GIORGIO TIRABASSI - BIOGRAFIA

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Giorgio Tirabassi - Biografia

Giorgio Tirabassi è un formidabile interprete. Lo ricordiamo nella serie tv “Ultimo”, nel defunto giudice Paolo Borsellino della fiction omonima, la migliore delle sue interpretazioni, e nella seconda stagione della serie “Distretto di Polizia”, che lo renderà personaggio amatissimo dal pubblico. E’ vincitore nel 2001 di un David di Donatello con il cortometraggio “Non dire gatto”

(Roma, 1 Febbraio 1960)

Vincitore nel 2001 di un David di Donatello con il cortometraggio “Non dire gatto”; convinto che il segreto del suo fascino sia la simpatia, ignorando forse i numerosi commenti di donne entusiaste del suo aspetto; ci si chiede come si possa non averlo desiderato almeno una volta come padre, professore, difensore della giustizia o ancor meglio come amico, dopo aver assistito a una delle sue interpretazioni. Stiamo parlando di Giorgio Tirabassi, uno degli attori più amati e rispettati del cinema e in particolare della televisione italiana.

Classe 1960, Giorgio Tirabassi nasce a Roma e tra i banchi di scuola si distingue come il buontempone che con chitarra e barzellette, è solito animare le giornate dei diversi gruppi di amici che frequenta. Nonostante la forte balbuzie e l’interesse verso le materie umanistiche, che tanto avrebbe voluto approfondire all’università, decide di dedicarsi alla recitazione non appena maggiorenne. Figlio di un tempo in cui il mestiere di attore viene spesso paragonato a quello di artigiano, per la necessità di conoscere le regole e le tecniche specifiche di questa arte per poterla esercitare, Tirabassi non si forma attraverso una scuola, bensì direttamente sul palcoscenico entrando giovanissimo nella compagnia teatrale di Gigi Proietti. Gli anni trascorsi sotto la sua direzione, ben nove, sono quelli della gavetta sia televisiva che teatrale.

È l’era di “Come mi piace” (1982), “Per amore e per diletto” (1987) e “Sconcerto” (1987) e anche dell’intrattenimento sul piccolo schermo di “Fantastico 4” (1983), “Io a modo mio” (1985), ”Sogni e bisogni” (1985), “Ieri Goggi e Domani” (1988), e gli ancor più popolari “Villa Arzilla” (1990) e “Club 92” (1991). Durante questo periodo Tirabassi matura una personalità comunque autonoma rispetto al suo maestro ed impara, talvolta ‘per contrasto’, i primi rudimenti che avrà poi occasione di raffinare con altri grandi attori del calibro di Mastroianni e Manfredi con cui si troverà poi a lavorare rispettivamente in “Verso sera”, grande successo di Francesca Archibugi del 1990 e in “Un commissario a Roma” (1992). Dedito alla ricercadi una personale identità recitativa e guidato da un istinto che difficilmente negli anni lo tradirà, rifiuta l’offerta di partecipare allo storico “Drive In” (1983), nella convinzione di non averla ancora sviluppata come attore comico.

Dopo l’esordio cinematografico in “Magic Moments” (1984) e il progetto con Tinto Brass, “Snack Bar Budapest” (1988), il cui risultato non aderisce alle aspettative di un film diverso rispetto al taglio consueto del regista, Tirabassi viene richiesto prima da Mazzacurati nel ruolo minore di Vanni di “Un'altra vita” (1992), poi dall’affezionato Marco Risi nel film drammatico “Il branco” (1994), in cui si trova a far parte insieme a due giovanissimi Luca Zingaretti e Ricky Memphis, di una banda della periferia romana, accusata di aver ripetutamente stuprato due ragazze. Il biennio 1997-8 si rivela per l’attore, ormai affermatosi tanto nella commedia quanto nel dramma, come in assoluto uno dei più prolifici di tutta la carriera: viene richiesto da Zaccaro ne “Il carniere” (1997), di nuovo da Marco Risi in “L’ultimo Capodanno” (1997), da Caligari nel film cult “L’odore della notte” (1998) e ne “La cena” (1998), pellicola diretta dal grande Ettore Scola, con colleghi di prestigio quali Gassman, Giannini e Sandrelli. Il 1998 è anche l‘anno della nota miniserie “Ultimo”, altra perla nostrana del regista Stefano Reali, a cui seguiranno “Ultimo - La Sfida” (1999) e “Ultimo - L‘infiltrato” (2004), in cui Tirabassi veste i panni del Maresciallo dell’Arma, Sarubbi, soprannominato Ombra dai componenti della squadra antimafia condotta dal personaggio di Raul Bova. Se è vero che la gavetta è stata lunga e che le partecipazioni sui diversi set, compreso quello di “Paz” (2002) di Renato De Maria, sono state brillanti è altrettanto vero che, perché Giorgio Tirabassi entri nel cuore di milioni di italiani e divenga un personaggio tra i più popolari, bisognerà attendere il 2001 e la conoscenza con l’energico produttore Pietro Valsecchi, che lo vuole nella seconda stagione della serie poliziesca “Distretto di Polizia” (2001).

Valsecchi e la Taodue si rivelano lungimiranti: il personaggio di Roberto Ardenzi, uomo misurato ma d’azione, gli calza a pennello e attira tutta la simpatia del pubblico che ride e si commuove dinanzi all’amicizia di questi con il collega Mauro Belli, interpretato da Ricky Memphis. Sempre pronti a scherzare da bravi romanacci persino sul palco del sabato sera di Fiorello, la coppia si stanca presto dei ritmi imposti da una serie tanto lunga, che in effetti non permette loro di dedicarsi agli affetti famigliari e nemmeno di condurre altre esperienze, perciò, spinti anche da un comune dissenso per la piega ‘fumettistica’, che i nuovi copioni stanno prendendo, decidono al termine della quarta serie, tra le lacrime dei fan scossi dal suo epilogo, di abbandonare il X Tuscolano. Ma non finisce qui; siamo nel 2004, Valsecchi gli offre una cospicua somma e il ruolo da protagonista perché registri anche la quinta serie; sebbene non molto convinto Tirabassi accetta, ma a condizione che questi gli conceda un anno per girare il lavoro forse di maggior pregio di questo istrionico professionista: interpretare il ruolo del magistrato ucciso dalla mafia, Paolo Borsellino, nell’omonimo film per la televisione.

Già nel corso delle riprese Tirabassi si rivela magistrale e capace, come nessuno mai, di restituire al personaggio tutto lo spirito ed anche la fisicità che lo caratterizzavano, rendendo così omaggio anche alla famiglia Borsellino vittima di tale perdita. “E’ tremendo, ma quando parlo di lui continuo a commuovermi, è come se lo avessi sempre davanti agli occhi, lo porterò con me tutta la vita”, sarà uno dei commenti rilasciati in merito a tale interpretazione. Arriviamo dunque a tempi più recenti e dopo una piccola parentesi in “Non prendere impegni stasera” (2006), lo ritroviamo infine in un altro progetto pensato per l’intrattenimento televisivo giovanile, “I liceali” (2008) e “I liceali 2” (2009), per l’appunto, in cui Tirabassi presta il volto all’impacciato e amatissimo dagli studenti, Professor Cicerino, dai metodi sperimentali, un po’ stile “Sister Act”, non sempre apprezzati dal suo superiore. In realtà, già dalla prima messa in onda, che coinciderà con una turbolenta protesta contro il ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, tale odierna fatica genera non poche polemiche, che l’attore mette a tacere spiegando la propria intenzione di non offendere nessuno e chiedendo di non cercare un’aderenza precisa al reale in una fiction televisiva il cui affresco giovanile può soltanto aspirare ad assomigliarvi. Con tale nuova primizia della tv-seriale italiana, Tirabassi si avvicina molto al mondo degli adolescenti e nei diversi interventi sull’argomento che gli vengono richiesti, si dimostra spesso oltre che attore anche uomo conscio dei meccanismi dei suoi tempi e più di tutto preoccupato del sociale, come peraltro continua a dimostrare, il suo personale tour teatrale intitolato “Coatto Unico”, rappresentato più volte negli anni, anche tra le mura del carcere di Rebibbia.

Un percorso davvero ricco, dunque, quello di questo personaggio, uno dei pochi del suo ambiente, forse, a poter dire di essersi realizzato tutto da sé con rigore e rispetto non solo verso se stesso ma anche verso l’arte del recitare a cui, se possiamo permetterci, davvero manca soltanto la dimensione dell’internazionalità per completare il proprio illustre curriculum.

Cecilia Sabelli

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