Cameron Crowe un eterno bambino prodigio in equilibro fra musica e cinema
(Palm Spring, 13 luglio 1957)
Cameron Bruce Crowe, nasce il 13 luglio 1957 a Palm Spring, nell’assolata California. Il padre è un imprenditore, mentre la madre, insegnante, è coinvolta in ogni genere di attività sociali per la scuola e per il quartiere. Grazie all’influenza della madre, Cameron eccelle negli studi e salta parecchie classi finendo però per essere sempre il più giovane nella scuola, cosa che lo porta ad isolarsi. Proprio nel tentativo di trovare amicizie ed espandere i suoi interessi, il piccolo Cameron comincia a scrivere per il giornaletto della sua scuola media e diventa un critico musicale in erba a soli 13 anni.
A 16 anni non solo è già in grado di frequentare la scuola di giornalismo dell’Università di San Diego, ma collabora anche a riviste musicali “serie” come “Creem” e “Circus”. La sua fama di ragazzo prodigio si diffonde tanto che, ancora studente, viene chiamato a Los Angeles per fare parte della redazione del prestigioso “Rolling Stone”, dove ben presto da collaboratore diventa redattore stabile. Il suo carnet di interviste negli anni Settanta è invidiabile: Bob Dylan, David Bowie, Eric Clapton, Neil Young, Carlos Santana e i Led Zeppelin: insomma il meglio della musica di quel periodo. Nel 1977 “Rolling Stone” trasferisce la redazione a New York, ma Crowe non se la sente di lasciare la California e pensa invece di riconvertirsi in scrittore.
Nel 1981 un suo libro inchiesta sulla realtà giovanile viene pubblicato dall’importantissima casa editrice Simon & Schuster e diventa un best seller. Hollywood fiuta l’affare e il libro diventa un film, “Fuori di testa” (1982) con Jennifer Jason Leigh, Forest Whitaker, Sean Penn e un giovane e ignoto Nicolas Cage. Per Crowe si tratta del battesimo cinematografico e da quel momento si concentrerà a lavorare come sceneggiatore. Nel 1989 è il momento del suo debutto come regista con “Non per soldi… ma per amore”, scanzonata commedia romantica affidata all’estro di John Cusack.
Gli anni Novanta si aprono con “Singles – L’amore è un gioco” (1992) un film corale nel quale, sullo sfondo della Seattle del grunge si intrecciano varie storie fra cui quelle di Bridget Fonda e di Matt Dillon. Ma l’apice del successo è la commedia sportiva “Jerry Maguire” (1996), nella quale ha disposizione le capacità di Tom Cruise ben supportato da Cuba Gooding Jr. e Renée Zellweger. Il film si conquista 5 nomination agli Oscar portando a casa una statuetta per Gooding Jr. oltre a un GoldenGlobe per Cruise.
Nel 2000, Crowe, ormai maturo, decide di guardare alla sua esperienza giovanile come critico musicale nell’autobiografico “Quasi famosi” che descrive il backstage circense del grande rock anni Settanta. Il film svela al mondo il talento di Kate Hudson, nel ruolo della groupie Penny Lane, ma nonostante l’apprezzamento della critica e alcuni premi, questa volta si rivela un mezzo fiasco al box office. In cerca di rilancio il regista ritrova Tom Cruise per il fantascientifico “Vanilla Sky” (2001), remake del film spagnolo “Apri gli occhi”, diretto qualche tempo prima da Alejandro Amenabar. Il film, grazie anche alla presenza di una sensuale Penelope Cruz, è un grande successo al botteghino.
Dopo una pausa di riflessione, Crowe porta sul grande schermo ancora un suo soggetto con “Elizabethtown” (2005) una commedia romantica con molto umorismo nero e la partecipazione dei “bellissimi” Orlando Bloom e Kirsten Dunst. Anche questa volta i risultati non sono entusiasmanti. Nel 2011 Crowe realizza il film con Matt Damon dal titolo “We Bought a Zoo” e documentario “The Union” che ricostruisce il dietro le quinte della realizzazione dell’omonimo album nato dalla collaborazione tra Elton John e Leon Russell. Il suo recente lavoro risale a Pearl Jam Twenty (2011)
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