The Pills – Sempre meglio che lavorare – Recensione

The Pills – Sempre meglio che lavorare – Recensione

  • Regia: Luca Vecchi
  • Cast: Luca Vecchi, Luigi Di Capua, Matteo Corradini, Mattia Coluccia, Margherita Vicario, Betani Mapunzo, Luca Di Capua, Maria Vittoria Marini, Giulio Corradini, Lorenzo Scacchi, Andrea Dolcini, Antonio Marano, Simone Fazzello, Francesca Reggiani, Giancarlo Esposito
  • Genere: Commedia, colore
  • Durata: 90 minuti
  • Produzione: Italia, 2016
  • Distribuzione: Medusa
  • Data di uscita: 21 Gennaio 2016

The Pills – Sempre meglio che lavorare: una vita con la sveglia alle sette non merita di essere vissuta

the-pills-sempre-meglio-che-lavorare-foto-scenaDebutto cinematografico per i The Pills, che, dopo il successo delle serie web e TV, portano sul grande schermo il loro primo lungometraggio, “The Pills – Sempre meglio che lavorare”.
Luca Vecchi, Matteo Corradini e Luigi Di Capua sono i protagonisti di un film autobiografico, incentrato sulla vita di tre amici trentenni che non hanno superato l’adolescenza e rabbrividiscono all’idea di trovare un lavoro, specialmente se si tratta del posto fisso che assicura una vita tranquilla e monotona, scandita da orari e responsabilità, che inevitabilmente finirà per sotterrare ogni ambizione.

Così Luca, Luigi e Matteo trascinano le loro giornate tra caffè, fumo, birra e idiozie attorno al tavolo della cucina, pur di non cedere al lavoro.
Il film scorre così piacevolmente, movimentato da numerosi e divertenti flashback sull’infanzia dei tre protagonisti, in cui affondano le radici del loro sodalizio, a cui nessuno si deve sottrarre, per non scatenare negli altri il senso di colpa.

Divertenti alcune trovate, come il ‘clan’ dei bengalesi, presentati come una società segreta in stile “Fight Club” che richiedono un vero e proprio rito di iniziazione per i nuovi adepti, i quali dovranno accettare la totale sottomissione della loro vita al lavoro.
Numerose le citazioni presenti nel film, in cui riecheggiano la commedia italiana, da Verdone a Nuti, e quella americana. Richiami espliciti a “Il Cacciatore”, “La Dolce vita” e persino al Nanni Moretti di “Ecce Bombo”, fanno sì che il lungometraggio sia pervaso d’ironia, humor inglese, ma anche di una vena malinconica, laddove non si può evitare di riflettere amaramente sulla vita che sfugge e sul rischio di perdersi nell’immobilismo di un’adolescenza forzatamente cristallizzata, ritrovandosi con un pugno di mosche.

Ricercare ‘la cicorietta della vita’: il desiderio di inseguire le proprie aspirazioni accomuna tutte le generazioni

I numerosi flashback in cui Luca, Luigi e Matteo sono ancora bambini e vivono serenamente la loro preadolescenza, con sana curiosità verso il mondo dei grandi ancora tutto da scoprire, si contrappongono ad un presente apatico, in cui l’infanzia è irrimediabilmente perduta, ma manca il coraggio nell’affrontare l’età adulta e le responsabilità che ne conseguono. In questo limbo si insinua una malinconia nostalgica, per i tempi in cui non si sapeva apprezzare ciò che si aveva (la ‘cicorietta’ che non piaceva allora, ma che oggi si ricorda come quanto di più buono potesse esistere) e il desiderio di trovare il senso del presente, continuamente minacciato dal temutissimo lavoro a 300 euro per 8 ore.
A questo punto si scopre anche di non essere così dissimili dai propri genitori, sui quali ci si è appoggiati per sopravvivere, i quali ad un certo punto decidono di tornare ad inseguire i propri sogni, a cui avevano rinunciato per crescere i figli, che erano ‘la cicorietta’ delle generazioni passate…. Ne consegue un film comico ma forte, in cui emergono le difficoltà dei giovani di sempre, ma specialmente di quelli di oggi, in un mondo ancora più difficile.

The Pills – Sempre meglio che lavorare, ambientazioni popolari e realistiche ci regalano un affresco di ‘romanità’

“The Pills – Sempre meglio che lavorare” si svolge nei quartieri in cui sono cresciuti Luigi, Luca e Matteo, prevalentemente al Pigneto, quartiere romano popolare, che rende la storia credibile, più di certi esempi cinematografici che ambientano storie di precari in lussuosi loft del centro storico.
Ne deriva una comicità tipicamente romana, fatta anche di un linguaggio che mescola italiano, dialetto e linguaggio dei giovani, in modo divertente anche se a volte un po’ esagerato. I The Pills hanno raccontato la loro città, i loro quartieri, con tutta la loro ‘tribalità’ e forte caratterizzazione, ma affrontando temi che conferiscono al loro primo lavoro cinematografico una sua universalità.
Interessante la regia, innovativa e sobria, che riesce a portare il web al cinema, creando un prodotto piacevole in cui non mancano i momenti di pura ilarità. Divertente la scelta di presentare i bambini travestiti da trentenni, che hanno aggiunto momenti di comicità spontanea molto godibile.
Per la colonna sonora la scelta è caduta su giovani di talento come i Cani e Calcutta.

Isabella Gasparutti

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *