Under the Skin – Recensione

Pellicola fantascientifica sperimentale tutto fumo e niente arrosto

Regia: Jonathan Glazer – Cast: Scarlett Johansson, Antonia Campbell-Hughes, Paul Brannigan, Krystof Hadek, Robert J. Goodwin – Genere: Fantascienza, colore, 104 minuti – Produzione: USA, Gran Bretagna, 2013 – Distribuzione: BIM – Data di uscita: 28 agosto 2014.

undertheskinJeans aderenti, pelliccia, caschetto nero, labbra rossissime e occhi penetranti. È in un’inedita versione di sensualità pericolosamente letale che si presenta la Scarlett Johansson diretta da Jonathan Glazer. Una sensualità tutta comunicata dagli sguardi dell’attrice che, da soli, raccontano il mondo intero di un’aliena che si aggira sulla Terra alla ricerca di uomini da sedurre.

Lo stesso anno in cui si cimenta nel ruolo esclusivamente vocale di “Lei”, la Johansson torna al cinema con un ruolo quasi totalmente fisico. Di parole, infatti, la protagonista di “Under the skin” ne dice veramente poche, ma bastano a sedurre gli uomini che incontra lungo le strade scozzesi, che finiscono per accettare passaggi a bordo del suo van dai quali mai faranno ritorno. Per il resto, però, il ruolo della donna senza nome di Glazer si rivela estremamente fisico: tutto ciò che prova viene raccontato in primis dallo sguardo profondo della Johansson e in secondo luogo anche dal suo corpo che, seppur mostrato integralmente in alcune scene, viene sempre percepito dallo spettatore con freddezza e distacco.

Il regista usa sapientemente la macchina da presa alternando primissimi piani, che permettono di entrare in contatto con le emozioni e i pensieri della protagonista, a campi lunghi, in particolare nelle scene in cui gli uomini vengono irretiti, che trasmettono un senso di angoscia e di smarrimento.

Il film, però, a conti fatti non convince. L’abile regia, l’accattivante fotografia e gli affascinanti scenari della Scozia creano un involucro ottimo che però non salva la sceneggiatura che, con la scusa di voler intrigare, finisce per non dire nulla. Se nei primi minuti la scelta di non spiegare, per lasciare allo spettatore il compito di scavare dentro la protagonista, incuriosisce, a lungo andare si ritorce contro gli autori. “Under the Skin” appare come una storia che voleva dire molto e che invece tace, forse per mancanza di coraggio, forse perché accecata dalla sua stessa estetica. Persino la colonna sonora insistente e invadente è frutto di un lavoro studiato a tavolino che vuole indicare a chi guarda quando è il momento di inquietarsi, di temere che accada qualcosa, senza però trasmettere alcunché.

È una Scarlett Johansson in stato di grazia a lanciare un salvagente a “Under the Skin”: se non fosse per la sua performance non ci sarebbe modo di comprendere che ogni uomo lascia un segno nell’aliena e che lentamente il nostro mondo le entra dentro e la cambia.

Corinna Spirito

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