Burlesque – Recensione
Burlesque: una burla cinematografica che ricalca troppo da vicino altri film dello stesso genere allo scopo di sbancare ai botteghini
Regia: Steve Antin – Cast: Christina Aguilera, Cher, Cam Gigandet, Stanley Tucci, Kirsten Bell – Genere: Musicale, colore 116 minuti - Produzione: Australia 2010 – Distribuzione: Sony Pictures – Data di uscita: 11 febbraio 2010.
La ricetta per un nuovo genere di film? Ci viene data proprio da questa pellicola, i cui gli ingredienti sono: una buona dose di “Le ragazze del Coyote Ugly”, un quarto di “Chicago”, uno spicchio di “Cabaret” e una spruzzata di “Moulin Rouge”. Mescolate il tutto e versatelo in uno sdolcinato bicchiere color rosa da cocktail, otterrete: “Burlesque”. O meglio, il film che si potrebbe definire, appunto, con un nuovo termine: un non-original-movie.
Il regista Steve Antin non ha voluto correre il rischio di inserire qualcosa di suo, di personalizzare la pellicola affidandosi ad una sceneggiatura accattivante, una regia dinamica, ma ha preferito andare sul sicuro e cercare di tenersi sulla falsa riga di lavori dal discreto successo, per cercare di sbancare i botteghini e, aimè, sarà proprio questo il risultato.
I luoghi comuni ci sono tutti, la povera ragazza di campagna che decide di emanciparsi e rincorrere il suo sogno, partendo alla ribalta delle grandi luci di Los Angeles e, disillusa in un primo approccio cittadino, si ritrova scaraventata in un night club dove tutto è affascinante e luccicante. Deve assolutamente farne parte, e così sarà, con tanto di benedizione da parte della regina madre. Devo aggiungere altro? Ah si, la storia d’amore, complicata, dolce, melodrammatica e a lieto fine.
La pellicola è infinitamente lunga, e non riesce a sorprendere mai, va bene il sogno americano, va bene non darsi per vinte, ma l’appeal di questa storia non arriva mai, lasciando lo spettatore ansioso della sua infinita fine. Christina Aguilera (che viene salvata dalla sua voce) al debutto cinematografico, ha pensato che per affiancare la titanica Cher avesse bisogno anche lei di un ritocco non molto naturale, sbagliando ovviamente, e la regina madre Cher ha pensato che per condivide il set con una donzella di indecifrati anni in meno di lei (perché nessuno sa realmente quanti anni abbia Cher, neanche Cher stessa), ha pensato che avesse bisogno di un tagliando, sbagliando anch’essa. Stanley Tucci, dopo aver ricevuto diverse nomination per i più importanti premi mondiali per il suo personaggio in “Amabili resti”, ha creduto fosse troppo e ha deciso di tornare allo stereotipo gay de “Il diavolo veste Prada”, peccato non ci sia traccia di Meryl Streep qui, anche se, conoscendola, potrebbe indossare un bustino di piume di struzzo con immensa disinvoltura. Ma se il risultato è che tutti hanno sbagliato qualcosa, non ci sarà qualcosa che non và?
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