1938 – Diversi (2018)

1938 - Diversi -Recensione: un toccante viaggio a ritroso per non dimenticare l’orrore delle leggi razziali

1938 receRiannodare i fili della memoria, ascoltare dalla sempre più esile voce dei sopravvisssuti la testimonianza di ciò che è stato, cercare di spiegare ancora una volta perché e come sia stato possibile tutto questo, infine cercare i germi dell’odio ancora diffusi nell’aria che noi respiriamo, è questo il tentativo dell’ultimo lavoro di Pietro Suber, un intenso film-documentario girato in occasione dell’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali.

Il 18 settembre del 1938 a Trieste Mussolini annunciò la svolta razzista del regime fascista, svolta peraltro già preannunciata un paio di mesi prima dalla pubblicazione del "Manifesto degli scenziati razzisti" e seguita a breve da diversi Regi Decreti Legge che codificarono i provvedimenti contro i circa 47.000 cittadini italiani di religione ebraica.

1938 - Diversi: vite stravolte dall’oggi al domani e tutt'attorno tanta indifferenza

Attraverso i ricordi di chi allora era bambino e da un giorno all’altro fu costretto, senza capire neanche bene perché, a non poter più frequentare le scuole pubbliche, a perdere gli amici, ad assistere impotente alla fine del proprio mondo, si snoda il triste racconto del periodo più buio della nostra storia recente, quello in cui si crearono di punto in bianco due categorie di cittadini, quelli ‘normali’ e quelli di serie B, cui veniva progressivamente impedito tutto. Il documentario cerca di mettere in luce anche l’atteggiamento degli altri nei confronti di questa minoranza discriminata: esemplificativo il caso delle pagelle della piccola Lea Polgar, sulle quali la scritta "Razza Ebraica" accanto al nome, tracciato con esitazione il primo anno, diventava via via sempre più evidente e deciso, fino ad essere scritto in rosso l’ultimo anno.

"Italiani Brava Gente" è la frase dietro la quale per decenni la nostra coscienza si è giustificata, facendo passare alle generazioni future il messaggio che in fondo siamo italiani e le leggi le applichiamo a modo nostro, che non ci fu vera persecuzione, che, a parte pochi casi sfortunati, l’atteggiamento degli italiani di "Razza Ariana" nei confronti degli Ebrei italiani fu di accondiscendenza, se non di aiuto concreto.

1938 - Diversi: Suber documenta con schiettezza il collaborazionismo di tanti italiani, una presa di coscienza per molti ancora da venire

Nulla di più falso, il regista con un sapiente montaggio realizza un mosaico di spezzoni di interviste in cui si affrontano temi delicati, quali il collaborazionismo di tanti italiani nell'individuare i cittadini ebrei. Dopo l’otto settembre 1943 e l’occupazione tedesca, saranno quasi esclusivamente le squadracce di italiani a occuparsi di arrestare gli ebrei italiani e consegnarli ai nazisti per inviarli verso i campi di sterminio. Riaffiorano dai ricordi dei sopravvissuti figure mitologiche, quali Pacifico Di Consiglio, detto "Moretto", che a Roma sfidava i fascisti a pugni per le vie del Ghetto e che non esitò a sedurre la nipote di Luigi Roselli, capobanda tra i più crudeli tra i cacciatori di ebrei, per carpirle informazioni utili a salvare decine di correligionari. Le stesse viuzze al contempo erano percorse da personaggi ambigui, quali l’ebrea Celeste Di Porto, la famigerata "Pantera Nera", che con un cenno del capo segnalava agli scherani appostati la presenza di un ebreo, che lei, appartenendo alla comunità, ben conosceva.

Tra le cinque storie che, intrecciandosi, formano il tessuto dei ricordi che compongono il documentario, non possiamo dimenticare il tragico destino di Ettore Ovazza e della sua famiglia: ricco banchiere torinese, volontario assieme al padre e ai fratelli della Grande Guerra, fu fascista della prima ora e partecipante alla Marcia su Roma. Conobbe personalmente il Mussolini dei primi anni del fascismo, che lo rassicurò riguardo la posizione del regime nei confronti degli ebrei italiani. Rimase fino all’ultimo a Torino, anche quando dopo le leggi del 1938 la sua famiglia fu costretta a cedere la banca e il fascismo rivelò il suo vero volto.

1938 - Diversi: c’è spazio anche per chi ha dato riparo agli ebrei, e per i nostalgici di oggi, che poco sanno di quel che è stato il fascismo in Italia dopo gli accordi con la Germania

Sono ricordate anche belle storie, come quelle della tredicenne ebrea istriana Lea Polgar, che, dopo il trasferimento della famiglia a Roma, trovò riparo a casa di un artista, Aurelio Mistruzzi, che in quel periodo lavorava come incisore per il Medagliere Vaticano e abitava in una casa di proprietà della Santa Sede. Di contro appare sconcertante l’intervista al figlio di un presunto persecutore, che durante l’intervista non manca di esibire con orgoglio memorabilia del "fascistissimo" padre.

Il film si chiude con brevi interviste ai fascisti di oggi, a almeno a chi dice di rifarsi a quegli ideali, quali i giovani di "Forza Nuova", che denunciano una disarmante ignoranza riguardo a ciò che accadde, ripetendo come un mantra studiato a tavolino i triti e ritriti stereotipi delle lobby giudaico-qualsiasi cosa, che tirano i fili invisibili a tutti, ma non a loro, dell’economia mondiale, provocando da sempre qualsiasi sconquasso e crisi economica, naturalmente per guadagnarci loro.
Non convince del tutto, invece, la coda del film con la polemica riguardo le strade intitolate agli scenziati firmatari del "Manifesto della Razza" del 1938: non è ancora chiaro se quelle firme furono apposte su un documento effettivamente redatto da loro, o se dovettero accondiscendere ad ordini e testi venuti "dall’alto". In questo caso il desiderio di ristabilire la verità storica si confonderebbe con l’accanimento: il desiderio di giustizia non dovrebbe mai sconfinare nella vendetta.
Opportuno ricordare a questo punto una frase di Primo Levi: “È accaduto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.

Daniele Battistoni

  • Regia: Giorgio Treves
  • Cast: Roberto Herlitzka
  • Genere: documentario, colore
  • Durata: 62 minuti
  • Produzione: Italia
  • Distribuzione: Mariposa cinematografica
  • Data di uscita: 11 ottobre 2018

Locandina 1938 - diversiPresentato Fuori Concorso al Festival del Cinema di Venezia, "1938 - Diversi" è un documentario provocatorio che racconta una pagina di storia amara, che il nostro paese ha dimenticato troppo facilmente: l’antisemitismo e l’emanazione delle leggi razziali.

1938: quando l’uguaglianza, in Italia, morì

Era il 14 luglio 1938 quando Il giornale d’Italia pubblicò un documento destinato a sconvolgere milioni di vite in tutta la penisola: “ Il manifesto della razza. Bastarono dieci semplici punti per distruggere un’intera minoranza pacifica, che da secoli viveva in Italia, sentendosi italiana prima che ebrea.

Giorgio Treves e la sua famiglia subirono sulla loro pelle le conseguenze di questo tragico declino morale, pertanto il regista non ha paura di raccontare gli infimi meccanismi politici che condussero allo sterminio di milioni di innocenti.

Giorgio Treves non vuole tralasciare neanche un dettaglio del dramma che condannò alla miseria e alla morte centinaia di migliaia di ebrei. Attraverso testimonianze, lettere, filmati inediti, Treves analizza come i potenti italiani abbiano plasmato il pensiero di un’intera nazione, che fu condotta ad individuare il proprio nemico negli ebrei e non negli uomini che l’avrebbero spinta verso una guerra suicida.

1938: un incubo che potrebbe tornare

Uno degli obiettivi principali di Treves, oltre quello di informare, è quello di far riflettere. La mancanza di una coscienza storica e di un’adeguata conoscenza dell’argomento fanno sì che l’Italia non risulti mai totalmente vaccinata contro il razzismo e le drammatiche conseguenze a cui può portare una cultura dell'intolleranza.

L’emanazione delle leggi razziali e le cruente pene che furono inflitte alla minoranza ebraica non dovranno mai cadere nel dimenticatoio, affinché si preservino le generazioni future da nuovi fantasmi innocenti, di cui la nostra storia è ormai troppo infestata.

 

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