The Birth of a Nation

The Birth of a Nation – Recensione: le colpe che l’America non è ancora riuscita ad espiare

the birth of a nation

“The Birth of a Nation” è un film intenso, incentrato sulla figura di Nat Turner, uno schiavo nero della Contea di Southampton, in Virginia, che capeggiò nel 1831 la più sanguinosa tra le rivolte nei confronti dei padroni bianchi.

Autore, sceneggiatore, regista, persino coproduttore della pellicola, nonchè interprete di Turner è il sorprendente Nate Parker, che supera a pieni voti la sua prima prova dietro la macchina da presa.

Entrato in perfetta simbiosi col personaggio, con "The Birth of a Nation" Parker ci offre un prodotto di elevato livello stilistico, in cui mai si indulge al pietismo, anche quando si narrano momenti durissimi vissuti dagli schiavi nelle piantagioni. Interessante anche l’ambientazione storica, visto che si narra di un periodo poco trattato in letteratura e al cinema. Gli avvenimenti, infatti, sono vissuti dalla generazione posta tra la Guerra d’Indipendenza e la Guerra Civile, dopo la quale, almeno formalmente, si metterà fine al vergognoso fenomeno dello schiavismo, una macchia che dopo quasi due secoli ancora pesa sulla coscienza Americana.

The Birth of a Nation: film possente in odore di Oscar

Nella cultura popolare dei neri d’America Nat Turner è una figura a metà tra lo storico e il mitologico, un po’ come è la figura di William Wallace (“Bravehart”) per gli Scozzesi. Ignorato dai libri di storia, ebbe un ritorno di popolarità alla fine degli anni ’60 del Novecento in piena lotta anti-segregazionista.

Il titolo “The Birth of a Nation” cita volutamente l’omonimo film di David W. Griffith del 1915, in cui il Ku Klux Klan viene dipinto falsamente come un movimento che, dopo la Guerra Civile, ristabilisce l’ordine nel sud degli Stati Uniti caduto in mano a orde di neri ex schiavi liberati. Ristabilire la verità storica, conoscere ciò che è stato è necessario per impedire che in futuro si ripetano simili aberrazioni.

Daniele Battistoni

  • Regia: Nate Parker
  • Cast: Armie Hammer, Gabrielle Union, Penelope Ann Miller, Aunjanue Ellis, Nate Parker, Katie Garfield, Aja Naomi King, Roger Guenveur Smith, Colman Domingo, Dwight Henry, Jeryl Prescott, Dominic Bogart, Jason Stuart, Chris Greene, Jackie Earle Haley, Mark Boone Junior
  • Genere: Biografico, colore
  • Durata: 117 minuti
  • Produzione: USA, 2016

the-birth-of-a-nationLa vicenda di "The Birth of a Nation" si sviluppa a partire dalla storia del ragazzo Nat Turner, nato schiavo in una tenuta agricola della Virginia la cui principale produzione è naturalmente il cotone; il cognome è quello dei padroni, perché lo schiavo è considerato un oggetto, poco più di un animale, e il cognome ne indica la proprietà di appartenenza.

Avendo imparato a leggere, a Nat viene data una Bibbia, e per anni e anni quello rimane il solo libro che può consultare. Divenuto adulto, con dei semplici discorsi cerca di dare conforto spirituale ai suoi compagni di schiavitù; avvedutosi di questa capacità, il suo padrone Samuel, interpretato dal bravo Armie Hammer, cerca di sfruttarla economicamente, portandolo in giro, dietro pagamento, nei possedimenti vicini per tenere dei sermoni religiosi agli schiavi, naturalmente insistendo sui passi in cui in qualche modo si giustificava la schiavitù, facendola passare per la volontà di Dio, così da farne accettare più facilmente la condizione e mitigare gli accenni di ribellione.

Turner ha così modo di rendersi conto della reale portata del fenomeno schiavistico, visitando tante fattorie vede il disprezzo che molti padroni hanno per i loro schiavi, la cattiveria che mettono nelle punizioni, quando non si arriva al sadismo; insomma si rende conto che la sua opera, che voleva essere di conforto, si rivela invece occasione di una maggiore oppressione. Inoltre Nat ha letto per anni tutte le Sacre Scritture, non solo i passi che facevano comodo agli oppressori bianchi, sa benissimo che il vero messaggio di Dio è di amore e di uguaglianza tra gli uomini; così quando la situazione giunge al punto di non ritorno egli usa la sua parola per incitare gli schiavi alla rivolta.

 

 

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