The Karate Kid – La Leggenda Continua – Recensione

The Karate Kid – La Leggenda Continua – Recensione

Niente karate, solo kung fu nella pellicola che omaggia il classico “The Karate Kid”, riproponendone lo spirito e ingaggiando l’intramontabile Jackie Chan

(The Karate Kid) Regia: Harald Zwart – Cast: Jaden Smith, Jackie Chan, Taraji P. Henson, Rongguang Yu, Zhensu Wu, Zhiheng Wang, Zhenwei Wang, Jared Minns, Shijia Lü, Yi Zhao, Bo Zhang, Luke Carberry, Cameron Hillman, Ghye Samuel Brown, Rocky Shi, Tess Liu, Wenwen Han – Genere: Azione, colore, 140 minuti – Produzione: USA, Cina, 2010 – Distribuzione: Sony Pictures – Data di uscita: 3 settembre 2010.

the-karate-kidIl titolo non tragga in inganno, “The Karate Kid – La Leggenda Continua” non è un remake, piuttosto un omaggio al primo “The Karate Kid”, del quale vuole riproporre lo spirito, anche questo infatti è un racconto sulla crescita, sul diventare grandi, sul superare i propri limiti. Di karate poi non c’è neppure l’ombra; siamo in Cina, non in Giappone, l’arte marziale praticata è il kung fu.

La pellicola vuole rivisitare e attualizzare l’originale, sperando di ottenere lo stesso successo. Il giovane protagonista, Dree Parker, un Jaden Smith novello Ralph Macchio, si trasferisce da Detroit in Cina, dove la madre è stata trasferita a causa della crisi che attraversa la sua azienda. I due si trovano così catapultati in un nuovo mondo, facile da accettare per la donna, che sa essere l’unico modo per non perdere il lavoro, un po’ meno facile per il ragazzo. Le difficoltà dovute all’ambiente e soprattutto ai bulli di turno, porteranno Dree a cercare un riscatto, inizialmente voluto per sopravvivere alle vessazioni.

Sarà il suo mentore, un Jackie Chan in splendida forma, a far capire al ragazzo che questa disciplina è uno stile di vita, e che solo attraverso la pazienza e l’impegno si possono ottenere dei risultati, non fini a se stessi, ma funzionali alla maturazione umana ed emotiva. Nel primo “Karate Kid” il ruolo dell’educatore valse un Oscar al suo interprete Noriyuki ‘Pat’ Morita. La ricetta è trita e ritrita, a Hollywood le nuove idee latitano ultimamente, dopo lo sciopero degli sceneggiatori degli anni scorsi pare esserci un vero e proprio sciopero delle idee, della fantasia. Nonostante ciò, la pellicola è coinvolgente, soprattutto, ma non solo, per i più giovani, che non faranno fatica ad immedesimarsi in Dree, e nelle sue difficoltà.

Ciascuno di noi, nel suo piccolo, ha avuto un bullo che ci ha reso la vita difficile, o si è comunque trovato in difficoltà per un cambiamento, e affrontarlo e superarlo ci ha aiutato a crescere. La produzione non ha badato a spese, la fotografia è molto bella, anche le scenografie, le riprese sono molto curate, soprattutto per le scene dei combattimenti. Spettacolari le immagini degli splendori della Cina, La Grande Muraglia, Il monte Wudang, si è potuto girare anche alla Porta di Tiananmen, e dopo più di vent’anni, da “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci, è stato possibile effettuare riprese nella Città Proibita.

Scontati, ma non banali, gli insegnamenti morali che in un film per famiglie come questo non possono mancare: la tolleranza e la comprensione come valori di vita, la vendetta che non paga, la fatica che porta al superamento dei limiti, al raggiungimento degli obiettivi. C’è poi una certezza, i coniugi Smith ce la stanno mettendo tutta per costruire la carriera del figlio Jaden, ma è altrettanto vero che il suo talento è indiscutibile.

Maria Grazia Bosu

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