Via Castellana Bandiera – Recensione

  • Regia: Emma Dante
  • Cast: Emma Dante, Elena Cotta, Alba Rohrwacher, Renato Malfatti, Dario Casarolo, Carmine Maringola, Giuseppe Tantillo, Sandro Maria Campagna, Elisa Parrinello, Daniela Macaluso, Marcella Colaianni, Giacomo Guarnieri
  • Genere: Drammatico, colore, 90 minuti
  • Produzione: Italia, Svizzera, Francia, 2013
  • Data di uscita: 19 settembre 2013

La palermitana Emma Dante, qui alla sua opera prima per il grande schermo, mette in scena Palermo e in particolare via Castellana Bandiera, set naturale per un incontro – scontro tra due donne, Rosa e Samira

Via Castellana Bandiera, esordio alla regia per la siciliana Emma Dante

VIA-CASTELLANA-BANDIERAÈ domenica pomeriggio e lo scirocco soffia senza pietà su Palermo, quando due donne, Rosa e Clara, venute in città per festeggiare un matrimonio, si perdono in un vero e proprio budello, dove si imbattono in un’altra vettura guidata da Samira e dove è ammassata la sua famiglia, i Calafiore. Né Rosa né Samira, donna antica e testarda, intendono cedere il passo l’una all’altra.

Sono questi i presupposti della prima opera cinematografica della pluripremiata e controversa regista teatrale Emma Dante, tratta dall’omonimo romanzo scritto dalla stessa.

Chi la conosce sa quale sia l’“impronta” del suo teatro e quindi non si stupirebbe di fronte a questo vero e proprio ‘pugno allo stomaco’. “Via Castellana Bandiera” è un film pieno di realismo (quasi pasoliniano) ma allo stesso tempo surreale, pieno di cinismo ma anche di tanta pietà, dove il marchio del teatro è visibile in ogni aspetto, a partire dai personaggi, volutamente eccessivi, sopra le righe e pronti a tutto, per finire al set, la vera via Castellana Bandiera, che in una sorta di finzione cinematografica viene prima rappresentata strettissima, ma va via via allargandosi a man mano che la scena si evolve.

Si potrebbe finalmente uscire da quella claustrofobica via piena di muri, ma la situazione non cambia ugualmente, perchè è ormai diventata una questione di principio, mostrando che l’ostacolo sta nelle menti delle donne, protagoniste indiscusse di tutta la storia (anche questo marchio di fabbrica del teatro della regista).

Un esordio dalle radici classiche e postmoderne

Al suo primo ruolo da attrice anche la stessa Dante (Rosa) ne esce bene, ma il fulcro e vero motore di tutto sono il silenzio e gli sguardi memorabili di Samira, che non dicono nulla e dicono tutto, interpretata dalla bravissima Elena Cotta, degna vincitrice della Coppa Volpi al settantesimo festival del cinema di Venezia. Lo sguardo di sfida tra le due donne, in un raro momento in cui escono dalle rispettive vetture, è una vera chicca, degna di un Western all’italiana.

Chiara ispirazione dalla tragedia greca, cui il dialetto palermitano dona un aspetto quasi comico, ma per gustarlo a pieno è necessario almeno un amico palermitano al fianco che funga da traduttore.

Salvatore Cusimano

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