BASTARDI SENZA GLORIA - RECENSIONE

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Bastardi senza gloria - Recensione

(Inglourious Basterds) Regia: Quentin Tarantino – Cast: Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Melanie Laurent, Diane Kruger, Mike Myers – Genere: Colore 154 minuti – Produzione: USA 2009 – Distribuzione: Universal Pictures Italia – Data di uscita: 2 ottobre 2009
Quando si entra in un cinema per vedere un nuovo film di Tarantino, si prova un misto di emozione, curiosità e, perché no, adrenalina. Perché, a suo modo, ogni volta è un evento, dal punto di vista temporale (6 film in 17 anni sono una media bassina per uno dei più famosi e celebrati registi al mondo), da quello mediatico e infine da quello strettamente cinefilo. E Tarantino è, in primo luogo, un folle amante del cinema, inteso come luogo, come idea e come corpo materiale che gli dà vita, la pellicola. In “Inglourious Basterds” (nome volutamente storpiato per distinguerlo dal titolo americano di un film italiano del 1977 “Quel maledetto treno blindato” di Enzo G. Castellari, che è servito solo come spunto iniziale della pellicola) questa passione traspare come non mai, tanto da elevarla ad assoluta protagonista. Molto di più del tanto pubblicizzato Brad Pitt, il tenente Aldo Raine inviato in Francia alla guida un manipolo di soldati ebrei americani (tra questi menzione per l’attore regista Eli Roth, il “protetto” di Tarantino per eccellenza) con lo scopo di fare lo scalpo a quanti più nazisti possibile. Ma anche più degli altri personaggi: dal diabolico colonnello delle SS, Hans Landa (un sontuoso Christoph Waltz), all’ebrea Shosanna scampata dal massacro della sua famiglia e assetata di vendetta, alla stella del cinema di propaganda nazista, Frederick Zoller. Mettendo in scena il suo consueto pastiche di generi (film di guerra, western, commedia, melodramma romantico e le immancabili scene gore) Tarantino stavolta mira in alto: vuole riscrivere la storia. La sala cinematografica diventa così il luogo della resa dei conti finale, scelta da Tarantino come simbolico forno in cui la benzina è la celluloide che con il suo sacro fuoco purifica il mondo dal suo più crudele e inumano carnefice. I suoi marchi di fabbrica vengono qui dilatati fino al parossismo: la suddivisione del film in capitoli, i dialoghi fiume che finiscono però per ingolfare tutta la prima parte, il suo amore incondizionato per Sergio Leone e Morricone, le sue citazioni e i suoi omaggi al cinema francese e a quello italiano (trovate un altro regista al mondo che scelga di chiamare un personaggio Antonio Margheriti oppure Ed Fenech...), le sue ossessioni feticiste (i piedi sopra tutto). A differenza però di altri suoi lavori, compreso l’ingiustamente bistrattato “A prova di morte”, “Bastardi senza gloria” finisce per lasciare lo spettatore soddisfatto a metà. La sensazione è che Tarantino, pur in oltre due ore e mezza di impeccabile messa in scena, non sia riuscito ad amalgamare tutti gli ingredienti usati, finendo per creare un insieme di scene che prese singolarmente funzionano, ma nel complesso appaiono slegate tra loro. Nessun personaggio sembra funzionare per l'intera durata del film e il racconto finisce per frammentarsi allontanando lo spettatore dal pathos emotivo fondamentale in una pellicola che, come in tutto il cinema di Tarantino, non punta a prendersi troppo sul serio. Rimane, forte, il sospetto che la fretta nel montare la pellicola in tempo per Cannes abbia danneggiato non poco la riuscita dell’operazione. E i due minuti aggiunti in questa versione per le sale non hanno migliorato di molto le cose.
Vassili Casula

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