A Venezia… un dicembre rosso shocking (1973)

A Venezia… un dicembre rosso shocking: giallo italiano e gotico britannico

A Venezia… un dicembre rosso shocking recensione

Nel 1973, Nicolas Roeg stupì il mondo dell’horror con il suo capolavoro atipico, “Don’t look now”, letteralmente “Non guardare ora”, tradotto curiosamente in italiano come “A Venezia… un dicembre rosso shocking”.

Roeg, qui alla sua terza prova di regia, riunì un cast complesso che, nella coppia Sutherland/Christie, è capace ancora oggi di eccedere le regole convenute della recitazione di genere per proporci un’esibizione palpitante, come il cuore della città che questo film esplora. In bilico tra giallo all’italiana e gotico britannico, “A Venezia… un dicembre rosso shocking” è soprattutto il profondo scandagliamento di una tragedia familiare.

Un impressionismo senza tempo

Dall’uso sapiente dei colori al sottile scardinamento dei piani temporali nel montaggio, il film di Roeg si carica di un marcato impressionismo espressivo, derivato forse dal lungo apprendistato del regista come direttore della fotografia per David Lean e François Truffaut nel decennio precedente, ma mediato dall’esperienza barocca (e vagamente camp) di Roger Corman.

Roeg, infatti, aveva lavorato anche alla fotografia di “La maschera della morte rossa” (R. Corman, 1964). Ma non sono solo questi riferimenti a trasparire attraverso la pellicola: per la prima volta nella sua carriera di regista, iniziata nel 1970 con “Sadismo” e continuata nel 1971 con “L’inizio del cammino”, Roeg si avvale qui del preziosissimo aiuto di Anthony Richmond alla fotografia e di Graeme Clifford al montaggio, artisti con i quali sviluppa un intenso scambio creativo. Celeberrima, e scandalosa per l’epoca, è la scena del rapporto sessuale tra Donald Sutherland e Julie Christie, montata incrociandola con fotogrammi dei momenti immediatamente successivi, quelli della vestizione dei coniugi.

L’espediente, originato dalle contingenze della censura, dà adito a una profonda rivisitazione dei piani temporali, che risultano così intermittenti, suggerendo che il futuro emerge tra le maglie del presente come la macchia di sangue si diffonde su una pellicola fotografica (nella primissima scena del film).

Un’intermittenza, dunque, del futuro nel presente, specchio della costante riemersione del passato, che torna a invadere la mente di John come la nebbia che inonda le calli di Venezia, o come i morti che misteriosamente riaffiorano dai canali.

La coppia è perseguitata dalla loro presenza, e l’uomo comincia a cogliere immagini fugaci di una figura vestita di rosso, bassa e femminile, come quella di sua figlia che il giorno della sua morte indossava un impermeabile dello stesso colore. E il rosso, questo segnale premonitore e sanguigno, appare solo in poche circostanze, pur riuscendo a dominare tutto il film con la sua ineluttabile presenza come in un modernissimo "Macbeth".

Sono moltissimi gli oggetti premonitori, epifanie che catalizzano un significato estremo svincolandolo dal tempo che scioglie tutto, come l’acqua: dal vetro, che appare sempre nelle occasioni più infauste, alle fotografie dei personaggi, che ricorrono come feticcio sempre rifiutato nel nome di un’altra realtà mai veramente colta. Si tratta davvero di una studiatissima sinfonia di scena.

A Venezia… un dicembre rosso shocking: donne preveggenti e uomini ciechi

A Venezia… un dicembre rosso shocking scena

Le donne, nel film di Roeg, sono depositarie di una conoscenza pura e rarefatta: così la cieca veggente che dispensa serenità a Laura, a sua volta disposta ad accettare una nozione trascendente come quella della salvezza eterna di sua figlia, mentre il marito, scettico, rimane inevitabilmente al di qua di questa soglia, occulta e redentrice, di consapevolezza; e così, per certi versi, la tragica, fragile e violenta figura della nana, deforme e omicida, che rivela se stessa solo a giochi fatti, trasformandosi quasi nell’immagine vivente del gargoyle beffardo che John aveva poco prima restaurato.

È invece l’uomo, il padre, che partecipa quasi inconsapevolmente di questa “luccicanza”, resta testardamente incapace di accettarla, e ne rimane divorato, senza che sia possibile salvarlo. John e Laura, così, sono al contempo uniti dal dramma e da una nuova speranza che però non può che dividerli a sua volta: come suggerisce il montaggio, i due sono insieme intenti all’amore e separati dalla vestizione.

Un classico degli anni Settanta

Abbiamo parlato degli anni Settanta come degli “anni di Satana”: eppure qui ne possiamo vedere un volto più disteso, apparentemente lontano dall’orrore de “L’esorcista” (dello stesso anno). Un volto che si manifesta anche nell’altro, intramontabile capolavoro di quella stagione dolcemente declinante del gotico britannico, “The Wicker Man” (R. Hardy, 1973).

La coppia Roeg/Hardy offre così un contributo fondamentale a una nuova sensibilità, che cela però le stesse inquietudini dei suoi contemporanei: l’annichilimento dell’uomo dinnanzi al tempo, l’atrocità delle sofferenze che la vita ci infligge, forse persino l’impossibilità di una vera salvezza. Non è un caso che “A Venezia… un dicembre rosso sangue” abbia così tanti elementi in comune con il giallo all’italiana, a cominciare dal clamoroso finale argentiano (si pensi a “Profondo Rosso”, successivo di due anni) fino all’uso stregonesco dell’ambientazione veneziana (si confronti “Chi l’ha vista morire?”, di Aldo Lado, del 1972).

Abbiamo dunque qui un esempio fulgido di come il contenuto affranto della cultura del tempo, in bilico tra due “diversi Novecento”, possa prendere la forma del più rarefatto impressionismo, e al contempo offrirci un vero capolavoro del cinema, e dell’horror.

Lorenzo Maselli

  • Titolo originale: Don't Look Now
  • Regia: Nicolas Roeg
  • Cast: Clelia Matania, Donald Sutherland, Julie Christie, Massimo Serato, Leopoldo Trieste, Sergio Serafini, Bruno Cattaneo, Renato Scarpa, Giorgio Trestini, Hilary Mason, David Tree
  • Genere: Thriller, Drammatico, colore
  • Durata: 110 minuti
  • Produzione: Gran Bretagna, Italia, 1973

A Venezia… un dicembre rosso shocking poster"A Venezia... un dicembre rosso shocking" è un film thriller/horror diretto da Nicolas Roeg, incentrato sulla psicologia del dolore di una coppia di genitori dopo la perdita della figlioletta.

A Venezia… un dicembre rosso shocking, mistero in laguna

John (Donald Sutherland) e Laura (Julie Christie) sono due coniugi inglesi che, nel tentativo di ricomporre sé stessi e la coppia dopo la morte della loro figlioletta per annegamento, si trasferiscono a Venezia, dove il marito, in qualità di storico dell’architettura, ha accettato di assumere i lavori di ristrutturazione della chiesa di San Nicolò dei Mendicoli.

Un giorno, Laura emerge improvvisamente dalla depressione, a seguito dell’incontro con la chiaroveggente Heather (Hilary Mason) che le garantisce di aver visto la figlia pacificata dopo la morte.

Il marito, scettico, comincia ad avere anch’egli delle fugaci visioni di una figura in tutto simile a sua figlia tra le calli della città, allora funestata da un misterioso omicida.

Quando Laura è costretta a tornare in Inghilterra per motivi legati alla salute del loro altro figlio, le visioni di John aumentano, al punto che egli si convince di aver scorto proprio la moglie in un corteo funebre tra i canali. Eccitato dal timore, l’uomo si rivolge alla polizia locale, che comincia però a sospettarlo di essere egli stesso l’assassino senza nome. In una disperata corsa nel labirinto della città lagunare, John scoprirà a proprie spese che le visioni sono spesso solo menzogne.

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