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Steven Spielberg - Biografia

Steven Spielberg, uno dei maestri del cinema moderno americano

(Cincinnati, 18 Dicembre 1946)

“Mi piace sempre pensare al pubblico quando dirigo, perché io sono il pubblico”. Forse questo è il segreto di uno dei cinque maestri del cinema moderno e contemporaneo. Ma considerare Steven Spielberg “solo” come un regista è riduttivo date le sue ottime attività nel campo della produzione e della sceneggiatura cinematografica. Già da piccolo, Steven Allan Spielberg era un predestinato della settima arte. Portava sempre con se la sua 8mm coinvolgendo la mamma Leha Posner, musicista, e il padre, Arnold Spielberg, ingegnere elettronico, i suoi amici e i suoi famigliari, in brevi cortometraggi di cui curava e organizzava nei minimi dettagli i movimenti degli “attori”.

Da Cincinnati, dove è nato il 18 dicembre del 1946, si trasferisce insieme alla sua famiglia nel NewJersey, dove non riesce ad integrarsi bene con i suoi compagni di scuola che lo emarginano a causa della sua fede ebraica. Questo però non limita il talento dell’enfant prodige che già a 12 anni dirige il suo primo film amatoriale “The Last Gun” nel 1959, mentre due anni dopo realizza “Escape to Nowhere” e la durata sale, dal primo di soli otto minuti si passa ai quaranta minuti, in un continuo crescendo che lo porta lo stesso anno a dirigere “Fighter Squad” e nel 1964 “Firelight” esordio al fantascientifico del regista in erba, della durata di 140 minuti. Nel frattempo prosegue gli studi e, dopo essersi diplomato all’Arcadia High School di Phoenix, decide di frequentare la University of Southern California, dove studia anche George Lucas; la sua domanda d’ammissione viene però respinta due volte e l’artista ripiega per la California State University. Ma la passione del cinema prevale sempre, tant’è che Spielberg, spesso e volentieri, sgattaiola di nascosto dentro gli Universal Studios fingendosi un dipendente, finchè non viene scoperto ed assunto veramente.

La grande opportunità arriva a ventidue anni con il primo cortometraggio che verrà proiettato nei cinema, “Amblin” (1968), e che sarà d’ispirazione per la prima casa cinematografica che fonda, la Amblin Entertainment appunto. Con lo stesso lavoro vince l’Atlanta Film Festival, che gli permette di avere un contratto di sette anni con la Universal Picture, in cui ha modo di dirigere vari show e serie televisive come “The Name of the Game”, “Rod’s Serling ‘s Night Gallery”, “Qualcosa di Diabolico” e film tv come “Duel” del 1971 e “Savage”, del 1973. Alla gavetta registica segue quella di sceneggiatore di pellicole come “Poltergeist” del 1982 e “Gooneis” del 1985.

Ma soffermandoci sulla sua ascesa da director. Il primo film importante per la sua carriera è ”Sugarland Express” del 1974, un solo anno prima de “Lo Squalo” (1975) che lo lancia definitivamente. Il film ottiene tre Oscar e incassa la cifra record di 470 milioni di dollari. Spielberg ha ora la possibilità di dedicarsi ad un progetto che porta con sé da quando era un bambino: un film sugli UFO. Ecco spiegato il motivo alla base della realizzazione di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” del 1977, che oltre ad entrare nella storia del cinema fantascientifico con la classificazione di cult movie, registra anche la partecipazione di Francois Truffaut in un piccolo cameo. D

i un filmaker così importante è doveroso ricordare anche il primo flop, “1941 - Allarme ad Hollywood” del 1979, solo per tenere presente che si sta parlando di un essere umano, e non di un alieno come i personaggi dei suoi film. Arrivano gli anni ’80 e con essi la consacrazione del mito con “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta” del 1981, a cui lavora con l’amico George Lucas, e “E.T. l’extra-terrestre” (1982), per cui sfiora per la seconda volta il premio Oscar come Miglior Regista, consolandosi con il premio italiano, il David di Donatello, per il Miglior Film Straniero. Nel 1983 realizza “Ai confini della realtà” e l‘anno seguente torna a dirigere, con il suo cappello da baseball sempre fra i capelli, un’altra icona cinematografica, Harrison Ford, il cui cappello ha fatto, e fa, storia, in “Indiana Jones e il tempio maledetto”. Nel 1985 sposa Amy Irving da cui avrà Max, il suo primogenito. Realizza inoltre la trasposizione del romanzo di Alixe Walker, “Il colore Viola” (1985), e finanzia come produttore “Ritorno al Futuro”, mentre nel 1987 è la volta della regia de “L’impero del Sole”. Nel 1989 torna con il professor Henry Jones in “Indiana Jones e l’ultima crociata” lasciandosi alle spalle il flop “Always” remake di “Joe il pilota” con Audrey Hepburn.

Divorzia dalla prima moglie e sposa l’attrice Kate Capshaw aumentando il nucleo familiare a sette figli, tra quelli naturali e quelli adottati. Forse è guidato dal suo spirito paterno quando nel 1991 si cimenta in “Hook – Capitano Uncino”, con Robin Williams come Peter Pan, Dustin Hoffamn come Capitan Uncino e Julia Roberts nei panni di Tinkerbell, alias la fatina Trilli. Due anni dopo arriva un altro kolossal, destinato a diventare una saga come Indiana Jones, “Jurassic Park”. Ma dopo tanto successo monetario e riconoscimento da parte del pubblico sempre nel 1993 sente il bisogno di mettersi alla prova con un’opera che riscopra le sue tradizioni familiari e la cultura ebraica.

È così che nasce il commuovente quanto drammatico “Schindler’s List”, dove affronta per la prima volta il tema dell’Olocausto e scuote le coscienze ancora turbate dal peso di tale atrocità. A coronare il tutto arriva anche l’atteso Oscar come Miglior Regia ma anche come Miglior Film. Il 1997 non è un anno felice per il regista, che dirige “Jurassic Park e il mondo perduto” ma al contempo viene accusato di plagio con “Amistad” e subisce la perdita di una cara amica, Lady Diana. Incappa inoltre in un brutto incidente stradale e rischia lo stupro da parte di un mitomane che verrà poi condannato per tale gesto a 25 anni di carcere.

Il 1998 gli regala però un altro Oscar alla regia grazie a “Salvate il Soldato Ryan” dove mostra nei primi venti minuti della pellicola, il D-Day, lo sbarco degli alleati in Normandia il 6 Giugno del 1944, in tutta la sua crudele ed umana realtà. Grazie al contributo dato al cinema inglese viene nominato da Elisabetta II Cavaliere dell’Ordine dell’Impero Britannico. Non solo la Seconda Guerra Mondiale, ma anche il mondo degli extraterrestri è la sua grande passione, e quest’ultima lo spinge nel 2001 a realizzare “A.I. Intelligenza Artificiale”.

Nel 2002 dirige Leonardo di Caprio e Tom Hanks in “Prova a prendermi”, e Tom Cruise, nel futuristico “Minority Report”. Con Hanks lavorerà di nuovo in “The Terminal” (2004) mentre con Cruise ne “La Guerra dei Mondi” del 2005, anno in cui dirige anche “Munich”. Nel 2008 è tornato sul grande schermo con il quarto capitolo dell’epopea jonsiana “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” e con il documentario “A Timeless Call”. Il 2009 è un anno di silenzio per il regista, che tuttavia dovrebbe tornare a breve sui grandi schermi con la pellicola “The Adventures of Tintin: The Secret of the Unicorn” e “War Horse” ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, entrambi in uscita nel 2011. Essendo un regista futuristico, o un uomo che viene dal futuro grazie al suo stile geniale, per il 2012 è già stato annunciato alla regia di “Interstellar”.

Eva Carducci

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