Storia d’inverno – Recensione

Storia d’inverno – Recensione

Un fantasy privo della minima originalità, una storia d’amore scialba, un cast di stelle completamente sprecato: solo chi è in cerca di un completo fiasco hollywoodiano potrà dirsi soddisfatto della visione di “Storia d’inverno”

(Winter’s Tale) Regia: Akiva Goldsman – Cast: Matt Bomer, Will Smith, Jennifer Connelly, Colin Farrell, Russell Crowe – Genere: Fantastico, colore, 113 minuti – USA, 2014 – Distribuzione: Warner Bros Italia – Data di uscita: 13 febbraio 2014.

storiadinvernoAkiva Goldsman è da sempre uno sceneggiatore estremamente incostante, capace di passare da filmetti di bassa qualità come “Batman & Robin” (1995) a script intensi come quelli di “A Beautiful Mind” (2001) e “Cinderella Man – Una ragione per lottare”. Con il suo debutto alla regia, però, dà veramente il peggio di sé.

Goldsman produce, scrive e dirige “Storia d’inverno” (2014), un racconto fantasy ambientato nella New York di fine 1800, che ha come protagonisti il ladro Peter Lake e la giovane nobildonna Beverly Penn, il cui amore è destinato ad intrecciarsi con le vite di persone lontane da loro oltre cento anni

Il film si ispira all’omonimo romanzo del 1983 di Mark Helprin e, tra angeli e demoni, luci e tenebre, tenta di dimostrare come ogni vita sia speciale perché legata a quella di un altro essere umano, come tutto abbia un senso all’interno di un piano imperscrutabile e soprattutto come i miracoli siano più comuni di quanto si possa pensare.

Sfortunatamente questa serie di buoni propositi positivi e ottimisti naufraga sotto la desolazione di una messa in scena penosa che mette in luce grandi pecche di sceneggiatura. Se non si conoscesse la più che ammirevole filmografia di Akiva Goldsman si penserebbe che “Storia d’inverno” sia stato scritto da un dilettante: il film è pieno di imprecisioni, personaggi inutili, scene fiacche, ripetizioni fastidiose, dettagli enfatizzati che in seguito si rivelano irrilevanti; per concludersi con l’errore più clamoroso, un epilogo che priva di significato il ruolo svolto dai protagonisti per i 113 minuti di durata della pellicola.

La mancata presenza di una regia adeguata si fa sentire in ogni punto del film, a cominciare dalle performance confuse e sottotono di ciascuna delle stelle che popolano il cast: dai protagonisti Colin Farrell, la star della serie britannica “Downton Abbey” Jessica Brown Findlay e Russel Crowe ai premi Oscar Jennifer Connelly e William Hurt, che compaiono in ruoli minori, tutti sono assolutamente sbandati, segno che anche i migliori attori hanno bisogno di una buona guida per regalare interpretazioni convincenti. Il fiasco di Goldsman viene poi condito da un sonoro ridicolo e dei movimenti di macchina imprecisi, quasi realizzati di fretta, con distrazione.

“Storia d’inverno” è una storia d’amore impalpabile nonché un fantasy affatto originale che prende in prestito un po’ da tutto ciò che è stato fatto negli ultimi vent’anni, dal classico “Dragonheart” (1996) ai più recenti “Stardust” (2007) e “Hancock” (2008). Si salvano solo due cose: una splendida New York in doppia versione (quella in costruzione del XIX secolo e quella contemporanea tutta grattacieli e luci del 2014) e un divertente cameo di Will Smith nei panni di un Lucifero degno antagonista di Morgan Freeman in “Una settimana da Dio”. Ecco, se qualcuno riunisse i due attori nei rispettivi panni di Satana e Dio in un’unica commedia, potremmo quasi perdonare Akiva Goldsman per questo film. Quasi.

Corinna Spirito

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