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Stalingrad 3D – Recensione

Stalingrad 3D: primo kolossal bellico del cinema russo ad essere stato girato in 3D, il film  ricostruisce i fatti storici della seconda guerra mondiale a Stalingrado, sulle rive del Volga, tra scene cruente e drammi umani

Regia: Fedor Bondarchuk – Cast: Thomas Kretschmann, Yanina Studilina, Heiner Lauterbach, Philippe Reinhardt, Pyotr Fyodorov, Georges Devdariani, Aleksey Barabash, Andrey Smolyakov, Dmitriy Lysenkov, Mariya Smolnikova, Oleg Volku – Genere: Azione, colore – Produzione: Russia, 2014. 1942.

stalingradAmbientato durante la seconda guerra mondiale, “Stalingrad 3D” ricostruisce i fatti storici che cambiarono le sorti del conflitto nel novembre del 1942. Al centro della pellicola una banda di valorosi soldati russi determinati a proteggere un edificio strategico della propria città, devastata dalle truppe naziste.

Nel mezzo della tragedia bellica, due figure femminili si delineano per assumere sempre più rilevanza: sono Katia e Sasha, due ragazze di nazionalità russa rappresentanti il popolo e la gente comune. Entrambe rappresentano la sopravvivenza dell’amore e della speranza, due sentimenti difficili da mantenere vivi in un contesto inumano come quello della guerra.

Presentato in IMAX 3D, il film rende appieno la tragicità della guerra di Stalingrado, mettendo ancor più in luce il dramma umano dei soldati russi, nonché dei civili rimasti e degli invasori tedeschi. Nel film l’apporto tecnologico del 3D ha dato la possibilità di rendere ancora più realistiche le immagini, trasportando il pubblico moderno in un contesto orribile come quello di una città devastata dai bombardamenti.

In questo senso, il regista sembra voler cancellare il confine tra schermo e sala, e lo fa, oltre che con il 3D, anche attraverso l’uso di effetti stereo impressionanti. Ecco che lo spettatore si ritrova immerso nell’atmosfera della battaglia, quasi partecipe all’azione dei soldati, condividendone le molteplici emozioni, dalla paura alla voglia di combattere fino alla morte per la propria causa.

Accanto alla modernità rappresentata dalla tecnologia, si avverte, però, un ritorno alle origini, ovvero ai classici della narrazione filmica, attraverso scene e campi lunghi. Al di là dell’aspetto cruento della battaglia, il film vuol essere qualcosa di più di una storia di guerra; “Stalingrad” è anche un agglomerato di vicende umane, di persone che, nonostante il contesto, hanno comunque cercato di preservare la loro umanità in condizioni non umane, mantenendo intatta la capacità di amare.

Proprio per questo suo lato umano, la storia acquisisce una certa universalità: non ha bisogno di essere tradotta per essere compresa. A tal fine, il film non è giocato tanto su una sceneggiatura articolata e complessa, anzi. I dialoghi sono semplici, quasi ‘elementari’, come a voler lasciare tutta la scena alle immagini e all’atmosfera del film, alle sensazioni dei personaggi e alle loro emozioni.

Nel complesso “Stalingrad” è una pellicola che assimila in sé le caratteristiche tipiche del genere bellico e quelle del drammatico insieme, combinando abilmente scene descrittive e atroci di guerra ai drammi umani dei personaggi.

Francesca L. Sanna

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