Erich von Stroheim - Biografia
(Vienna, 22 settembre 1885 – Yvelines, 12 maggio 1957)
Erich von Stroheim, il cui vero nome è Erich Oswald Stroheim, nato a Vienna, il 22 settembre 1885, è stato un attore e uno dei più famosi e controversi registi del cinema muto hollywoodiano. I contorni della biografia di Stroheim sfumano in leggenda perché l’eccentrico artista confuse volutamente le acque, diffondendo sul suo conto ogni sorta di falsità e pubblicando fantasiose “biografie autorizzate”. Per esempio si spacciava spesso e volentieri per un nobiluomo austriaco rovinato dal gioco, affermando di aver servito per anni come ufficiale nella cavalleria austro-ungarica, ma invece era figlio di un cappellaio ebreo e non aveva mai prestato servizio militare. Alcuni biografi arrivarono a sospettare che fosse in realtà nato negli USA, visto che per molti anni rifiutava anche solo di parlare in tedesco. Le poche notizie certe attestano che Stroheim immigra negli USA nel 1909 e finisce per lavorare come aiuto regista e attore per il grande D.W. Griffith, anche se la sua conclamata partecipazione a “Nascita di una nazione” (1915) è contestata da più parti. Sicuramente è sul set di “Intolerance” (1916) e “Cuori del mondo” (1918), due capolavori del muto girati da Griffith, con compiti di assistenza. Intanto come attore si specializza nei ruoli da aristocratico arrogante e crudele, tanto che lo soprannominano “L’uomo che amerete odiare”. Grazie all’esperienza pratica e al background fasullo di nobile e intellettuale maledetto, Von Stroheim riesce a convincere la Universal a lasciargli dirigere e interpretare “Mariti ciechi” (1918), uno scandaloso triangolo amoroso, dove si ritaglia la parte di un vigliacco ufficiale austriaco che corteggia la moglie di un americano. I tanti elementi scandalosi della trama e la magnetica recitazione dell’ “odioso” Von Stroheim decretano il successo internazionale della pellicola. La carriera del regista poteva dirsi lanciata, ma il carattere difficilissimo e il suo temperamento dittatoriale sul set gli procurano molti guai con le major e i produttori. Nel 1920 gira “Il grimaldello del diavolo”, andato perduto. Successivamente affronta la sfida di “Femmine folli” (1921) un colossal che sarebbe costato la cifra (favolosa per l’epoca) di un milione di dollari. Il film, la storia di un avventuriero e due donne che si macchiano di ogni genere di nefandezza, spacciandosi per aristocratici a Monaco, dovrebbe durare tre ore e contenere scene cariche di erotismo e cinismo molto duro. La Universal, preoccupata di un insuccesso, toglie il lavoro a Von Stroheim, procedura che ai tempi del muto era considerata lecita in caso di disaccordo. È così che la pellicola viene rimontata, ridotta a due ore e cambiata in molte parti. Da questo momento in poi gli scontri fra la megalomania di Stroheim e i suoi produttori diventeranno epici, entrando nella leggenda di Hollywood. Nel 1922, il suo “Donne viennesi” affronta lo stesso destino di “Femmine folli”. Addirittura, per punirlo dello sforamento del budget, la Universal fa girare un terzo del film a un altro regista. Nel 1924, l’artista austriaco lascia la Universal e passa alla MGM dove mette in cantiere un progetto ancora più ambizioso, “Greed – Rapacità” (1924). Al centro della vicenda lo scontro senza esclusione di colpi fra due uomini, prima per l’amore di una donna, poi per una grossa cifra vinta alla lotteria. Per avidità i protagonisti si ammazzano fra di loro. Le riprese di “Greed” producono sette ore di girato, una misura inaudita per gli standard della Hollywood del muto. La diffidenza dei produttori prevale e Von Stroheim perde ancora una volta il controllo della sua creatura, ridotta a un moncone di sole due ore da mani anonime. Malgrado lo scempio, il risultato è comunque salutato come un capolavoro e influenza molto il cinema successivo. Tutti i film di Von Stroheim affrontano difficoltà analoghe: ormai il regista si è guadagnata la fama di maledetto e l’establishment di Hollywood non gli perdona il cinismo e la sfrontatezza delle sue storie. Nel 1928 affronta l’ultimo tentativo di produrre un’opera colossale e visionaria, “Queen Kelly”, che dovrebbe essere prodotta da una compagnia indipendente finanziata dalla diva Gloria Swanson, presente anche in veste di protagonista. Il film è denso di riferimenti erotici espliciti e ha una trama complicatissima. Anche questo progetto fallisce clamorosamente a causa del ritiro della Swanson dall’affare. Dopo questo disastro Von Stroheim dirigerà solo un’altra pellicola, l’unico sonoro, “Walking Down Broadway” (1933). La sua carriera attoriale invece procederà ancora per molto tempo. Von Stroheim per sopravvivere e finanziare i suoi progetti megalomani partecipa a un gran numero di lungometraggi, anche di serie B, ma ci regala almeno due interpretazioni indimenticabili: l’ufficiale prussiano di “La grande illusione” (1937) di Jean Renoir e il regista-maggiordomo di Norma Desmond in “Viale del tramonto” (1950) di Billy Wilder, dove si ritrova recitare proprio accanto a un’invecchiata Gloria Swanson.
Fabio Benincasa
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