Water Horse – La leggenda degli abissi – Recensione

Water Horse – La leggenda degli abissi – Recensione

Una tenera favola per grandi e piccini su un adolescente solitario e il suo amico drago

(Water Horse: The Legend of the Deep) Regia: Jay Russell – Cast: Emily Watson, Alex Etel, Ben Chaplin, David Morrissey, Priyanka Xi, Marshall Napier, Joel Tobeck, Erroll Shand, Brian Cox – Genere: Avventura, colore, 110 minuti – Produzione: USA, 2007 – Distribuzione: Sony Pictures – Data di uscita: 14 marzo 2008.

water-horse-la-leggenda-degli-abissiAngus MacMorrow è un ragazzo chiuso in se stesso che aspetta il ritorno del proprio padre dalla guerra. Mentre ricorda gli insegnamenti dell’amato genitore lontano, passeggia sulla spiaggia e insieme a conchiglie meravigliose porta a casa anche uno strano oggetto a forma d’uovo. È qui che inizia la sua magica avventura! In breve tempo il giovane scopre infatti che quell’oggetto è proprio un uovo dal quale il mattino dopo il ritrovamento fuoriesce uno strano essere, spaventoso nella forma, buffo e tenero nel modo di muoversi.

Si tratta di un drago marino, un leggendario animale che decide di chiamare Crusoe e con il quale nel corso del tempo stringe un legame di forte amicizia che entrambi conserveranno come un bene prezioso per tutta la vita.

È questa la storia di “The Water Horse – La leggenda degli abissi” una divertente pellicola diretta da Jay Russell (“Ladder 49”, “Tuck Everlasting: Vivere per sempre”), tratta dal romanzo di Dick King-Smith (lo stesso autore di “Babe maialino coraggioso”) e interpretata dal giovane Alex Etel, affiancato dalla bravissima Emily Watson nei panni di una madre, ferita dalla vita e incapace di saper intravedere il grande potere della magia. Ed è proprio la magia che dà forza al film e lo rende amabile e poetico.

Prodotto da M. Osborne (lo stesso delle trilogia de”Il signore degli Anelli”) e girato in parte in Nuova Zelanda, in parte in Scozia, “The Water Horse – La leggenda degli abissi” è un lavoro molto curato nel ricreare il periodo storico – il 1942 – non solo attraverso le scenografie, ma anche nei costumi indossati dagli attori. In questo contesto abbastanza realistico mettere in scena un personaggio fantastico avrebbe comportato dei rischi se Crusoe non fosse stato perfetto in tutti i suoi aspetti.

Dal momento che il drago magico è il personaggio più importante del film, la Weta Digital e il Weta Workshop, che in precedenza si erano occupati di film come “Il Signore degli anelli”, “King Kong” e “Le cronaca di Narnia”, hanno fatto di tutto per renderlo, nonostante la dimensione fantastica, il più vicino possibile a un animale, integrandolo benissimo, grazie a sapienti effetti speciali, al circostante scenario realistico.

La sceneggiatura ben articolata, che evita di realizzare la solita netta distinzione tra bene e male, l’impegno di cast tecnico e artistico e la forza di una leggenda affascinante, rendono questa fiaba “vera” e commovente. Una bella storia per i bambini che offre ai più grandi la possibilità di abbandonarsi alla fantasia e riaccendere la memoria di un tempo in cui tutto sembrava possibile.

Laura Calvo

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