The Danish Girl – Recensione

The Danish Girl – Recensione

The Danish Girl: bellezza e poesia per la tormentata vita del pittore Einar Wegener che volle farsi donna

  • Regia: Tom Hooper
  • Cast: Eddie Redmayne, Amber Heard, Alicia Vikander, Matthias Schoenaerts, Adrian Schiller, Ben Whishaw, Emerald Fennell, Sebastian Koch, Jeanne Abraham, Victoria Emslie, Cosima Shaw, Ole Dupont, Jake Graf, Alicia Woodhouse, Maya Lindh, Richard Dixon
  • Genere: Biografico, colore
  • Durata: 120 minuti
  • Produzione: Gran Bretagna, USA, 2015
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Data di uscita: 18 febbraio 2016

The danish girl

In un appartamento di una Copenaghen degli anni Venti, la pittrice Gerda Gottlieb, dovendo sostituire una modella, chiede al marito Einar Wegener, anche’egli pittore, di posare per lei. Un po’ per necessità, un po’ per gioco, dal ritratto nasce Lili Elbe, personificazione femminile di Einar. Lili cambierà per sempre la vita dei due giovani sposi e racconterà al mondo la tormentata esistenza della prima transessuale della storia.

Alcuni film non vanno visti con gli occhi ma con il cuore. “The Danish Girl” appartiene a questo ristretto circolo di opere pulsanti che emettono delle vibrazioni il cui riverbero ci colpisce con più profondità della superficialità visiva. Non si può non ammettere che il regista Tom Hooper, traendo ispirazione dall’omonimo romanzo, abbia dato alla luce una pellicola elegante, raffinata e impeccabile dal punto di vista estetico. L’occhio però può essere anche ingannevole e si assiste, così, ad una lotta tra apparenza e sostanza: tanta bellezza formale quasi distrae l’attenzione dal racconto di un lento e travagliato percorso di riconquista di una identità addormentata in chissà quale comodo anfratto dell’anima.

The Danish Girl: film e quadro allo stesso tempo

Contagiato probabilmente dalla professione dei protagonisti del suo film, il cineasta britannico cerca di racchiudere una vicenda così tormentata in un bel dipinto, incastonandolo in una pregevole cornice. L’operazione ha successo solo a fasi alterne. Soprattutto nella seconda parte, la sceneggiatura non appare all’altezza della situazione e annaspa in passaggi che risultano in alcuni casi ridondanti ed in altri troppo sbrigativi. Tom Hooper invece azzecca il colpo quando convoglia nel suo racconto la vis creativa dei coniugi Wegener. Ed ecco apparire il motivo principale per alzare le nostri nobili terga ed andare a vedere questo film: “The Danish Girl” presenta tracce di qualcosa che sembra avvicinarsi molto alla pura poesia.

Le liriche prendono le sembianze di Gerda mentre raffigura inconsapevolmente, mediante un ritratto, la vera natura del proprio uomo. L’amore smodato che prova per il marito muove le sue mani. La sua arte intuisce qualcosa che, normalmente, non si riesce a vedere, fino a svelare una verità che non avrebbe mai voluto affrontare e che, per quanto pazzesca possa essere, non le impedirà di rimanere accanto ad Einar anche quando diventerà Lili.

Il prorompere di una finissima ed imperdibile commozione ci lega indissolubilmente alle poche e sussurrate parole della ‘ragazza danese’ mentre descrive il suo destino con una logica semplice e disarmante.
Senza avere il tempo di potercene accorgere “The Danish Girl” ci trascinerà sull’orlo di un varco emozionale che porta al fatale destino di chi ha il coraggio di essere se stesso.

Riccardo Muzi

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