Sorrow and Joy – Recensione

Una tragedia personale incrina la stabilità di una coppia innamorata, ma diventa subito spunto per un percorso di rinascita

(Sorg Og Glæde) Regia: Nils Malmros – Cast: Jakob Cedergren, Helle Fagralid, Nicolas Bro, Ida Dwinger – Genere: Drammatico, colore, 107 minuti – Produzione: Danimarca, 2013.

sorrowandjoyDirettamente dalla Scandinavia arriva un dramma incentrato sulla dura tematica dell’infanticidio, “Sorrow and Joy” del regista Nils Malmros, uno dei più famosi nei paesi nordici, che prende spunto direttamente dalla propria vita personale e amorosa.

Johannes, un regista con una brillante carriera, incontra Signe, un’insegnante con problemi di depressione e atteggiamenti ossessivo-maniacali, e se ne innamora, nonostante la loro vita di coppia sia travagliata dalle ansie e insicurezze della donna. Il film inizia proprio con l’episodio cardine di tutta la vicenda: Signe uccide con un coltello la figlia Maria, di appena nove mesi, e viene tenuta sotto controllo in attesa del processo che deciderà per lei la detenzione psichiatrica o il ricovero presso un istituto. Da quel momento la pellicola ripercorre a ritroso la loro relazione, permettendo di cogliere segnali di pericolo e problematiche pregresse.

Per quanto il tema trattato sia affascinante e non sia certo facile portare sullo schermo una vicenda così pesante, il regista manca l’obiettivo di emozionare e commuovere. L’atteggiamento di Johannes soprattutto desta qualche perplessità, al di là di un giudizio morale in sé: il personaggio rimane freddo, distaccato anche nel momento in cui apprende del terribile gesto della moglie; ancora prima dell’omicidio, il protagonista infierisce con i suoi atteggiamenti egoistici sulle insicurezze di Signe e questo un po’ disturba lo spettatore, che è portato quasi ad immedesimarsi con la donna, per cui si prova più pena che altro. Tra l’altro la prova di Helle Fagralid (Signe) risulta più convincente rispetto a quella di Jakob Cedergren (Johannes) , un po’ troppo monocorde.

In più, alcuni passaggi del film appaiono finti,  poco realistici, nonostante si tratti di un’opera che scandaglia il passato tragico del regista stesso, per cui dovrebbe avere un’aria di verità superiore ad altri lavori. La rappresentazione del cinema, veicolata dal personaggio di Johannes, è anch’essa poco verosimile e piena di stereotipi.

Il lato affascinante di “Sorrow and Joy” risiede nel messaggio: i personaggi attraversano l’inferno, ma riescono ad uscirne insieme, grazie alla forza dell’amore e del perdono. Neanche un dolore così grande può sconfiggere la loro unione. Peccato che questo aspetto non venga reso con fluidità e convinzione dagli attori e non venga esaltato dalla sceneggiatura, troppo altalenante tra momenti di freddo distacco e fasi di disperazione cocente, che perdono di conseguenza enfasi.

Nils Malmros perde l’occasione di portare sullo schermo una storia di affetto esemplare, perché non riesce a colpire al cuore lo spettatore. Forse però, quando si tratta di questo tipo di operazioni autobiografiche, l’importante non sono il risultato o il successo di pubblico, ma il fatto di essersi levati un fardello che pesa come un macigno, grazie allo strumento artistico, qualunque esso sia.

Irene Armaro

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