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Bigas Luna - Biografia

(Barcellona, 19 marzo 1946)

Juan José Bigas Luna, nato a Barcellona il 19 marzo del 1946, è un regista spagnolo, molto conosciuto a livello internazionale per le tematiche esplicitamente erotiche delle sue pellicole. Bigas Luna cresce nella Spagna del dopoguerra, durante l’opprimente dittatura fascista di Francisco Franco. Proprio a causa del clima repressivo del franchismo, come molti giovani intellettuali spagnoli, acquisisce il gusto della provocazione e della ribellione agli schemi sociali. Durante gli anni Sessanta, conclusi i suoi studi, lavora nel campo del design e si interessa della nascente arte concettuale. Grazie alle sue passioni, la pittura e la fotografia, scopre il mondo del video e del cinema, impegnandosi nella realizzazione di alcune pellicole erotiche a basso costo, come “Tatuaje” (1979), “La chiamavano Bilbao” (1978), e “Caniche” (1979). Questi film trattano liberamente argomenti come lo stupro, l’incesto o la zoofilia, cercando di utilizzare gli schemi del cinema di genere erotico per provocare intellettualmente lo spettatore, un tentativo tipico del mondo cinematografico anni ’70 che vedeva in sala film come “Racconti immorali” (1974) di Walerian Borowczyk o “Io, Caligola” (1979) di Tinto Brass. In Bigas Luna, sin da questi primi lavori, è evidente una visione dell’eros come forza primaria che permea la vita sociale, al tempo stesso irresistibile, ma anche distruttiva e mortuaria. Un’idea di fondo che il regista riprende nelle pellicole del decennio successivo, coniugandola spesso a scene violente e scioccanti come nel curioso horror-teologico “Renacer” (1981), che racconta delle disavventure di una stigmatizzata e del suo amante. Il drammatico ménage à trois di “Lola” (1986) e il meta-horror “Angoscia” (1987), claustrofobico massacro ambientato all’interno di un vecchio cinema. Il successo di questi film in ogni caso è abbastanza limitato e il cinema spagnolo sta cambiando velocemente pelle, anche dato il grande successo di Pedro Almodovar che inaugura una nuova visione gioiosa ed anarchica della società spagnola a partire dal suo “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” (1988). Il regista catalano decide per un certo periodo di ritirarsi dalle scene e di dedicarsi a tempo pieno alla pittura e alla fotografia. Nel 1990, su invito del produttore Andrés Vicente Gómez, Bigas Luna torna sul set per adattare a suo modo il best seller erotico della scrittrice Almudena Grandes “Le età di Lulù”. Nel ruolo di protagonista viene scelta la sensuale Francesca Neri, mentre il film contribuisce a lanciare un quasi esordiente Javier Bardem. “Le età di Lulù” con il suo erotismo trasgressivo e raffinato rappresenta un grande successo di pubblico per Bigas Luna che ritorna a confezionare film con slancio, producendo negli anni successivi quella che verrà ribattezzata “Trilogia iberica”. Si tratta dei film ad alto tasso di erotismo “Prosciutto Prosciutto” (1992), “Uova d’oro” (1993) e “La teta y la luna” (1994). “Prosciutto Prosciutto” che schiera nel cast la bellezza matura di Stefania Sandrelli, accanto all’acerba malizia di una Penélope Cruz diciottenne, non manca di riscuotere grande successo di pubblico e critica, arrivando a vincere il Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia. L’ultimo capitolo della “Trilogia iberica”, il pasticcio psicanalitico-erotico “La teta y la luna”, non incontra tuttavia il favore del pubblico. Nel tentativo di trovare un rilancio internazionale, il regista spagnolo arruola Valeria Marini, al tempo all’apice della sua fama televisiva, insieme a Stefano Dionisi, per produrre lo scombicchierato “Bambola” (1996). Il film, invece di costituire l’agognato rilancio per Bigas Luna, viene massacrato dalle polemiche, in particolare a causa delle reiterate scene di stupro della protagonista, che secondo alcuni sono mostrate con sospetto compiacimento, ma anche per numerosi momenti di involontaria comicità erotico-gastronomica. Tentativi successivi di distaccarsi dal cliché di “regista scandaloso” per ritrovare una vena più riflessiva e autoriale come “L’immagine del desiderio” (1997) o “Volaverunt” (1999) non vanno a buon fine e la fama di Bigas Luna declina definitivamente in Italia dopo l’uscita del suo “Son de mar” (2001) un ennesimo triangolo amoroso che arriva alla tragedia. Il suo ultimo film, “Yo soy la Juani” (2006) non trova neppure una distribuzione nel nostro paese. Bigas Luna continua ad occuparsi di teatro e arte in Spagna e a progettare nuovi film per un possibile rilancio della sua carriera.

Fabio Benincasa





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