Lars von Trier - Biografia (Copenaghen, 30 Aprile 1956)
Lars Trier nasce a Copenaghen il 30 aprile del 1956. La madre è impiegata nel servizio civile e il padre putativo lavora presso il ministero danese: in realtà scopre nel 1995 che il padre biologico è Hartmann, l’ex capoufficio della madre, scelto dalla donna che “voleva un gene artistico”. Hartmann, tuttavia, non lo ha mai riconosciuto. I genitori sono nudisti, comunisti e atei e lo lasciano crescere nella libertà più assoluta: questo eccesso crea nel bambino un grande desiderio di determinazione, cosa che si porterà dietro anche da adulto. Abbandona la scuola a 15 anni, decidendo di riprendere e terminare gli studi solo a 18, e quando è ancora studente di cinematografia alla Danish Film School adotta il “von”, in onore del regista Josef von Sternberg. Nei primi anni ’80 gira i cortometraggi iniziali: “Nocturne” (1980) e “Images on a Relief” (1982), con cui vince il premio come Miglior Film al Munich Film Festival. Successivamente, si lancia nel grande schermo, con “L’elemento del crimine” (1984), assicurandosi anche il Gran Premio Tecnico a Cannes: la critica lo paragona immediatamente a Orson Welles e Tarkovsky. Trier non si lascia adulare e si dedica a “Epidemic” (1987), Medea” (1988) ed “Europa” (1991), che sbanca Cannes, assicurandosi il Premio della Giuria, il secondo Gran Premio Tecnico e il Premio per il Miglior Contributo Artistico. Lo stesso anno lancia il progetto “Dimension” con Udo Kier: riprenderà l'attore per 3 minuti ogni anno, il 25 dicembre, in differenti città d'Europa, per 33 anni, fino al 2024. Steven Spielberg gli offre di dirigere in America un film, ma von Trier declina gentilmente. Ha, in effetti, ben altre idee in mente: prima di tutto, un telefilm horror, “The Kingdom – Il Regno” (1994), di cinque ore, e poi un vero e proprio manifesto artistico, “Dogma 95”, che presenta il 20 marzo 1995 all’Odeon di Parigi, insieme a Thomas Vinterberg, Søren Kragh-Jacobsen e Kristian Levring. Il manifesto si presenta in 10 regole, che andranno seguite per 10 anni (quindi, fino al 2005): 1) le riprese devono esse fatte sul luogo, il set non deve essere costruito; 2) il suono non deve essere separato dalle immagini e viceversa (la musica può rimanere se è nel contesto); 3) la camera deve essere tenuta a mano; 4) la pellicola deve essere a colori, le luci speciali sono vietate; 5) filtri e trucchi visivi sono vietati; 6) il film non deve contenere omicidi, armi, azioni violente; 7) il film deve seguire la regola del "qui e ora", sono vietati salti temporali e geografici nella narrazione; 8) il film di genere sono vietati; 9) il formato della pellicola deve essere "Academy 35 mm". È su questi presupposti che nasce, l’anno successivo, “Le onde del destino”, vincitore del Premio della Giuria a Cannes e del Premio César come Miglior Film Straniero. Seguono due anni di pausa e giungono “Idioti” (1998) e un nuovo capolavoro, “Dancer in the Dark” (2000), che i più ritengono per molta parte contrario al Dogma e che vince la Palma d’Oro a Cannes. In realtà, leggendo in modo più approfondita il film e i precetti, per quanto musical il film si adatta al regolamento del 1995. Nel 2003 Nicole Kidman si offre a Trier come attrice per “Dogville”, che viene girato nello stesso anno: il primo capitolo di una trilogia cui seguirà: “Manderlay” (2005), interpretato però da Bryce Dallas Howard e che, al momento è senza conclusione. Il 2003 è anche l’anno de “Le cinque variazioni”, una chicca per veri amanti di von Trier. Nel 2006 il regista sospende la saga "America: terra dell'opportunità" e ne fa partire un’altra, che parte dalla commedia “Il grande capo”, in cui si avvale dell’inedita tecnica dell’automavision. Nel 2007 ha girato il corto “Occupation”, mentre per il 2009 è tornato a l’horror con “Antichrist”, interpretato da Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg e in concorso al Festival di Cannes. Von Trier, stando a chi lo conosce bene, non è noto solamente per l’illuminazione artistica, ma anche per le numerose fobie: viaggia solo in auto o con i treni di una determinata compagnia, ogni anno attraversa l'Europa in camper per andare al Festival di Cannes, non prende l’aereo ed è convinto di avere il cancro, anche se non gli è mai stato diagnosticato.
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