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Tutta colpa del vulcano – Recensione

Tutta colpa del vulcano – Recensione

Un road movie francese dall’aria molto americana

(Eyjafjallajökull) Regia: Alexandre Coffre – Cast: Valérie Bonneton, Dany Boon, Denis Menochet, Albert Delpy, Constance Dollé, Arnaud Henriet, Yann Sorton, Jochen Hägele – Genere: Commedia, colore, 92 minuti – Produzione: Francia 2013 – Distribuzione: Bim – Data di uscita: 5 giugno 2014.

tuttacolpadelvulcanoNel 2010 l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull crea scompiglio nei cieli d’Europa, causando la sospensione del traffico aereo per diverso tempo. Alain e Valerie devono quindi trovare un altro modo per raggiungere la figlia in Grecia, che si sposerà da lì a tre giorni. I due però sono divorziati, ma soprattutto, si odiano da morire. Non sarà quindi per nulla un viaggio facile quello degli ex coniugi, che si troveranno ad affrontare incredibili disavventure ma che sopra ogni cosa saranno costretti ad una vicinanza forzata dopo essere stati vent’anni lontani.

Un volto noto quello di Dany Boon (Alain), conosciuto per “Giù al Nord”, il grande successo di cui è stato regista e protagonista, che torna in una commedia esilarante, diretta questa volta da Alexandre Coffre. Una commedia che è un road movie a tutti gli effetti, visto che il viaggio è il tema fondamentale del film. Un viaggio lungo l’Europa intrapreso da una coppia di divorziati ormai da vent’anni che è costretta, a causa di forze maggiori, a riunirsi. Nei panni della moglie Valerie Bonneton, che forma con Boon una coppia esilarante e sorprendentemente affiatata dal primo all’ultimo secondo.

L’eruzione del vulcano islandese consente a Coffre di mettere in scena uno dei temi a lui più cari: il rapporto tra coniugi separati. La pellicola fin dall’inizio non si presenta assolutamente come romantica, ma anzi sottolinea l’ilarità e l’esagerazione che un uomo e donna divorziati possono suscitare: dopo essersi amati tanto arrivano ad odiarsi profondamente, tanto quasi da uccidersi e tanto da dare vita a situazioni quasi paradossali.

Il regista non si sbilancia mai: non c’è un marito cattivo e una moglie buona o viceversa: entrambi incarnano alternativamente il “cattivo” o il “buono” della situazione. In questo modo lo spettatore ha più libertà di identificarsi con l’uno o l’altro, di scegliere da che parte stare.

Degna di nota è l’interpretazione dei protagonisti: Boon ha una mimica facciale strabiliante e ricca di sfumature, mentre la Bonneton ha un modo nel dire le battute, anche le più perfide (e sono tante!) del tutto naturale e spontaneo, che non riesce a renderla antipatica agli occhi dello spettatore, nonostante il suo modo di rivolgersi al marito sia quasi sempre diabolico. Anche la sceneggiatura merita l’elogio. I dialoghi sono sempre divertenti, ricchi di frecciatine sottili ma anche di espliciti insulti, che contribuiscono a mantenere alto il ritmo.

Tuttavia manca quel tratto francese che fa delle commedie d’oltralpe dei veri e propri successi, come il già citato “Giù al Nord” o il più recente “Quasi amici”. Coffre sembra essersi ispirato troppo ai road movie americani, esagerando forse in alcuni punti, come l’introduzione di numerose e quasi impossibili peripezie che i due protagonisti devono affrontare, o di personaggi troppo particolari, quasi al limite della realtà.

Non c’è spazio per le romanticherie o i lieti fine da favola: ci sono solo due persone che un tempo si sono molto amate ma che dopo sono arrivate a malapena a sopportarsi, anzi a odiarsi. Due persone che si conoscono perfettamente e che per questo sanno cosa da più fastidio l’uno all’altra, sanno quali sono i “dispetti” che possono far saltare i nervi. Due persone che a causa dell’eruzione di un vulcano sono costrette a stare di nuovo vicine, ma che in questo modo imparano a conoscersi di nuovo… ovviamente passando per una guerra senza esclusione di colpi!

Margherita Mustari

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