Something Good – Recensione

Sullo sfondo di una Cina in bilico tra sviluppo economico e progresso a tutti i costi, Luca Barbareschi fa aprire gli occhi sul tema della sicurezza alimentare, intrecciando la denuncia sociale all’esplorazione delle vicende umane 

Regia: Luca Barbareschi – Cast: Luca Barbareschi, Zhang Jingchu, Kenneth Tsang, Gary Lewis, Carl Long Ng, Michael Wong, Frank Crudele, Branko Djuric, Eddy Ko, Ankie Beilke, Alessandro Haber, Daria Baykalova, Lucy Sheen – Genere: Thriller, colore, 111 minuti – Produzione: Italia, 2013 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 7 novembre 2013.

something-goodNato dall’idea di portare sul grande schermo un tema scottante e profondamente attuale come quello della sofisticazione alimentare, “Something Good” riesce a combinare sapientemente due tematiche importanti: la sicurezza alimentare e l’amore. Nel film, infatti, la tragicità e la gravità delle frodi alimentari si mescolano a una storia parallela che ruota intorno ai due protagonisti, Matteo e Xiwen, di cui la pellicola esplora le vicende umane, lasciando spazio, nonostante tutto, all’amore intenso e assoluto, capace di stravolgere la vita di entrambi.

Luca Barbareschi è Matteo, un uomo apparentemente privo di scrupoli, trafficante di cibi adulterati per una multinazionale cinese. Zhang Jingchu è Xiwen, una donna forte che, alla morte del figlio per avvelenamento alimentare, reagisce combattendo nel nome dell’autenticità e genuinità dei prodotti. Due personaggi profondamente antitetici che, attraverso l’amore, si liberano della parte più buia di sé stessi, arrivando a una vera e propria redenzione finale.

Accanto al chiaro e forte tentativo di denuncia, inteso ad aprire gli occhi dello spettatore su una problematica di proporzioni gigantesche, il film sembra voler condurre parallelamente un’indagine profonda della psicologia dei personaggi. Intorno al tema cruciale della sicurezza sul cibo si sviluppano, dunque, le vicende dei protagonisti, ognuno alle prese con i propri problemi.

Mentre le loro singole vite sono scandite da una serie di avvenimenti spiacevoli, i due personaggi sembrano vedere l’uno nell’altra una possibilità di salvezza che rappresenta la vera chiave della storia. Nonostante incarnino le due facce della stessa medaglia – quella della questione alimentare – i due appaiono simili nel loro disperato bisogno di potersi fidare dell’altro, oltre che di sé stessi.

A rendere particolare il film è la capacità del regista di intrecciare più generi senza mai scadere nel ridicolo: dalle scene più crude del film, che sembrano richiamare il documentario di denuncia, si passa al ritmo incalzante tipico del thriller, per poi arrivare a delle sequenze più lente in cui amore e fragilità la fanno da padrone. Ad accompagnare tali passaggi di genere c’è, inoltre, la colonna sonora del film, caratterizzata da tonalità e ritmi propri della musica jazz.

Affascinante e ben azzeccata è inoltre la fotografia del film, tutta giocata su un’unitarietà monotonale che ben rispecchia la condizione dei personaggi e l’ambientazione delle scene del film. Girato tra l’Italia e la Cina, in particolare a Hong Kong, il film offre delle suggestive immagini della città in versione notturna e luccicante.

Nel complesso la pellicola appare come il frutto di un lavoro ben studiato sotto molteplici punti di vista: con una sceneggiatura avvincente e un cast di validi attori, Barbareschi ha dato al film made in Italy un’impronta internazionale, complici forse l’universalità del tema trattato, nonché l’ambientazione e il cast, non propriamente nostrani.

Francesca L. Sanna

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