Un sogno troppo grande – Recensione

Un sogno troppo grande – Recensione

L’America più desolata e triste in “Un sogno troppo grande”

(Dreamland) Regia: Jason Matzner – Cast: Agnes Bruckner, Kelli Garner, Gina Gershon, Justin Long, John Corbett, Brian Klugman – Genere: Commedia, colore, 88 minuti – Produzione: USA, 2006.

un-sogno-troppo-grandeBenvenuti a Dreamland, un luogo ameno di sentimenti ed emozioni contrastanti, un posto da cui tutti vogliono scappare, ma a cui nessuno riesce a rinunciare. Un limbo in cui i personaggi di “Un sogno troppo grande” si ritrovano a condividere la loro solitudine fino al momento della purificazione e della pace interiore.

Jason Matzner dirige due promettenti starlette del mondo cinematografico statunitense come Agnes Bruckner e Kelli Garner, e il bell’Aidan di “Sex & the City”, in un film fatto di molteplici sentimenti come: l’amore, l’amicizia, il dolore, i litigi e le difficoltà della vita.

Audrey e Calista sono due giovani ragazze che vivono in un gruppo di prefabbricati situati nel deserto del New Mexico (Dreamland), ed entrambe devono combattere con le avversità quotidiane. Una cerca di aiutare e proteggere il padre che soffre di alcolismo e attacchi di panico, l’altra cerca di destreggiarsi nella sua fragilità e continuo bisogno di attenzioni dovuto alla malattia di cui soffre, la sclerosi multipla. Le personalità delle ragazze spesso si scontrano, Calista è dolce, sognatrice e vive in un mondo idealizzato, mentre Audrey è sensibile ed altruista, ma nasconde la sua natura sotto una maschera di cinismo e avventatezza.

Ad irrompere nel destino delle amiche ci pensa Mookie, un ragazzo che si trasferisce in un casupolo di Dreamland insieme alla mamma stravagante e hippy, dando vita ad uno scontato ménage à trois. Il film è il ritratto di un’America dimenticata, che raramente viene portata sul grande schermo, un’America reale, fatta di desolazione in cui le persone combattono ogni giorno delle piccole guerre personali contri i demoni della solitudine, del dolore e del cambiamento, in cui le case sono squallide e non ci sono merletti alle finestre, un’America senza prato verde in giardino semplicemente perché non c’è un giardino. La pellicola non è né un capolavoro registico né dal punto di vista della sceneggiatura, ma lascia comunque un velo di tristezza e amarezza negli occhi di chi la guarda.

Sonia Serafini

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