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Tim Roth

(Dulwich, 14 maggio 1961)
Con il suo fascino inquietante e oscuro, la grande sensibilità e il notevole carisma, l’attore inglese Tim Roth si cala alla perfezione in ruoli estremi e violenti: poliziotti e killer, uomini devastati, vendicativi e disperati. Nato a Londra, figlio di un giornalista e di una paesaggista, Roth arriva alla recitazione quasi per caso quando nel 1973, si presenta alle audizioni per la messa in scena di “Dracula” e ottiene il ruolo principale. Deciderà poi di lasciare i corsi di scultura della Camberwell School of Art per iniziare a recitare in pub e piccoli teatri londinesi. Nel 1984 lo troviamo in tv con l’amico Gary Oldman nel film di Mike Leigh “Meantime”, poi lavora in uno sceneggiato per la BBC in cui è un giovane skinhead violento e aggressivo ma anche estremamente sensibile. Il suo esordio sul grande schermo avviene nel 1984: il regista Stephen Freas lo dirige ne “Il colpo” (“The Hit”) al quale seguiranno film con altri grandi registi: “Il cuoco, il ladro, la moglie e l’amante” (1989) un noir di Peter Greenaway, “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” (1990) di Tom Stoppar, in cui ritrova l’amico Gary Oldman, film che vincerà il Leone d’Oro a Venezia e poi “Vincent e Théo” (1990) il lavoro che Robert Altman ha dedicato alla vita drammatica dei fratelli Van Gogh. All’inizio degli anni 90, dopo “Due vite in pericolo” (1992), Roth si trasferisce in California dove incontra Quentin Tarantino che nel 1992 gli affida il ruolo di Mr Orange il poliziotto-infiltrato ne “Le iene” e due anni dopo lo sceglie per interpretare Pumpkin il balordo del pluripremiato “Pulp fiction” (Palma d’oro a Cannes e Oscar per la miglior sceneggiatura). Nel 1994 con John Malkovich recita in “Cuore di tenebra” dal capolavoro di Joseph Conrad. Sempre nel 1994 è rimasta memorabile la sua interpretazione del killer James Gray, in lotta con la mafia russa, in “Little Odessa” a fianco di Vanessa Redgrave e Edward Furlong. L’anno dopo arriva la nomination agli Oscar per il ruolo dello spadaccino Sir Archibald Cunningham nel film di Michael Caton-Jones “Rob Roy” (1995), viene inoltre diretto ancora una volta da Tarantino in un episodio di “Four Rooms”. Nel 1996 lo troviamo nel cast di “Tutti dicono I love you” per la regia di Woody Allen (nel cast c’è anche Edward Norton). Gli anni 90 si chiudono con “Libertà vigiliata” (1996), “L’impostore” (1997) accanto a Chris Penn e a una giovane Renée Zellwegger, e “La leggenda del pianista sull’oceano“ (1998) diretto dal nostro Giuseppe Tornatore. Nel 2000 indossa i panni del marchese di Lauzen in “Vatel” con Uma Thurman e Gérard Depardieu a cui segue un piccolo cameo in “Bread and Roses” di Ken Loach e “Lucky Numbers” (2000) di Nora Ephron con John Travolta e Lisa Kudrow in cui è un uomo tormentato dai debiti che cerca la fortuna con una truffa al lotto. Sarà il tossico Izzy in “The Million Dollar Hotel” (2000) e il generale Thade nel remake di “Il pianeta della scimmie” dell’estroso Tim Burton del 2001, l’anno in cui presenterà al Festival di Venezia “Invincibile” di Werner Herzog. Nel 2004 Roth affianca Nick Nolte in “The Beautiful Country” lavora poi con altri due grandi registi Wim Wenders in “Non bussare alla mia porta” (2005) e Francis Ford Coppola “Un’altra giovinezza” (2007). Ora sugli schermi lo ritroviamo ne “L’incredibile Hulk” in cui è il cattivo Abominio, l’agente del KGb deformato dai raggi a cui si è sottoposto per affrontare Hulk-Ed Norton. Stanco ma contento di aver provato a lavorare in un film d’azione, ha raccontato alla rivista Best Movie di averlo fatto per i figli Timothy e Cormac, avuti dalla stilista Nicki Butler (ha un terzo figlio dalla prima moglie Lori Baker) svelando sotto i panni di personaggi duri e drammatici, il cuore di un tenero papà.
Barbara Mattiuzzo

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