Storie sospese – Recensione

Storie sospese – Recensione

  • Regia: Stefano Chiantini
  • Cast: Marco Giallini, Maya SansaAlessandro Tiberi, Antonio Gerardi, Pietro Bontempo, Simonetta Solder, Giorgio Colangeli, Sandra Ceccarelli
  • Genere: Drammatico, colore, 95 minuti
  • Produzione: Italia 2015
  • Distribuzione: Pablo
  • Data di uscita: 3 settembre 2015

“Storie sospese”, denuncia sociale dall’alto delle pareti montane

storie-sospese“Storie sospese” di Stefano Chiantini si fa forte in prima istanza di un carico di denuncia: argomento centrale è la resistenza opposta da un paese di montagna nei confronti degli scavi per la costruzione di un tunnel autostradale, lavori che rischiano di provocare una frana e di distruggere la piccola comunità urbana.

La questione si snoda attorno alla problematica vicenda individuale di un rocciatore, Thomas, che si ritrova senza lavoro in seguito alla morte accidentale di un collega, precipitato a causa di una fune spezzata, e alla conseguente chiusura del cantiere. Costretto a farsi carico di una famiglia – moglie e tre bambini, di cui uno appena nato – dalla quale è in realtà emotivamente distaccato, Thomas si trova ad accettare un lavoro di monitoraggio sulle pareti rocciose per conto di una società costruttrice di autostrade.

A fargli da partner un giovane e inesperto geologo, nei confronti del quale svolge in parte una funzione di guida, senza però alcun rapporto gerarchico ben definito: dalla relazione lavorativa tra i due nasce un proficuo scambio di esperienze, ed è infine il giovane, col suo carico di entusiasmo, a influenzare maggiormente il collega più anziano, spingendolo a uscire da uno stato apparentemente definitivo di apatica disillusione per prendere una risoluzione coraggiosa ed eticamente motivata.

Orgoglio comunitario contro i prepotenti tornaconti economici in “Storie sospese”

La società di costruzione dell’autostrada non si cura delle lamentele che provengono da alcuni residenti, in particolare da un anziano geometra e da una donna decisa e socialmente impegnata che fa da maestra nell’asilo, chiuso per via dei rischi dovuti ai lavori in corso. Queste lamentele risultano in realtà gesti di protesta isolati: la maggioranza tace e bada a coltivare il proprio orticello, senza preoccuparsi di allargare la prospettiva e mostrandosi pigra e del tutto incapace di prendere coscienza del pericolo incombente.

Il dramma che sconvolge la personalità del protagonista è segnato dalla necessità di prendere una posizione: svolgere il proprio lavoro e portare a casa la paga necessaria, oppure dare ascolto agli isolati ma motivati oppositori e fare in modo che i lavori abbiano termine prima di procurare qualche catastrofe irreversibile; da un lato la necessità di badare ai propri bisogni economici, dall’altro la volontà di fare qualcosa affinché si ponga fine a un’azione concepita come ingiusta e mirata esclusivamente all’arricchimento di una società di costruzione che non si fa scrupolo di mettere a repentaglio vite umane per il proprio tornaconto.

Al centro della vicenda c’è in primo luogo l’incrociarsi di vicende individuali, che entrano in contatto reciproco come blocchi in collisione. Ma l’aspetto propriamente drammatico di “Storie sospese”, che pure ha nella narrazione una sua consistenza, passa in secondo piano rispetto al messaggio che il regista lascia trapelare in modo semplice e didascalico, fermo e convinto: l’esigenza di resistere alla prepotente industrializzazione, di prendere sulle spalle il peso della consapevolezza comunitaria e combattere affinché grandi aziende industriali non possano più perpetrare soprusi con l’unico scopo di accrescere la propria ricchezza, a scapito dell’umanità circostante.

Marco Donati

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