Un castello in Italia – Recensione

Accolto con entusiasmo all’ultimo Festival di Cannes, dov’era l’unico film in concorso diretto da una donna, “Un castello in Italia” segna la terza prova da regista di Valeria Bruni Tedeschi, dopo “È più facile per un cammello…” e “Attrici” 

(Un château en Italie) Regia: Valeria Bruni Tedeschi – Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Xavier Beauvois, Louis Garrel, Filippo Timi – Genere: Commedia, colore, 104 minuti – Produzione: Francia, 2013 – Distribuzione: Teodora Film – Data di uscita: 31 ottobre 2013.

un-castello-in-italiaIn parte autobiografica “Un castello in Italia” racconta l’inizio dell’amore fra Louise (Valeria bruni Tedeschi) e il giovane Nathan (Louis Garrel), proprio nel momento in cui la famiglia di Louise vive un drammatico declino: suo fratello Ludovic (Filippo Timi) è gravemente malato e i debiti costringono la madre a vendere la grande casa di famiglia, il castello in Italia.

Una commedia agrodolce, che alterna puro divertimento a momenti di autentica partecipazione, sorretta da un cast eccezionale: oltre la stessa Bruni Tedeschi, Louis Garrel e Filippo Timi, ci sono anche due attori italiani, in due spassosissimi camei: Pippo Delbono e Silvio Orlando.

Quest’ultima opera della raffinata attrice–regista italo–francese è davvero una sintesi perfetta tra autobiografia e romanzo d’amore, che racconta al tempo stesso una storia familiare e una d’amore. Pieno di ispirazioni classiche, prima fra tutte “Il giardino dei Finzi-Contini”, il film pone al centro una coppia non convenzionale, Louise e Nathan, diversi per età, classe sociale e ossessioni e di una famiglia, la propria anche nella vita, ormai in declino e che ha nel castello il suo simbolo; si sente anche la doppia identità italo francese, con due voci, nel vero senso della parola, una francese più delicata e una italiana più forte e decisa.

Il ruolo ‘pivot’ dell’opera è comunque quello di Ludovic, un Filippo Timi ormai maturo e consapevole, ottimamente calato nella parte, anche fisicamente parlando: c’è qualcosa di innominabile nel rapporto con la sorella, per non parlare del rapporto che lo lega alla madre, sancito dalla splendida scena del ballo quasi d’addio, sotto le note di ‘Bambola’ di Fred Buscaglione.

Marisa Borini poi, nella parte della mamma (sia nella vita che nel film) è deliziosa, un incanto, che lascia a bocca aperta.

Insomma ci si commuove, ci si diverte (esilarante la scena della sedia a Napoli), ci si sorprende, nella speranza che la distribuzione sia capillare. Da vedere e da consigliare a chi ha delle reticenze sul cinema francese in generale, qui comunque ‘contaminato’ dall’italianità della regista. Voto da uno a cinque stelle: 4 e 3/4!!!

Salvatore Cusimano

Email: scusimano@libero.it

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