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Ingrid Bergman

(Stoccolma, 29 agosto 1915 – Londra, 29 agosto 1982)

Figlia unica dello svedese Justus Samuel Bergman e della tedesca Friedel Adler, Ingrid Bergman rimane orfana di madre alla tenera età di tre anni e poi del padre a tredici. Adottata da alcuni parenti inizia gli studi alla scuola del Reale Teatro Drammatico (Royal Dramatic Theater) di Stoccolma. La sua prima parte in un film la ottiene a vent’anni ne “Il conte della città vecchia” (1935), dove interpreta il ruolo di una cameriera. Ed è Gustaf Molander che per primo la nota e la fa recitare in un’altra dozzina di film (tra i quali il famoso “Intermezzo”, 1936) per i quali ottiene la fama in Svezia. Intanto nel 1937 sposa Lindstrom e l’anno seguente nasce la prima figlia Pia. Il successo in patria le giova anche all’estero, tanto che il produttore David O. Selznick (che produrrà molti film di Hitchcock) le propone un contratto allettante negli Usa, grazie al quale può scegliere non solo i copioni, ma anche i partner accanto a cui recitare. Ingrid per amore della famiglia accetta di andare a Hollywood solo per un anno, durante il quale interpreta per la seconda volta con successo “Intermezzo” (1939) di Gregory Ratoff. Dopo essere tornata in Svezia e aver realizzato altri film, nel 1940 si trasferisce con il marito e la figlia negli Usa. La sua bellezza, apparentemente fragile, la sua femminile passionalità e la sua bravura conquistano pubblico e critica e la sua fama sembra oscurare quella della connazionale Greta Garbo, di soli dieci anni più grande di lei, ma nella fase di declino della sua carriera. Nel 1941 veste i panni della prostituta nel remake di Victor Fleming “Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde” (diretto in passato da Mamoulian) deludendo le aspettative di chi a Hollywood voleva renderla icona di grande moralità. Dopo “Follia” (1941) di Woody Van Dyke e “La famiglia Stoddard” (1941) di Gregory Ratoff, nel 1942, affiancata da Humphrey Bogart, è consacrata all’immortalità con “Casablanca” di Michael Curtiz. Segue la prima nomination all’Oscar con “Per chi suona la campana” (1943) di Sam Wood, tratto dal romanzo omonimo di Ernest Hemingway, che personalmente scelse gli attori protagonisti. Ma è con il dramma coniugale “Angoscia” (1944) di George Cukor che ottiene l’ambita statuetta, interpretando una moglie perseguitata dal marito che vuole farla credere pazza per impossessarsi dei suoi gioielli. Dopo essere stata diretta ancora da Sam Wood, nel melodramma “Saratoga” (1945), arriva, lo stesso anno, un’altra nomination con “Le campane di Santa Maria” di Leo McCarey. Sempre nel 1945 inizia a lavorare con Alfred Hitchcock che forse più di tutti riesce a far emergere una singolare femminilità in cui fragilità e forza si alternano in un gioco fortemente carismatico. Prima recita in “Io ti salverò” (1945), a fianco a Gregory Peck, poi in “Notorious, l'amante perduta” (1946), indimenticabile film di spionaggio, ultimo lavoro che la lega a un contratto con Selznick, dove interpreta la figlia di una spia nazista che, per aiutare un agente americano di cui è innamorata, sposa uno dei capi dello spionaggio tedesco. Dopo l’insuccesso di “Arco di trionfo” (1948), di Lewis Milestone, l’attrice costituisce una società di produzione indipendente per “Giovanna D’Arco” (1948), di Victor Fleming, kolossal dai costumi e dalle scenografie spettacolari per il quale spende una cifra impensabile per quei tempi (ben cinque milioni di dollari). Nonostante la quarta nomination all’Oscar, anche questo film è un fallimento. La delusione professionale e la crisi del suo matrimonio convincono sempre più la star a cambiare registro e a interessarsi a un nuovo tipo di cinema in cui l’aspetto artistico predomina su quello commerciale. Dopo aver visto “Roma città aperta” e “Paisa” scrive a Roberto Rossellini e gli dichiara: «...se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo "ti amo", sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei... ». Rossellini approfitta della fortunata occasione e la preferisce alla Magnani – dapprima nell’arte e subito dopo nella vita privata – scegliendola per un film ambientato a Stromboli e scritto in origine per l’attrice italiana. L’incontro tra i due avviene a Parigi nel periodo in cui Ingrid Bergman sta girando “Il peccato di Lady Considine” (1949), ultimo film in cui è diretta da Hitchcock. “Stromboli terra di Dio” (1950) è un vero e proprio evento, il set è assediato da fotografi e giornalisti anche a causa delle indiscrezioni sulla possibile relazione tra i due artisti. Per ripicca e per gelosia, Anna Magnani, nello stesso periodo e in un'altra delle isole Eolie, interpreta "Vulcano". Alla fine dell’anno la Bergman rimane incinta, provocando un enorme scandalo negli Stati Uniti dove era osannata come esempio di grande moralità. Il dottor Lindstrom, con il quale è ancora sposata, chiede il divorzio e ottiene l’affidamento di Pia, anche lei contro la madre. È il 1950 quando Ingrid e Roberto Rossellini si sposano e nasce Roberto jr. chiamato da tutti Robertino. Intanto esce al cinema il loro film, amato in Italia e disprezzato negli USA. Nel 1952 la coppia avrà altre due figlie: le gemelle Isotta Ingrid e Isabella, l’attrice riconquista il pubblico e realizza con il marito altri film come “Europa ’51” (1952) e “Viaggio in Italia” (1953), di grande valore artistico, ma deludenti da un punto di vista commerciale. Nel 1956, dopo essere stata diretta da Jean Renoir in “Eliana e gli uomini”, la star, in seguito a un’ottima offerta della Fox, torna a Hollywood e lavora con Anatole Litvak in “Anastasia”, grazie al quale ottiene il secondo Oscar come Miglior Attrice. Fallito anche il matrimonio con Rossellini la diva si lega all’impresario teatrale Lars Schmidt che sposa nel 1958 e con il quale rimane fino al 1976. Sempre nel 1858 recita ne “La locanda della sesta felicità” di Mark Robson e in “Indiscreto” di Stanley Donen. Nonostante la fama Ingrid continua ad avere problemi nella vita privata: Isabella non gode di ottima salute e a lei viene diagnosticato un cancro al seno. Tuttavia la donna non abbandona l’impegno professionale: si avvicina al teatro e alla televisione, continuando a lavorare sia per il cinema europeo che per quello americano. Il terzo premio Oscar (questa volta come Miglior Attrice non Protagonista) arriva nel 1975 con “Assassinio sull’Oriente Express” (1974) di Sidney Lumet. Nel 1976 lavora per Vincente Minnelli in “Nina”, in cui debutta la figlia Isabella. Nel 1977 l’attrice prova nuovi dispiaceri per la morte di Rossellini, la nascita del figlio del marito con la sua nuova compagna e l’avanzare del tumore. Dopo un intervento chirurgico e una pesante chemioterapia, accetta di essere diretta da Igmar Bergman, il più grande regista svedese. Nel difficile ruolo di “Sinfonia d’autunno” (1978) - ultimo per il grande schermo - riceve ancora una nomination all’Oscar. È il 1980 quando la Bergman insieme a Alan Burgess pubblica il libro autobiografico “Ingrid Bergman – La mia storia”, mentre l’anno successivo recita per l’ultima volta per la televisione in una biografia del primo ministro israeliano Golda Meir, grazie a cui riceverà un premio Emmy come Miglior Attrice nel 1982, dopo la sua morte avvenuta il giorno del suo compleanno.

Laura Calvo

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