Tutti i santi giorni – Recensione

Tutti i santi giorni – Recensione

Un grande amore capace di superare le difficoltà della vita e tanta voglia di un figlio: questo il fulcro del tenero e divertente film di Paolo Virzì, “Tutti i santi giorni”

Regia: Paolo Virzì – Cast: Micol Azzurro, Thony, Luca Marinelli – Genere: Commedia, colore, 102 minuti – Produzione: Italia, 2012 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 11 ottobre 2012.

tuttiisantigiorniUn bel film questo di Virzì che, con ironia e grande delicatezza, affronta un tema interessante come quello del desiderio di maternità e paternità, e di come il non riuscire a concretizzarlo possa minare la sicurezza del singolo e persino l’equilibrio della coppia.

Guido e Antonia sono una coppia dove ‘gli opposti si sono incontrati’, ed hanno fatto faville: lui timido, quasi impacciato, coltissimo, lei estroversa, disinibita, musicista, un cane sciolto. Come se non bastasse tutto questo a dividerli, lei lavora in un autonoleggio, mentre lui fa il portiere di notte. Eppure, queste due anime ‘al limite’, hanno trovato assieme l’armonia perfetta, la fusione completa, vivendo un amore totale, che li appaga nel profondo, e li porta a desiderare di allargare la famiglia, di mettersi alla prova come genitori.

Ma i figli non arrivano, così i due iniziano l’iter delle analisi, delle visite, delle cure, volte a capire cosa non va e a non far perdere la speranza di un’imminente gravidanza. Assieme a tutto questo arriva anche l’amarezza per i tentativi che falliscono, il sentirsi inadeguati, inutili, e infine il ricorso all’inseminazione artificiale.

Virzì riesce a raccontare questa difficile situazione in modo brillante, a tratti persino comico, e soprattutto con grande realismo.

Fa da sfondo alla coppia l’Italia intera: i due vivono nella periferia romana, accanto a dei vicini immagine di una romanità un po’ ‘coatta’, cui fanno da contraltare le riprese della magnificenza artistica capitolina, che appare però lontana dal quotidiano del quartiere; la famiglia di Guido è invece in Toscana, e il tempo che condividono con loro è soave e carico d’affetto; mentre le origini di Antonia (che non ha grandi legami con la propria famiglia) sono siciliane, l’occasione per il regista di offrire uno squarcio su un’altra parte del nostro stivale.

Ogni personaggio, anche quello più piccolo, aggiunge un qualcosa di unico alla storia, rendendola credibile e piacevole, anche grazie all’abitudine del regista di proporre volti nuovi: nel cast abbiamo ad esempio una vera ostetrica, Mimma Pirrè (che ha fatto nascere migliaia di bambini, tra i quali il figlio del regista), alla sua prima esperienza davanti alla macchina da presa.

Anche Antonia è interpretata da una new entry del mondo cinematografico, Thony, nome d’arte di Federica Victoria Caiozzo, cantautrice siculo-polacca, che ha realizzato la colonna sonora del film e si è mostrata a proprio agio davanti alla macchina da presa.

Guido ha le fattezze del bravo Luca Marinelli, già apprezzato nella pellicola di Saverio Costanzo “La solitudine dei numeri primi” e ne “L’ultimo terrestre” di Gipi. Sarà presto diretto da Paolo Sorrentino ne “La grande bellezza”.

A dispetto di chi accusa il cinema italiano di scarsa internazionalità, “Tutti i santi giorni” è la concreta dimostrazione di un cinema che sa raccontare storie ‘vive’, apprezzabili dallo spettatore di ogni dove.

Maria Grazia Bosu

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