Andrei Konchalovsky, il regista russo che ha conquistato Hollywood
(Mosca, 20 Agosto 1937)
Andrei Konchalovsky, nasce a Mosca, nell’allora Unione Sovietica, il 20 agosto del 1937. La sua famiglia ha grandi tradizioni intellettuali: il padre, Sergej Michalkov, è uno scrittore e poeta, noto per aver scritto il testo dell’inno nazionale sovietico (e in seguito anche quello della Russia). Il fratello Nikita Michalkov è a sua volta un noto regista. Inizialmente il giovane Andrej si sente spinto verso la carriera di musicista e compie approfonditi studi di conservatorio, laureandosi in pianoforte nel 1959. Ma la sua seconda passione è il cinema e l’amicizia con il regista Andrej Tarkovskij lo spinge sempre più verso questo settore. Insieme all’amico scriverà infatti le sceneggiature per due capolavori del cinema russo quali “L’infanzia di Ivan” (1962) e “Andrej Rubliev” (1966).
Nel 1960, abbandonata la carriera di concertista, si iscrive all’Istituto di Cinematografia Gerasimov, dove studia con il regista Michail Romm. Il suo primo film esce nel 1965 e si intitola “Il primo maestro”, il giovane, per non essere collegato con suo padre, assume definitivamente il cognome della madre. Successivamente gira “Storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi” (1967), film ambientato nelle campagne russe che finisce per essere censurato, a causa della sua visione franca e concreta della situazione in Unione Sovietica.
Nel 1970 ha un grande successo anche in Europa con un adattamento di “Zio Vanja” di Checov che diventa una metafora del malessere degli intellettuali in URSS. Negli anni seguenti si occupa molto di regia teatrale, affrontando i principali classici russi sul palcoscenico. Nel 1974 gira “Romanza degli innamorati” che viene selezionato senza troppo clamore per il Festival di Karlovy Vary. Solo nel 1979, con l’epica “Siberiade” che narra la storia di due famiglie russe nel difficile ambiente della Siberia, torna alla ribalta del cinema internazionale. Il film ottiene il Gran Premio della Giuria a Cannes, ma solleva polemiche in patria perché considerato troppo critico verso il comunismo. Nel 1980 Konchalovsky ottiene il permesso di espatriare e decide di andare a vivere negli USA.
Il primo film “americano” del regista è il drammatico “Maria’s Lover” (1984) che vede come protagonisti una sensuale Nastassja Kinski in coppia con John Savage e Keith Carradine, coinvolti in un drammatico triangolo amoroso nell’America del dopoguerra. Successivamente ha un grosso successo di pubblico con il road movie “A trenta secondi dalla fine” (1985), un soggetto di Akira Kurosawa, che vede Jon Voight e Eric Roberts nei panni di due galeotti bloccati su un treno in corsa privo di freni insieme alla fuochista Rebecca De Mornay. Dopo questi primi successi il regista sembra ormai adattato all’ambiente produttivo americano e gira in successione diversi film, fra i quali bisogna ricordare almeno “Duet for One” (1986) con Julie Andrews e il divertente “Tango & Cash” (1989) che sfrutta le doti da commedia dei duri Sylvester Stallone e Kurt Russell.
Dopo la caduta del Muro di Berlino e la democratizzazione in URSS, Konchalovsky decide di tornare a Mosca, dopo un esilio di dieci anni. Nel 1991 porta al Festival di Berlino il sensibile apologo antistalinista “Il proiezionista”, che racconta della vita di Ivan Sanchin, il proiezionista privato di Stalin negli anni del terrore rosso. In patria produce “Asja e la gallina dalle uova d’oro” (1994), scherzoso sequel del suo capolavoro di gioventù. Nel 1997 lavora alla mini-serie televisiva “L’Odissea”, coproduzione internazionale coordinata da Francis Ford Coppola e trasmessa in Italia con ottimo successo da Canale 5. Nel 1999 confeziona il documentario “Kurosawa: l’ultimo imperatore”, dedicato al regista giapponese che ha ammirato tanto.
Fra le sue ultime opere si segnalano “La casa dei matti” (2002), delicata storia ambientata in un manicomio nello sconvolgimento della guerra in Cecenia e “The Lion in Winter” (2003), film storico ambientato durante il Medioevo inglese con Glenn Close e Patrick Stewart. Il suo film più recente, ben poco distribuito in Italia, è “Lo Schiaccianoci” (2011) un adattamento del capolavoro di Chaikovskij in 3D con Elle Fanning e John Turturro.
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