste opere, l’artista ritrae gli amici rappresentandoli con bellezza e cruda tenerezza.

Queste amicizie e l’eredità della sorella Barbara sono alla base di tutta l’arte di Nan Goldin.

Note di regia

Ho iniziato a lavorare a questo film con Nan nel 2019, due anni dopo che aveva deciso di sfruttare la sua influenza come artista per denunciare la responsabilità penale della ricchissima famiglia Sackler nell’alimentare la crisi da overdose. Il processo di realizzazione di questo film è stato profondamente intimo. Nan e io ci incontravamo a casa sua nei fine settimana e parlavamo. All’inizio sono stata attratta dalla storia terrificante di una famiglia miliardaria che ha consapevolmente creato un’epidemia e ha successivamente versato denaro ai musei, ottenendo in cambio detrazioni fiscali e la possibilità di dare il proprio nome a qualche galleria. Ma mentre parlavamo, ho capito che questa era solo una parte della storia che volevo raccontare, e che il nucleo del film è costituito dall’arte, dalla fotografia di Nan e dall’eredità dei suoi amici e della sorella Barbara. Un’eredità di persone in fuga dall’America.

Trailer

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