Zohan – Recensione

Adam Sandler nei panni del memorabile ex agente israeliano-parrucchiere, gran seduttore dalla battuta facile e politicamente scorretto

(You Don’t Mess With the Zohan) Regia: Dennis Dugan – Cast: Adam Sandler, John Turturro, Lacinie Kazan, Rob Schneider, Emmanuelle Chriqui, Nick Swardson – Genere: Commedia, colore, 113 minuti – Produzione: USA, 2008 – Distribuzione: Sony Pictures – Data di uscita: 3 ottobre 2008.

zohan1Si può ridere dell’eterno conflitto mediorientale? È quello che tenta di fare il politicamente scorretto “Zohan” di Dennis Dugan. L’agente segreto israeliano Zohan Dvir (Adam Sandler) è stanco della guerra, e si fa credere morto dopo uno scontro con il terrorista palestinese Phantom (John Turturro). È l’occasione di realizzare il sogno di una vita: fare il parrucchiere per signore. Abbandonate pistole e bombe a mano, oltre all’onnipresente salsa Humus, il nostro eroe scopre a New York che ebrei e palestinesi possono convivere pacificamente sulla stessa strada, separati solo da un marciapiede. Fintosi australiano, sotto il falso nome di Scrappy Coco, grazie al suo compatriota Oosi che ha riconosciuto l’ex supereoe, Zohan trova lavoro presso il negozio della graziosa palestinese Dalia.

Quello che era definito il “Rembrandt con il Kalashnikov” inizia a “fare le vecchie signore di seta morbida”, conquistandole in modo non sempre ortodosso. Prima tra tutte, la vistosa madre dell’imbranato Michael, il suo primo amico americano. Alla fine, lui e il suo nemico di sempre danno vita a un ultimo incontro-scontro e tra di loro scoppia la pace. Il vero male, alla fine, sembra essere lo strapotere del “dio denaro”, impersonato da un cinico manager con bionda fidanzata d’ordinanza. Ovviamente c’è posto anche per l’amore, che scompagina vecchi equilibri, ma che viene trattato tuttavia in modo superficiale.

Nel film, si gioca a calcio con un gatto e si spaventano i bei bambini biondi. Tutto è innaffiato di Humus e vengono messi alla berlina ebrei, arabi, omosessuali e quant’altro. “Zohan” s’inquadra perfettamente nel filone sdoganato recentemente da Sasha Baron Cohen con il suo “Borat”. Si ride molto, anche se la classe latita sopratutto nella seconda parte, dominata per così dire dalla “potenza” del protagonista.

Adam Sandler è una vera propria macchina da guerra, che parla con un ridicolo accento e indossa orribili magliette su cui campeggia l’immagine di Mariah Carey, che peraltro appare in un cameo. Turturro, nei panni del cattivo palestinese (che sogna di vendere scarpe) è perfetto come suo avversario. Assolutamente memorabile la scena dell’inseguimento in mare tra i due.

Il film è stato accolto da molte polemiche in Israele. I critici l’hanno definito volgare e stupido, ma molti spettatori l’hanno invece trovato divertente. La sceneggiatura porta la firma del regista, di Judd Apatow e di Robert Smigel. Quest’ultimo, nel 1990 al “Saturday Night Live” ha portato al successo lo sketch al vetriolo su Israele, “Sabra Shopping network”, con relativo seguito interpretato da Tom Hanks.

Comunque, eccessi e/o polemiche a parte, il regista di “Zohan” ha avuto il coraggio di affrontare il problema mediorientale con l’ironia e il sorriso, e ci piace pensare che il mondo si possa cambiare con un asciugacapelli piuttosto che con una pistola!

Ivana Faranda

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