Un poliziotto da happy hour – Recensione

Un poliziotto da happy hour – Recensione

Presto nelle sale italiane la commedia su un poliziotto sui generis: il talento di Gleeson

(The Guard) Regia: John Michael McDonagh – Cast: Brendal Gleeson, Mark Strong – Genere: Commedia, colore, 96 minuti – Produzione: USA, 2011 – Distribuzione: Eagle Pictures – Data di uscita: 21 ottobre 2011.

unpoliziottodahappyhourIn Connemara, zona selvaggia, desolata, nei dintorni di Galway, sulla costa occidentale Irlandese ovvero dove la gente parla solo gaelico, dove se si vuole parlare inglese, bisogna “andarsene” in Inghilterra, la gente passa le giornate a bere guinness e wisky nei pub e diffida dall’uomo nero venuto dall’America.

In questa landa desolata dimenticata dal Signore, troviamo un controverso agente di polizia, il sergente Gerry Boyle (Brendan Gleeson). L’agente tutto è tranne che un poliziotto modello: ex nuotatore olimpico (almeno da quanto dice lui), possiede una discreta cultura, la sua quotidianità si divide nel bere, frequentare prostitute, dare una mano all’Ira se serve e assaggiare qualche droga requisita. L’unica presenza nella sua vita è la mamma malata e morente. Tutto sta nel capire se sia incredibilmente stupido o incredibilmente furbo.

Con una tatto che lo contraddistingue, e che spesso lo mette in difficoltà a causa del senso dell’humour totalmente fuori posto, dovrà farà squadra con il collega americano (Don Cheadle), arrivato direttamente dall’Fbi per risolvere un caso di traffico internazionale di stupefacenti.

Con “Un poliziotto da happy hour” ci troviamo davanti all’ennesima tremenda ed incomprensibile traduzione italiana: il titolo originale “The Guard” era forse troppo difficile da adattare?! A parte questo lieve inconveniente tecnico, la pellicola è una spassosa black comedy, che mescola diversi generi.

Vi troverete letteralmente ad amare questo strano personaggio, le sue uscite comiche e l’aplomb del tutto singolare. Anticonvenzionale e del tutto politicamente scorretto, il sergente Boyle sa anche essere un uomo dedito all’eroismo, altruista e leale nel suo lavoro.

Un film originale, grottesco e a tratti drammatico, che non ha troppe pretese, ma che piuttosto, in modo scanzonato, si prende in giro. Il successo della sua riuscita c’è da dire che sta tutto nel protagonista, l’irlandese Gleeson, che qui dona tutta il suo talento di attore ad un ruolo che sembra essere stato scritto per lui.

Mimica facciale, intonazione vocale e atteggiamenti fisici rendono il sergente Boyle/Greeson perfetto nella sua parte. Mentre il più famoso Don Cheadle, è un’ottima spalla, antagonista agli opposti del sergente. Giudicato Miglior Film d’Esordio alla Berlinale, premiato al Sundance con il Gran Premio della Giuria, in concorso al Tribeca ed al Los Angeles Film Festival.

In Italia potrebbe rischiare di passare per un film alla “Boldi”, cinepanettone style quindi, a causa della contestabile traduzione del titolo e del modo scelto per pubblicizzarlo. Peccato.

Sonia Serafini

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