Terra madre – Recensione

Terra madre – Recensione

Un documentario di Ermanno Olmi che propone un messaggio forte e interplanetario: cambiare il nostro stile di vita è possibile, permettere che tutte le popolazioni del mondo abbiano le risorse alimentari necessarie a sopravvivere è un dovere di tutti

Regia: Ermanno Olmi – Cast: Ampello Bucci, Maurizio Gelati, Carlo Petrini, Pier Paolo Poggio, Marco Rizzone, Aldo Schiavone, Vandana Shiva, Angelo Vescovi – Genere: Documentario, colore, 78 minuti – Produzione: Italia, 2008 – Distribuzione: Bim Distribuzione – Data di uscita: 8 maggio 2009.

terra-madre“Terra Madre” di Ermanno Olmi è un documentario che riflette su un tema molto importante: l’alimentazione nel mondo. L’idea è nata con l’intento di informare sui progressi messi in opera, nel tentativo di garantire un futuro migliore a tutte le popolazioni della terra, con la speranza di una presa di coscienza della necessità, ormai impellente, di porre fine allo sfruttamento esasperato della terra, ed evitare danni irreversibili.

Il film è introdotto da una voce fuori campo che racconta la storia di uomo che ha scelto l’isolamento nel suo piccolo mondo, in cui convive con la natura in modo sano e tradizionale, rinunciando ai benefici dell’industrializzazione. Scorrono sullo schermo immagini rivelatrici dell’esistenza del contadino e poi sono alcuni protagonisti del forum di Terra Madre 2006 e 2008 a parlare: Vandana Shiva (Presidente della Commissione internazionale sul futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura), contadini, pescatori, allevatori e tutti coloro che hanno scelto di stare dalla parte della terra, amandola e rispettandola, e che traggono il necessario per vivere dignitosamente senza chiederle troppo.

Il viaggio virtuale, iniziato con la conferenza di Torino, continua sull’isola di Svalbard, in Norvegia dove è sorto un innovativo “giardino dell’Eden sotto zero”: la Banca mondiale dei Semi, in cui si conservano migliaia di sementi diversi. Poi le immagini cambiano radicalmente e ci si accorge di essere in una terra calda, l’India, nei pressi di Dehradun (regione Uttaranchal) dove si raccoglie con metodi rigorosamente tradizionali il riso, e poi nella fattoria di Vandana Shiva, dove sono custoditi i semi di riso, tramandati di generazioni in generazione.

Infine si arriva in Italia, in Veneto, nella casa ormai vuota del contadino di cui ci aveva parlato il narratore all’inizio. Quest’uomo, scomparso nel 2003, ha vissuto per quarant’anni, dei soli frutti della sua terra e del legno del bosco lì vicino, grazie al quale ha costruito utensili, suole per le scarpe, si è scaldato in inverno, e dal quale ha preso le foglie per riempire il materasso su cui riposare.

In seguito assistiamo a dettagliate riprese di un ecosistema: i colori sgargianti e i rumori tenui, appena percepibili della vegetazione, lacerata improvvisamente dall’assordante rombo dei motori di un aereo che la sovrasta e che rompe la tranquillità del suo silenzio. Ma poco dopo il silenzio torna a regnare nuovamente fra i fili d’erba, le albicocche, e i rovi di more. Nuovi scatti ci portano sulla terra di un contadino in Alto Adige, lo abbiamo visto sollevare la terra imbiancata di neve con la vanga, muoverla e poi seminarla.

Le riprese dei particolari, in questo documentario molto numerose, hanno mostrato mani che scendevano fino a prendere la terra fra le dita, come ad accarezzarla, maneggiare mandorle e tenerle nel palmo come se fossero monete d’oro. Quello che resta dopo i 78 minuti di visione è uno strano senso di pace che riassume il messaggio del film: vivere diversamente e meglio è possibile, attraverso un cambiamento di rotta, all’insegna della produzione di cibo sano, prodotto in modo sano, che quindi rispetti la natura e le sue regole. Il destino sembra essere dunque nelle mani delle giovani generazioni che possono imparare molto da coloro che utilizzano le risorse della terra senza distruggerla: contadini, pescatori e allevatori che fanno il loro mestiere seguendo i metodi della loro antica tradizione.

L’intervento di Sam Levin alla conferenza di Terra Madre 2006 è un esempio di come dai giovani possano partire i primi segnali positivi: questo studente statunitense di soli 15 anni, ha ideato e creato il Progetto Germoglio, adottato poi da altre scuole, che consisteva nella realizzazione di un orto di cui si sarebbero occupati gli studenti, e che è riuscito a raccogliere cibo a sufficienza per la mensa scolastica, attraverso, appunto, tecniche tradizionali. Il documentario è stato prodotto dalla Cineteca di Bologna e della ITC Movie, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione cinema, e della Film Commission Torino Piemonte.

Elisa Donini

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.