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Three Identical Strangers (2018)

 

Recensione

Three Identical Strangers – Recensione: ‘from amazing to incredible’

Three Identical Strangers recensione

Three Identical Strangers (2018)

La storia “Three Identical Strangers” inizia nel 1980: un ragazzo di 19 anni parte sulla sua Volvo malandata per andare al college; una volta arrivato, tutti lo salutano, sembrano conoscerlo, gli danno il bentornato. Ma come è possibile, se è la prima volta che mette piede in quel posto e vede quelle persone? Eppure è così che è andata: un fatto casuale, banale, che ha cambiato la vita di molte persone.

Grazie a quello scherzo del destino, Edward Galland, David Kellman Robert Shafran hanno scoperto di essere fratelli gemelli, dopo 19 anni di vita trascorsi nella totale inconsapevolezza l’uno dell’altro.

Per i tre giovani ragazzi è come reincontrare un vecchio amico, sembrano conoscersi da sempre, ed è sbalorditivo scoprire quante cose hanno in comune, pur provenendo da ambienti diversi, famiglie diverse, educazioni differenti: fumano le stesse sigarette, gli piacciono le stesse cose, parlano e si muovono nello stesso modo. Sembra un gioco, una favola. Ma la realtà è molto più losca di quanto non sembri; e il documentario di Tim Wardle ce lo dimostra con abilità.

“Three Identical Strangers”: quando la realtà supera la fantasia

Inizialmente “Three Identical Strangers” sembra una storiella buffa, divertente, straordinaria eppure senza particolare significato: ma la narrazione si intensifica, cambia direzione, lascia credere allo spettatore di aver capito dove la storia vuole andare a parare per poi fargli scoprire che non è così, gioca con lui e con le sue convinzioni e alla fine lo lascia scosso e sbalordito.

Vedendo un documentario non ci si aspetterebbe un tale crescendo di emozioni, un climax, un simile coinvolgimento nella storia, eppure è quel che Wardle riesce a fare con la sua creatura: un’alternanza di materiale originale, interviste, brevi ricostruzioni, intrecciate insieme in modo  intelligente, che fanno si che il racconto scorra agilmente e all’apparenza placidamente, salvo poi effettuare brusche svolte e inversioni, che sorprendono e impediscono allo spettatore di staccare gli occhi dallo schermo.

Three Identical Strangers: una distopica realtà

Three Identical Stranger - foto

Pur sapendo che “Three Identical Strangers” racconta fatti assolutamente reali, pur vedendo sullo schermo i volti di David Kellman e Robert Shafran che guardano dritto in macchina e raccontano la loro storia, la loro vita, certe volte si ha la sensazione di guardare una fiction. Perchè mai, ci si chiede, un’agenzia di adozioni rinomata dovrebbe separare tre bambini, fratelli gemelli, di sei mesi, senza comunicare alle famiglie adottive l’esistenza degli altri due? Perchè farli crescere come sconosciuti, privandoli di un legame così forte e fondamentale? La risposta va trovata nella visione del documentario, senza dubbio, e assume tinte fosche e inquietanti, che fanno indignare e riflettere.

In certi momenti, addirittura, si sente lo spettro di storie come “The Truman Show” strizzare l’occhiolino alla vita di Edward, David e Robert (e ad altri come loro), e persino allo spettatore, che si ritrova infrante una delle sue incrollabili verità: che determinate cose succedono solo nei film, che non sono reali, che la mente umana non arriva a tanto. Ma forse è una verità che ha semplicemente la memoria corta.

La riflessione di “Three Identical Strangers”

“Three Identical Strangers” è un documentario che appassiona e sconvolge, che lascia a bocca aperta e con tanti pensieri in testa. La storia dei tre identici sconosciuti fa ridere e commuovere con le persone (non i personaggi) sullo schermo, ma dà anche allo spettatore molti spunti di riflessione sull’uomo e i suoi comportamenti.

Non placa, perchè non può, ogni sete di conoscenza dello spettatore, e lo sconvolge con verità così terribili da non poter sembrare reali; ma alla fine gli offre una lezione, un messaggio, davvero importanti… tuttavia, svelarlo rovinerebbe la visione del film, che merita davvero. E allora perchè non regalarsi un po’ di tempo in compagnia di un documentario davvero bello, ben fatto e significativo come “Three Identical Strangers”?

Giada Aversa

Trama

  • Regia: Tim Wardle
  • Cast: Silvi Alzetta-Reali, Eddy Galland, Ron Guttman, David Kellman, Andrew Lovesey, Robert Shafran
  • Genere: documentario, colore
  • Durata: 96 minuti
  • Produzione: USA, 2018
  • Distribuzione: n/d
  • Data di uscita: n/d

Three Identical Strangers - poster“Three Identical Strangers” del regista Tim Wardle è un documentario che racconta del particolare incontro di tre gemelli diciannovenni separati alla nascita, che dopo essersi riuniti riescono a salire alla ribalta. Questo singolare episodio sblocca anche un inquietante segreto che va oltre le loro stesse vite.

Three Identical Strangers: scoprirsi gemelli per caso

Siamo a New York nel 1980: tre completi estranei – Bobby Shafran, Eddy Galland e David Kellman – fanno la sbalorditiva scoperta di essere gemelli. I ragazzi vengono a sapere di essere stati separati alla nascita, adottati e cresciuti da tre diverse famiglie.

La loro storia è così incredibile che i giornali di tutto il mondo iniziano a parlare dei tre fratelli, facendoli diventare delle vere e proprie star. I ragazzi stringono una relazione e diventano amici molto velocemente. Si trasferiscono insieme in un appartamento e aprono un ristorante che ottiene rapidamente successo.

I tre sembrano vivere una favola, ma il loro incontro mette in moto una catena di eventi che finiscono per portare alla luce un sinistro segreto che potrebbe rispondere a molte controverse domande sulle contraddizioni del comportamento umano.

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