Georges Méliès, nato a Parigi l’8 dicembre del 1861, è unanimemente considerato uno dei pionieri del cinema fantastico, oltre che un genio del cinema muto. Figlio di piccoli artigiani, il giovane Georges si interessa fin da giovanissimo al teatro e soprattutto alla prestidigitazione. Nel 1888 riesce ad acquistare il famoso teatro Houdin, fondato dal grande illusionista Robert Houdin e specializzato in spettacoli di magia. Fra il 1888 e il 1892 Méliès è il direttore e la principale attrazione del teatro con un enorme successo sulla scena parigina.
Alla ricerca di sempre nuovi trucchi da utilizzare nei suoi spettacoli, il giovane prestigiatore si reca a vedere la prima proiezione cinematografica dei fratelli Lumière nel dicembre del 1895, rimanendone subito conquistato. Dopo aver tentato inutilmente di convincere i Lumière a vendergli una cinepresa, decide di costruirsi un proprio apparecchio ottico per riprendere le immagini in movimento e comincia così una sua propria produzione di brevi filmati. Inizialmente l’idea di Méliès è quella di fare di queste piccole proiezioni un prolungamento strumentale dei suoi spettacoli magici. Grazie ai proiettori si potevano far apparire e sparire immagini sconcertanti per il pubblico del tempo. Quasi subito però si rende conto che le potenzialità del mezzo vanno ben oltre l’illusionismo e che con il cinema si possono raccontare storie fantastiche.
Dopo il 1897 si dedica sempre di più a riprendere veri e propri filmati: invece di semplici spettacolini con giochi di prestigio, storie con maghi, demoni e incantatori. Inizialmente Méliès mette a frutto la sua esperienza di scenografo e prestigiatore per animare i filmati, facendo uso di specchi, esplosioni, cortine di fumo, ma quasiimmediatamente scopre che si possono realizzare trucchi impossibili al teatro usando il sistema del “fermo fotogramma”.
L’idea di realtà del cinema andava così ad amplificare la meraviglia di questi primitivi “effetti speciali”. A Mèliès si devono anche i primi esperimenti sulla sovrimpressione e sulla dissolvenza. Insomma grazie al prestigiatore francese, il cinema avanza impercettibilmente verso la forma film, anche se non arriva mai a sistematizzare la propria intuizione in una teoria. Tra il 1896 e il 1914, produce ben 531 film che vanno da uno a quaranta minuti, alcuni dei quali diventano per il suo tempo dei veri e propri “blockbuster”. Alcuni sono più dichiaratamente “horror” come “L’albergo stregato” (1896) o “La casa del diavolo” (1897).
Altri sono ricostruzioni storiche di episodi famosi come “Giovanna D’Arco” (1899) o “L’affaire Dreyfus” (1899).Uno dei più famosi è certamente l’avveniristico e satirico “Il viaggio nella Luna” (1902) che include la famosa scena del razzo che si pianta nell’”occhio” dello sfortunato satellite. Altrettanto successo ha il suo “Viaggio attraverso l’impossibile” (1904) che descrive un tumultuoso viaggio a bordo di un fantastico treno che porta i suoi passeggeri sulle Alpi, su altri pianeti e poi anche sotto il mare. Questi film, fortemente ispirati dai romanzi avveniristici di Jules Verne, sono attualmente considerati i precursori della fantascienza moderna. Con la Prima Guerra Mondiale il cinema francese entra in una grave crisi e Mèliès, che non ha alle spalle una grossa società di produzione, come la Pathé, ne è travolto.
Nel 1914 il Teatro Houdin viene chiuso per ordine delle autorità e il regista è costretto a dichiarare bancarotta, ritirandosi dalle scene. Negli anni successivi i suoi lavori cadononell’oblio. Moltissime pellicole sono vendute ai distributori, o semplicemente distrutte. Mèliès si riduce a fare il commesso in un piccolo negozio di giochi e trucchi magici nella Stazione di Montparnasse.
Negli anni Trenta il suo cinema è riscoperto dal movimento surrealista e una grande campagna di stampa, condotta dai cine-giornali, riesce a salvare il suo nome dall’oblio. Nel 1931 Georges Mèliès è insignito della Legion d’Onore per i suoi meriti artistici e gli è concessa una pensione da parte del Sindacato dei lavoratori cinematografici. Muore pochi anni dopo, nel 1938, proprio quando gran parte delle sue pellicole vengono acquistate da Henri Langlois, futuro fondatore della Cinémathèque Française, per proteggerle e restaurarle.
Fabio Benincasa
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