Wrong Turn (2021)

Wrong Turn: recupero e innovazione sul grande rimosso degli anni Zero

A partire dal 2003, sulla scorta di memorie abbastanza eteroclite che rimandano da una parte a “Le colline hanno gli occhi” (1977, Wes Craven) e dall’altra al capostipite del sottogenere survival, “Un tranquillo weekend di paura” (1972, John Boorman), Alan McElroy ha fatto al cinema il dubbio dono di una saga, sì minore, ma di comunque ampio successo nel mondo dell’horror: quella di “Wrong Turn”, che contava fino a quest’anno al suo attivo ben sei film, generalmente descritti come uno peggiore e più assurdo dell’altro (almeno a partire dal secondo).

A suo modo, la serie riusciva a toccare alcune corde congeniali a un certo pubblico tardo-millennial cresciuto tra fine Ottanta e primi Novanta: una natura spaventosa, un’antropologia orrenda, le deformità del male… temi che rimandavano anche a figure titaniche come quella di Jason Voorhees, ma private di ogni istanza sovrumana perché piegate alla logica, in sé molto 1980s, del cannibalismo.

Il sottobosco artistico che guadava a fatica gli anni Zero dopo i grandi traumi collettivi di fine secolo trovò, così, un’ideale zattera in quel gorefest molto nudista, molto sessualizzato, e con agio lo abbandonava approdando ai lidi di una maggiore consapevolezza (sarà poi così?) nei primi anni Dieci.

Di recente, tuttavia, lo stesso McElroy ha affidato a Mike Nelson il compito arduo di fare di quella serie un reboot capace di guardare alla contemporaneità con più autorevolezza, sulla scorta di tentativi simili, seppure su basi più nobili in partenza, come quello dello straordinario rifacimento de “La casa” (2013) per la regia di Fede Álvarez (e, anche in quel caso, col patrocinio di Sam Raimi).

Il risultato? “Wrong Turn” (2021), un’opera a nostro avviso straordinaria – imperfetta, incompleta, faticosa, come forse è caratteristica del linguaggio survival (e si pensi anche a “Revenant – Redivivo”, del 2015, diretto da Alejandro Iñárritu), ma ambiziosa, e, in ultima istanza, commovente.

Svecchiare un linguaggio

Non c’è solo la traccia dei “Venerdì 13”, che non a caso non hanno ancora trovato un nuovo testimone a dispetto del successo apparentemente imperituro delle vicende del cugino Michael Myers (aspettiamo con trepidazione il 15 ottobre per il prossimo capitolo della nuova timeline di “Halloween”): McElroy e Nelson hanno capito, sin dal 2018 sembrerebbe, che il potenziale di attualità della storia giaceva nell’innesto con quel folk horror che negli ultimi tempi sta esplodendo. Si pensa sempre a “Midsommar – Il villaggio dei dannati” (2019, Ari Aster), ma ci pare che l’eco più rumorosa sia qui quella dello spettacolare, crudissimo, e spesso ignorato “Bone Tomahawk” (2015, S. Craig Zahler), meno l’elemento paesaggistico (che non è solo tale, ovviamente) del western. Via con la deformità, via con un certo manicheismo proprio della saga originale: i nuovi montanari di Wrong Turn sono eredi di un mondo tramontato, germani nascosti tra gli Appalachi e sopravvissuti alla Guerra Civile per preservare una loro sanguinolenta idea di America.

La fine del millennial

Wrong Turn scena

I giovani che si perdono nei boschi dell’entroterra statunitense sono dei “tardi millennial” (nati fino al ’94, ’95), i figli dei vecchi spettatori del 2003, e si affacciano a un mondo fortemente politicizzato dove la radicalizzazione non viene più silenziata ma quasi esasperata: lo scontro non è tra la forza bruta e gli over-achiever che devono sopravviverle per riuscire nel mondo come singoli, ma tra due, o tre, universi diversi. Da un lato, la società occidentale chiaramente vista come marcescente; dall’altro, una presunta purezza pre-declino che manifesta agevolmente le sue forme di barbarie, e quasi ne fa manifesto; infine, la speranza della nuova generazione, che ancora non ha avuto il tempo di provarsi ma che sembrerebbe voler cambiare la partita. Matthew Modine compare come ponte tra due pianeti, memore anche della sua presenza titanica in “Stranger Things” (2016-), che lo ha proiettato in chiave ben diversa in un’Atlantide malinconica di ragazzi che ormai sarebbero forse suoi coetanei, o quasi. Il conflitto è enorme… troppo, forse, per un film che appena lo abbozza. Ma la traccia è lì, e la straordinaria scena dei titoli di coda (reggetene la tensione, si fa fatica ma ne vale la pena) testimonia proprio questo.

Difetti e pregi

Sarebbe facile individuare i vari difetti di un film troppo lungo, troppo caotico, poco fine psicologicamente. Preferiamo concentrarci sui suoi pregi: non solo aver dato nuova linfa a una serie che aveva evidentemente fatto il suo tempo (piuttosto in fretta, peraltro); non solo aver contribuito a una tendenza generalmente considerata poco degna, quella al rifacimento, e che invece ci sta regalando splendide sorprese negli ultimi anni. Ma, ancor più, questo vogliamo sottolineare: “Wrong Turn” (2021) sa essere un film toccante, forte, violento, crudissimo, facendo un uso dei colori che è molto più debitore a Benson & Moorhead e a Álvarez che a Aster; un film spaventoso (si pensi alla scena dell’Oscurità, oltre a quella della prima trappola); e, infine, una testimonianza commossa di ribellione contro tutte le tradizioni. Ci raccomandiamo, dunque: vedetelo, e amatelo con noi.

Lorenzo Maselli

  • Regia: Mike P. Nelson
  • Cast: Matthew Modine, Emma Dumont, Charlotte Vega, Bill Sage, Valerie Jane Parker, Damian Maffei, Daniel R. Hill, Chaney Morrow, David Hutchison, Adrian Favela
  • Genere: Horror, colore
  • Produzione: Germania, USA, 2021

Wrong Turn locandina"Wrong Turn" è un film horror diretto da Mike P. Nelson. Pur non avendo nessun legame con i precedenti lavori, la pellicola è il settimo capitolo della saga horror iniziata nel 2003 con "Wrong Turn - Il bosco ha fame".

Wrong Turn: la trama

Jen (Charlotte Vega) è andata dispersa con i suoi amici in una foresta che sembrerebbe popolata di strane entità antropomorfe, e suo padre (Matthew Modine) si mette alla sua ricerca nella speranza di salvarla. La storia ci accompagna attraverso i meandri di un orrore inatteso, mentre i due si avvicinano e si allontanano, e fino agli ultimi secondi la certezza della loro salvezza sarà messa a dura prova.

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