Summertime – Recensione

Dopo storie ambientate nella capitale (come “Suburra” e “Luna Nera”), per la quarta serie originale prodotta in Italia Netflix ha deciso di puntare sulla riviera romagnola con il teen drama “Summertime”. Anche se l’accento romano non manca.

Summertime: un’estate tra amori, amicizie e famiglia

Summertime Coco Rebecca

Benché sia stata presentata come ispirata al celeberrimo romanzo di Federico Moccia, “Tre metri sopra il cielo”, poi diventato anche un film cult per gli adolescenti degli anni Duemila, la serie ha davvero poco in comune, per fortuna.

L’opera conta vari giovani alla loro prima esperienza e qualche volto già noto come Ludovico Tersigni, conosciuto per essere Giovanni Garau di “SKAM Italia”, o l’attrice e cantante Thony, vista in “Momenti di trascurabile felicità” e “Tutti i santi giorni”, che qui interpreta una madre che cresce non senza qualche difficoltà le sue due figlie.

La protagonista è Summer, un’adolescente che a dispetto del nome odia l’estate e non ama nemmeno le feste, ma che proprio a una di queste incontra Ale, un pilota di moto che si sta prendendo una pausa dalle gare e soprattutto dalle aspettative del padre, che sin da piccolo lo ha messo in sella spingendolo a correre.

I due ovviamente sono agli antipodi, Summer è una ragazza con la testa sulle spalle, che vorrebbe viaggiare e scoprire posti nuovi, così finita la scuola decide di tenersi impegnata lavorando in un hotel della costiera. Ale invece non vede l’ora di staccare e godersi il mare e la baldoria estiva. Lui ci prova subito, lei non ci sta, lui insiste e dopo qualche incomprensione è facile intuire come andrà a finire.

Una serie colorata e spensierata con tanta musica

Summertime serie tv

La storia non è nulla di rivoluzionario, scorre in maniera abbastanza prevedile con tutti i cliché del caso, ma si lascia guardare. Si nota comunque uno sforzo per offrire una caratterizzazione di alcuni personaggi che vada un po’ oltre i soliti stereotipi e non manca l’attenzione all’inclusione tipica dei prodotti Netflix. Si è infatti parlato dell’importanza per un prodotto italiano di avere una protagonista di colore, senza che necessariamente si parli di razzismo o discriminazioni, ma trattandola come un’adolescente qualunque, con problemi qualunque.

E lo stesso avviene per i personaggi gay, che vivono le loro storie d’amore con una certa tranquillità. Si cerca anche di invertire alcuni stereotipi di genere, per cui a parte l’indole da dongiovanni del protagonista, gli altri personaggi maschili si dimostrano insicuri e alle prese con le prime volte. Tra questi spicca Dario, interpretato dal promettente Andrea Lattanzi, già visto in “Manuel”.

Da un punto di vista estetico, la serie punta su colori saturi e brillanti, che evidenziano ancora di più un mare cristallino che fa sognare, ma la fotografia finisce per risultare un po’ monotona e piatta nella riproposizione delle stesse tonalità. Mentre per la colonna sonora si è deciso di mixare i gusti più rétro di Summer, che nelle sue cuffiette ascolta alcuni classici della canzone italiana come “Il cielo in una stanza”, a brani indie o a quelli da discoteca delle serate estive.

“Summertime” risulta una serie tv leggera, piacevole soprattutto per chi ha un debole per i prodotti teen e vuole svagare la mente con amori e drammi adolescenziali. Anche se non manca qualche momento che lascia invece un po’ di amarezza. Come quando le prime piogge avvertono che l’estate sta per finire e bisogna separarsi prendendo strade diverse. In generale si tratta di una storia che intrattiene ma alla fine si dimentica facilmente, proprio come una cotta estiva.

Maria Concetta Fontana

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