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Recensione “Il più bel secolo della mia vita”: per Bardani è buona la prima

Il primo lungometraggio di Alessandro Bardani – con protagonisti Sergio Castellitto e Valerio Lundini – è una pellicola agrodolce che ha il pregio di trattare un argomento spinoso con gentilezza. Il film è stato premiato al Giffoni Film Festival nella sezione Generator +18.

Indice

Il più bel secolo della mia vita – tutte le informazioni

Trama

Un’assurda legge impedisce a Giovanni, figlio non riconosciuto alla nascita, di sapere l’identità dei suoi genitori biologici prima del compimento del suo centesimo anno di età. Per riuscire ad attirare l’opinione pubblica, la sua unica speranza è ottenere la complicità di Gustavo, unico centenario non riconosciuto alla nascita in vita. Il solo che avrebbe il diritto di avvalersi di questa normativa ma che sembra non aver alcun interesse a farlo. “Il più bel secolo della mia vita” racconta l’incontro tra un centenario proiettato nel futuro e un giovane ancorato al passato e della loro inaspettata amicizia.

Recensione “Il più bel secolo della mia vita”: per Bardani è buona la prima

Crediti

  • Regia: Alessandro Bardani
  • Cast: Sergio Castellitto, Valerio Lundini, Marzio El Moety, Carla Signoris, Antonio Zavatteri, Elena Lander, Betti Pedrazzi, Sandra Milo
  • Sceneggiatura: Alessandro Bardani, Luigi Di Capua
  • Fotografia: Timoty Aliprandi
  • Genere: Drammatico, Commedia
  • Durata: 90 minuti
  • Produzione: Italia, 2023
  • Casa di produzione: Goon Films, Lucky Red, Rai Cinema
  • Distribuzione: Lucky Red [Italia]
  • Data di uscita: giovedi 7 settembre 2023

Riconoscimenti

“Il più bel secolo della mia vita” è stato presentato in anteprima al Giffoni Film Festival 2023 e ha ricevuto un’ottima accoglienza, alla quale ha fatto seguito l’assegnazione del premio per la sezione Generator +18.

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Recensione

Dev’essere spiacevole per un figlio che ahilui non sia stato riconosciuto alla nascita dai suoi genitori poter sapere il nome dei suoi veri papà e mamma solo dopo il compimento… di un secolo di età! Quello che sa di barzelletta rientra invece nel computo dei non affatto rari paradossi legislativi – trattasi infatti di una legge degli anni Ottanta – ed è ciò che costituisce altresì la premessa di questo buon film dolceamaro ben diretto da Alessandro Bardani, basato sull’omonima opera teatrale scritta dallo stesso con Luigi Di Capua, entrambi autori della sceneggiatura insieme a Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli.

Ma non ci si faccia ingannare: la levità apparente de “Il più bel secolo della mia vita” non implica per forza l’annullamento di una valutazione pesante sull’assurdità della situazione; e anzi, accresce in un certo senso la vis polemica nei confronti di una normativa avvertita come profondamente ingiusta. Il tema viene toccato, malgrado tutto, con dolcezza inattesa e un garbo da non sottovalutare, ma Bardani non manca neppure di severità quando si tratta di condannare implicitamente una regola che ha davvero del surreale.

Pur parlando di un argomento così delicato, il racconto sa perlopiù essere ironico e frizzante; e gran parte del merito va all’alchimia schiettamente avvertibile fra Gustavo (Sergio Castellitto) e Giovanni (Valerio Lundini), il vecchio e il giovane, un incontro fra idealismo e pragmaticità, fra sogno e rassegnazione che fa bene agli occhi e al cuore, una specie di “gioco degli opposti” destinato a trasformarsi a un certo momento, magicamente, in pregevole duetto esistenzial-generazionale.

Giudizio e conclusione

Il più bel secolo della mia vita” è una tragicommedia ben fatta, divertente ma al contempo seria, forte di una interpretazione ispirata dei suoi attori primari.

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Note di regia

È una storia che mi ha affascinato talmente tanto a teatro, che il passaggio al cinema è avvenuto grazie anche a Gabriele Mainetti che è uno dei produttori. Abbiamo iniziato a parlare di portarlo al cinema e voglio ringraziare due persone che abbiamo abbracciato e sono Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, due sceneggiatori che hanno scritto Gomorra insieme a Roberto Saviano. Gli è piaciuta la prima stesura della sceneggiatura che avevo scritto con Luigi Di Capua poi sono entrati loro e abbiamo trovato una grande quadra. Volevo lavorare con due persone che non fanno commedia di solito. Il più bel secolo della mia vita racchiude l’idea che ho del cinema: mischiare sacro e profano; mischiare la gioia e la tristezza, come nella vita. La morta è vissuta dal punto di vista di un centenario, che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo: quindi è importante non perdere tempo.

Quando ho incontrato Sergio Castellitto e ci siamo messi a parlare dell’altro attore co-protagonista, io gli ho detto una serie di nomi di altri attori e senza influenzarlo, lui ha subito detto: “Valerio Lundini. Me lo ha fatto conoscere mio figlio Pietro. È un genio assoluto.” Mettere due mondi così apparentemente diversi in realtà sono legati da una cosa sola: sono due eccellenze in quello che fanno. Avere un vero attore di esperienza come Castellitto, vicino a un ‘non attore’ come Lundini che si è rivelato più attore di altri attori, è stato come mischiare sacro e profano. Valerio ha dato una grande personalità al personaggio di Giovanni, un po’ surreale. Quando Sergio parla del film come di una favola ha ragione, perché non è facile incontrare un centenario e Giovanni dal carattere sicuro e rigido, ma dal modo di fare fiabesco.

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Mirko Tommasi

Mirko Tommasi

Classe 1975, storico dello Spettacolo e saggista, collabora abitualmente con il Centro Audiovisivi di Verona. É appassionato di cinema nordamericano e cura una guida online ai film che porta il suo nome.

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