Stardust (2020)

Stardust: la metamorfosi di David Bowie nel suo alter ego Ziggy Stardust

Stardust

È un David Bowie agli inizi quello che ci racconta Gabriel Range in “Stardust”, dove i panni del ‘Duca’ sono vestiti egregiamente da Johnny Flynn. È il 1971 quando un Bowie ventiquattrenne va per la prima volta in America, nel tentativo di promuovere, in mezzo a tante difficoltà, il nuovo album ‘The Man Who Sold the World’. A condividere con lui l’ardua impresa c’è Ron Oberman, l’addetto stampa della Mercury Records, cui presta fattezze e grinta Marc Maron.

“Stardust” mostra David e Ron in viaggio in un’America che riserva al cantante l'opportunità di performance in feste private per venditori di aspirapolvere, o in locali in cui gli avventori sono interessati a tutto tranne che alla musica live.

Il regista porta sullo schermo la nascita di una star

Range focalizza l’attenzione sulle aspettative di un Bowie acerbo ma cosciente del suo potenziale, mostrando un artista pronto ad offrire al pubblico la sua musica, ma non i suoi intimi dolori, a discapito questo di una popolarità che pare essere veicolata anche da qualcosa che va oltre l’arte, una sorta di contatto con l’anima dell’artista di cui si apprezza l’opera. Da qui il naturale desiderio della stampa di conoscere i retroscena che portano alla creazione di un ‘pezzo’, che non apprezza la riluttanza di Bowie a parlare della sua sfera creativa, e risponde alle domande con teatrini che innervosiscono l’interlocutore. “Se non vuoi essere te stesso allora fingi di essere qualcun altro!” sono le parole di Ron che faranno accendere in Bowie una scintilla nuova che porterà a reinventarsi.

Un film piacevole ma non indimenticabile

Stardust

Deliziosi i costumi e le scenografie, un vero tuffo nel passato, interessanti i movimenti di macchina e la scelta del regista di inframezzare il presente con le emozioni e i dolori che l’esperienza deludente fa scaturire nel protagonista, facendo riaffiorare i ricordi di un tempo recente difficile da gestire. È un viaggio intimo quello messo in scena da Range, e Flynn porta sullo schermo un Bowie fragile e indifeso, ma a svettare è l'interpretazione di Marc Maron. Il suo Ron buca lo schermo, in un film che, seppur ben fatto, non riesce a coinvolgere completamente. Penalizzante non poter usare le musiche del Duca Bianco, per la totale opposizione della famiglia al biopic, che costringono i realizzatori a far interpretare al Flynn-Bowie solo delle cover.

Maria Grazia Bosu

  • Regia: Gabriel Range
  • Cast: Jena Malone, Johnny Flynn, Marc Maron, Roanna Cochrane, Jorja Cadence, Allie Dunbar, Brendan J. Rowland, Milan Carmona, Myles Dobson
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: n/d
  • Produzione: Gran Bretagna, 2020
  • Distribuzione: I Wonder Pictures

Stardust"Sturdust" è un biopic su David Bowie diretto da Gabriel Range e presentato in Selezione Ufficiale alla Festa del Cinema 2020.

Stardust: la trama

Ad appena ventiquattro anni David Bowie affronta un viaggio negli Stati Uniti nel tentativo di promuovere il suo album”The Man Who Sold the World”, con la Mercury Records. L’etichetta vuole investire poco sulla promozione dell’album, e al cantante inglese affianca l’unico che abbia fiducia nell’artista, Ron Oberman, un solerte addetto stampa che incoraggia e consiglia un Bowie che ancora non comprende le regole dello show business americano. Tra performance in feste private e occasioni perdute, grazie alle parole di Ron la star britannica sa reinventare se stesso, vestendo i panni di Ziggy Stardust.

Un’esordio a ostacoli per “Stardust”

Penalizzato nella sua promozione dalla pandemia del Covid 19 il film di Gabriel Range, che doveva avere la sua anteprima  al Tribeca Film Festival, viene mostrato ai critici con un portale privato, per poi  essere presentato in concorso nella Selezione Ufficiale  alla Festa del Cinema di Roma 2020.

A prestare voce e volto al Duca Bianco è Johnny Flynn, mentre  le fattezze di Ron sono quelle di Marc Maron. Il film è stato fortemente osteggiato dalla famiglia, che non lo ritiene un biopic!

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