Transformers 3 – Recensione

Michael Bay torna sugli schermi mondiali con “Transformers 3”, terzo episodio della saga che vede protagonista Shia LaBeouf

(Transformers 3: Dark of the Moon) Regia: Michael Bay – Cast: Shia LaBeouf, Josh Duhamel, Rosie Huntington-Whiteley, John Malkovich, Patrick Dempsey, John Turturro, Frances McDormand, Alan Tudyk, Hugo Weaving – Genere: Azione, colore, 156 minuti – Produzione: USA, 2011 – Distribuzione:  Universal Pictures – Data di uscita: 29 giugno 2011.

transformers-3Con “Trasformers 3” Michael Bay confeziona il migliore dei capitoli della saga che ha per protagonisti i famosi giocattoli Hasbro. Sia chiaro, trattasi sempre di ‘fumettone americano’, con protagonisti che hanno dell’immortale, armi dalle infinite pallottole, salti inverosimili e quant’altro, ma tutto amalgamato con grande stile. Oseremmo dire che in questo terzo episodio esiste anche una sorta di sceneggiatura, che non si limita a pochi dialoghi tra un combattimento e l’altro.

Bay, che omaggia nel titolo i Pink Floyd e il loro “Dark Side of the Moon”, riscrive lo sbarco sulla luna, svelando impensabili retroscena, che vedono coinvolti il governo americano, gli Autobot e i malvagi Decepticons, arricchendo il film con un cammeo di Buzz Aldrin, che intenerisce lo spettatore adulto.

Shia LaBeouf, maturato professionalmente, si rinfila nei panni di Sam con maggiore padronanza del ruolo, proponendo un personaggio amareggiato per come il governo lo abbia liquidato, nonostante abbia contribuito in modo determinante a ‘salvare il mondo’, ma disposto a tutto per trovare un suo spazio, al quale rinuncia senza pensarci troppo per tornare a combattere i malvagi.

Rosie Hungtinton-Whiteley non fa rimpiangere Megan Fox, protagonista degli altri due capitoli, rea per il produttore Spielberg di aver apostrofato Bay col termine nazista, con la stampa per giunta. Se Megan era una pantera dalle unghie affilate, Rosie è una gattona che ama fare e ricevere coccole, ed è dotata di un lato B di tutto rispetto, sul quale indugia la macchina da presa, per il piacere dello spettatore maschio.

Il più sexy rimane sempre Josh Duhamel, che interpreta il coraggioso maggiore Lennox; Patrick Dempsey in versione ‘cattivo’ non convince, ci si aspetta da un momento all’altro di vederlo indossare il camice bianco di “Grey’s Anatomy”, o dire qualcosa di tenero.

Tra i colloqui di Sam alla disperata ricerca di un lavoro e le nuove lotte tra buoni e cattivi per assicurare alla terra un futuro, i minuti scorrono veloci, con un mix di adrenalina, ironia e segreti da svelare, che tanto piacciono al pubblico.

Nella lunga battaglia finale, in cui spesso è difficile distinguere le macchine buone da quelle cattive, sappiate che gli Autobots hanno la scocca più lucida e colorata, mentre i Decepticons sono spesso grigi e un po’ arrugginiti, e sia chiaro, i lunghi serpenti di metallo, dotati di orripilanti meccanismi rotanti, sono cattivissimi.

Una parola sul 3D, col quale i film di questo tipo devono per forza fare i conti: sarà vero che affaticano la vista dello spettatore, soprattutto in una pellicola di lunga durata, ma il coinvolgimento visivo non ha eguali, e visto e considerato che in pellicole come questa è il lato preponderante, perché mai non lo si dovrebbe adoperare?

Buona visione a tutti coloro che hanno bisogno di evasione allo stato puro.

Maria Grazia Bosu

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