È l’indimenticabile compagno di viaggio di Captain America in “Easy Rider”; i suoi rapporti con Hollywood non sono mai stati dei più felici e adesso Dennis Hopper nel piccolo schermo interpreta un cinico produttore discografico nello spin off del film di Paul Haggis “Crash” (2008 - 2009. Personaggio anarcoide, ”born to be wild”, con eterni problemi di dipendenze varie, che ha collezionato ben cinque mogli, Dennis Hopper ha incarnato la ribellione della Beat Generation e ne ha cavalcato i sogni. Hopper nasce il 17 maggio del 1936 a Dodge City in Kansas; città che lascia da adolescente con la famiglia per andare in California. Nel 1954 ha un piccolo ruolo in “Johnny Guitar” di Nicholas Ray e l’anno dopo fa parte del cast di “Gioventù bruciata”, il film che consacra James Dean, ancora diretto da Nicholas Ray. Con James Dean, Dennis lavorerà ancora nella pellicola di George Stevens “Il gigante” del 1956. Messo sotto contratto dalla Warner Bros, dopo aver rotto con loro si trasferisce a New York per studiare all’Actor’s Studio. Per dieci anni, l’attore recita in produzioni di serie B, anche a causa dei primi problemi di tossicodipendenza e alcolismo. Degno di nota, tra le pellicole di quel periodo “Nick mano fredda” (1967) di Stuard Rosemberg con Paul Newman, un vero e proprio inno alla libertà. È proprio su questa linea che, nel 1969, Hopper con l’amico Peter Fonda e Terry Southern scrive il copione di “Easy Rider”, da lui stesso diretto e interpretato. Il film costa solo centomila dollari e diventa il road movie della controcultura americana. Ha una colonna sonora da urlo e lancia uno sconosciuto Jack Nicholson, tra immagini lisergiche e sogni di libertà spezzati dalla vecchia America. Premiato al 22° Festival di Cannes come Miglior Opera Prima, si aggiudica due nomination all’Oscar. Non va altrettanto bene la sua seconda prova registica “Fuga da Hollywood” del 1971 con Peter Fonda nel cast. Wim Wenders, lo dirige nel film “L’amico americano” nel 1977, in una storia sulla morte e sull’amicizia virile, che ricorda molto le atmosfere dei quadri di Edward Hopper. Successivamente prende parte al capolavoro di Coppola “Apocalypse Now” (1979), dove è uno stralunato reporter Usa al seguito di Kurz. Per lo stesso regista, nel 1983 sarà il padre alcolizzato di due fratelli interpretati da Matt Dillon e Mickey Rourke nel bellissimo “Rusty il selvaggio”. Nel frattempo torna dietro la camera da presa per il controverso “Out of the Blue” (1980), drammatico ritratto di una famiglia alla deriva. Con il visionario David Lynch, Dennis Hopper è un gangster drogato e sadico che tormenta una fragile Isabella Rossellini in “Velluto Blu” (1986). È un’interpretazione da manuale, che gli vale una nomination ai Golden Globe. È del 1988 il ritorno alla regia con “Colors – Colori di guerra” con Sean Penn e Robert Duvall, che racconta con toni crudi la guerra tra bande a L.A., molto ben accolto da critica e pubblico. Mentre ha una storia travagliatissima “Ore contate” (1989), thriller con cast stellare diretto da Hopper con lo pseudonimo di Alan Smithee. Don Johnson, nei panni di un bel vagabondo che vaga senza apparente ragione in Texas è il protagonista principale di “The Hot spot” del 1990, diretto anche questo da Hopper, con uno stile che richiama il videoclip. Gli anni ’90 lo vedono in gran forma, da “Lupo solitario” del 1991, opera prima del ragazzaccio Sean Penn, passando per “Una vita al massimo” (1993) di Tony Scott, fino a “Speed” (1994). Hopper è un pazzo criminale, che si vuole vendicare dei torti subiti mettendo una bomba su un pullman. Saranno Sandra Bullock e Keanu Reeves a sconfiggerlo. Nel 1994, il nostro si diverte a dirigere per la prima volta una commedia; “Bionda sotto scorta” non perfettamente riuscita, a riprova del fatto che non è questo il suo genere. La partecipazione a “Waterword” (1995), colossal di Kevin Reynold con Kevin Costner, vale a Hopper nel 1996 un Razzie Awards come Peggior Attore non Protagonista. Talento eclettico, Hopper è anche pittore e fotografo e recita nel 1996 nel film ispirato all’artista di pop art Basquiat del regista Julian Schnabel. Segue l’anno dopo il discusso e osteggiato dalla censura “Blackout” di Abel Ferrara. Gli anni successivi vedono Hopper in diversi film d’orrore e azione tra cui “La terra dei morti viventi” (2005) di Romero. Nel 2008, Dennis Hopper è diretto da Wim Wenders nel confuso “Palermo Shooting” ed è tra i protagonisti di “Lezioni d’amore” di Isabelle Coixet, con una splendida Penelope Cruz. Seppur non accolto benissimo dalla critica, la serie televisiva tratta da “Crash” regala ai suoi fans di sempre un personaggio duro, misantropo e violento, molto sopra le righe e immerso nella sua solitudine ma ancora con il vecchio joint dei tempi di “Easy rider” in bocca… In fondo il vecchio leone non è cambiato molto!
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